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 2006  novembre 25 Sabato calendario

APERTURA FOGLIO DEI FOGLI 27 NOVEMBRE 2006

Comincia domani la visita del Papa in Turchia. Un viaggio che si annuncia piuttosto difficile. La Repubblica: «Prima Erdogan fa sapere che non incontrerà il Papa perché ufficialmente impegnato nel vertice Nato di Riga. Poi il gesto dimostrativo, ma non meno inquietante, di un giovane che spara in aria davanti al consolato italiano a Istanbul per protestare contro la visita di Ratzinger e dichiara di volerlo uccidere con le proprie mani. Poi, ed è il segnale che più preoccupa, l’esplodere plateale del dissenso, annunciato, dei Lupi Grigi, che occupano Santa Sofia, edificio di culto un tempo cristiano». [1] Infine la manifestazione organizzata dal Saadet Partisi, il Partito islamico della felicità, con lo slogan «Papa non venire in Turchia». [2]

La regia delle provocazioni è stata del ”Bbp”, il partito della Grande Unione, un gruppuscolo islamico di estrema destra che nelle ultime elezioni ha superato a stento l’1 per cento. Claudio Gallo: « stato fondato da fuoriusciti del ”Mhp”, il partito del Movimento Nazionalista, considerato non abbastanza islamico nella sua linea parafascista. Si capisce meglio che cos’è l’’Mhp” se si ricorda che il suo movimento giovanile si chiama ”Lupi Grigi”. Il lupo grigio più celebre degli ultimi tempi è Ali Agca, l’attentatore di Papa Wojtyla». [3] Il nome deriva dal lupo che nel mito guidò i turchi attraverso le migrazioni, il sogno storico è la fondazione del «Turan», il grande impero che dovrebbe riunire tutti i popoli di origine turca: dall’Anatolia, ai Balcani fino alla Cina. [4]

Dire che qualche protesta era già stata messa nel conto, che si tratta di intolleranze che non riguardano la maggioranza dell’opinione pubblica, non è sufficiente a giustificare l’ostinazione con la quale Ratzinger ha perseguito il suo viaggio in Turchia. Ida Magli: «Si tratta, infatti, di una volontà esclusivamente politica dato che non vi sono interessi ”pastorali” in grado di motivare la presenza del Capo della Chiesa Cattolica in un Paese profondamente musulmano. Per quanto si sia parlato sempre poco del rapporto fra la Germania e la Turchia ai fini del suo ingresso nella Unione Europea, di fatto tutti sanno che è la Germania il deus ex machina di questo ingresso e non è facile dimenticarsi che l’attuale Pontefice è cittadino tedesco». [5]

Ufficialmente, lo scopo principale della visita del Papa è l’incontro con il patriarca ortodosso di Costantinopoli. Massimo Introvigne: «Di fronte alle sfide del laicismo e del fondamentalismo islamico Ratzinger ha chiarito fin dai primi giorni del suo pontificato di voler cercare con grande decisione una risposta in veri passi avanti lungo il cammino dell’unità dei cristiani, in concreto possibile solo con gli ortodossi». [6] Marco Guidi: «Bartolomeo I rappresenta una sorta di primus inter pares tra i vari patriarchi ortodossi del mondo. Sebbene il suo gregge sia ridotto a poche migliaia di fedeli, la sua posizione è preminente rispetto ai ben più potenti patriarchi di Mosca e Atene». [7]

La presenza cristiana in Turchia è passata dal 25% del 1914 all’attuale 0,15%. Monsignor Luigi Padovese, vicario apostolico dell’Anatolia: «Il processo di rafforzamento dell’identità nazionale iniziato da Atatürk ha portato a emarginare la presenza cristiana perché sembrava che non si integrasse totalmente nella realtà dello Stato». [8] Guidi: «Il Papa giudica importante anche l’incontro con le autorità turche. La sua speranza è di ottenere non solo migliori rapporti tra cattolici e ortodossi, ma anche il riconoscimento giuridico della chiesa cattolica oggi negato». [7]

Nessuna autorità di governo turca, si dice, è disposta a sacrificare la propria immagine comparendo in pubblico accanto al Papa. In realtà, la presenza di Erdogan non era mai stata prevista a causa del vertice di Riga (uno degli argomenti principali all’ordine del giorno è la base Nato di Incirlik): ”il caso” sulla sua assenza è stato risollevato dalla stampa turca dopo il discorso del Papa a Ratisbona, presentandolo come ”gesto di protesta” . Che Erdogan, con un pizzico di ambiguità, ha cavalcato. [9] Finché, in difficoltà per le polemiche, s’è dovuto inventare l’incontro all’aeroporto. [10]

Il negoziato tra Ue e Turchia sta degenerando in una sorta di freddo conflitto diplomatico. Enzo Bettiza: «La Francia e parte dell’opinione francese sono per la guerra dichiarata. Nella Germania, intrigata dalla presenza laboriosa di due milioni e mezzo di turchi, i conservatori della Csu bavarese sono per il no, i moderati della Cdu nicchiano e i socialdemocratici tendono al sì. In Italia, dove l’assenso prevale in quasi tutti gli schieramenti politici, c’è però lo scoglio del Vaticano. Non si dimentichi che la prima e più aspra critica al discorso di Ratisbona, in difesa della tradizione islamica, è venuta proprio dalla Turchia». [11]

L’ingresso di Ankara in Europa è inevitabile. Massimo Cacciari: «O vogliamo che la Turchia sia un alleato solo dal punto di vista militare e non culturale? Perché questo processo si compia, la visita del Papa è una grandissima opportunità. Il valore simbolico di fronte alle proteste dei fondamentalisti rende il viaggio ancor più necessario, per quanto più pericoloso». [12] Antonio Socci: «Il Papa dovrebbe andar là per favorire la trattativa in corso fra Turchia ed Europa. Ma che diamine c’entra il Papa? forse un funzionario dell’Unione europea? No, oltretutto è odiato dai turchi proprio perché - da cardinale - si espresse contro l’ammissione di Ankara nella Ue, quindi sarebbe il ”testimonial” più sbagliato». [13]

In Turchia, si dice, è possibile tutto. Anche un attacco a Ratzinger. Introvigne: «Se nel gioco entrasse Al Qaida l’esperienza insegna che neppure la più efficiente polizia del mondo può ridurre a zero il rischio del terrorismo». [6] Yucel Kaya, autore di Attentato al Papa (sottotitolo Chi ucciderà Benedetto XVI a Istanbul), da mesi in testa alle classifiche turche dei libri più venduti: «L’occupazione del museo di Santa Sofia da parte dei Lupi grigi è stato un avvertimento». [14]

Il pericolo proviene soprattutto dagli ambienti islamo-nazionalisti. La Repubblica: «Negli stessi ambienti è probabilmente maturato, a Trebisonda, l’assassinio del sacerdote romano Andrea Santoro, ucciso il 5 febbraio mentre pregava nella chiesa di Santa Maria. Secondo la stampa locale, l’assassino, Ouzhan Akdil di 16 anni, condannato poche settimane fa a 19 anni di reclusione, non era ”un fanatico isolato”, come sostengono la magistratura e il governo turco, ma faceva parte di un gruppo estremista islamo-nazionalista guidato da un anziano ”hoja” (maestro), dal quale sarebbe stato inviato ad uccidere don Andrea, accusato di ”fare proselitismo”». [1]

Il Papa in giubbotto antiproiettile: l’immagine che il Vaticano non vorrebbe mai vedere, per i servizi di sicurezza turchi è un’ipotesi da non scartare. [15]
Cacciari: «Se in Turchia dovesse accadere qualcosa al Papa, sarebbe una tragedia. Ma il Pontefice è testimone e la parola testimone viene dal greco ”martire”. Ecco, Benedetto XVI dev’essere testimone, e quindi martire, anche fino all’ultimo. Altrimenti che lo fa a fare, il Papa? Che faccia il sindaco, sennò...». [12] Socci: « perfettamente lecito esprimersi sulla visita del Papa in Turchia, ma pretendere col ditino alzato di insegnare al Papa che il suo mestiere è quello di farsi accoppare forse è un po’ troppo». [13]

Socci (vedi il suo ultimo libro) pensa che ci si deve preoccupare anche «per alcuni segni soprannaturali, molto autorevoli per i cattolici, come il ”terzo segreto di Fatima” svelato nel Duemila che annuncia l’assassinio di un Papa che deve ancora accadere»: «Papa Ratzinger ha manifestato di avere una percezione drammatica della sua missione. La sua prima omelia, nella messa di investitura, il 24 aprile 2005, era tutta incentrata sul martirio, con l’oscura richiesta di preghiere ”perché io non fugga, per paura, davanti ai lupi”. Disse che non aveva da ”esporre un programma”, ma solo da confessare che intendeva seguire ”il buon pastore, che offre la sua vita per le pecore”. Al primo Concistoro ricordò ai cardinali che il rosso porpora di cui venivano vestiti simboleggiava la disponibilità a spargere il sangue per Cristo. In questo anno è tornato continuamente sul tema dei martiri. Ha annunciato di pubblicare la prima parte del suo libro su Gesù perché ”non so quanto tempo e quanta forza mi saranno ancora concessi”». [13]

L’Airbus 321 dell’Alitalia riservato al Papa sarà accolto ancora in volo dagli F16 dell’aviazione turca. Elisabetta Rosaspina: «A terra, tre auto blindate identiche, dai vetri oscurati, si muoveranno nel lungo corteo di mezzi ufficiali, rendendo ardua, se non impossibile, l’individuazione di quella in cui è seduto il pontefice. Le strade saranno tutte bloccate e i tetti dei palazzi, lungo il percorso, saranno requisiti dai tiratori scelti. Sedicimila agenti antisommossa, di cui 9 mila soltanto a Istanbul, sono stati precettati per garantire l’ordine pubblico». [15]

Le autorità turche vogliono trasformare la visita di Papa Ratzinger in un successo, perlomeno sul piano strategico militare. [15] Padre Bernardo Cervellera, direttore di Asia News: «Mi fido molto delle garanzie di sicurezza che ha dato il governo turco; e non dimentichiamo che in Turchia ci sono i militari; e sulla sicurezza saranno impegnate decine di migliaia di persone. Ma temo però che questo non permetterà molto un impatto popolare, un contatto del Papa con la popolazione turca». [16] In Turchia per Benedetto XVI non ci sarà folla alcuna. Joaquin Navarro-Valls: «I pochi cristiani che saranno presenti ad Istanbul – meno ancora ad Ankara – non si riverseranno sulle strade, ma attenderanno Benedetto XVI nella Chiesa locale». [17]

Lo scenario è tutt’altro che confortante. Mimmo De Cillis: «Un Papa contestato, accolto da manifestazioni ostili (e da pochi fedelissimi), con una campagna stampa che lo definisce ”ospite sgradito”; un Papa ignorato dalle maggiori autorità dello stato, fra l’altro in condizioni di pericolo per
la sua incolumità: tutto ciò trasformerebbe il viaggio in Turchia
in un fallimento memorabile. Sarebbe una macchia sul pontificato di Ratzinger, che non si sta certo caratterizzando come ”Papa amato dalle folle”». [18]