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 2006  novembre 19 Domenica calendario

Il caso Farina e quegli uomini piccoli piccoli. Libero 19 novembre 2006. Non ne varrebbe la pena. Agli attacchi di chi è in disperata ricerca di attenzione non bisognerebbe rispondere, per sottrarsi al suo gioco

Il caso Farina e quegli uomini piccoli piccoli. Libero 19 novembre 2006. Non ne varrebbe la pena. Agli attacchi di chi è in disperata ricerca di attenzione non bisognerebbe rispondere, per sottrarsi al suo gioco. Ma come a tutte le regole, anche a questa, talvolta conviene trasgredire. Segnalo che ieri il Giornale ha dedicato un’intera pagina al nostro (sospeso) vicedirettore, Renato Farina , dipingendolo come un idiota. Titolo: ”La doppia vita dell’«agente Betulla», il giornalista che si credeva 007”. Ciò introduce una domanda per il compilatore: Farina era o ci faceva? Se era, merita di stare sotto inchiesta e merita articolesse di biasimo. Se invece ci faceva, che senso ha la paginata a firma Filippo Facci , recentemente assurto a qualche notorietà per essere incluso tra i sospettati d’aver detto a Rula, durante Annozero, il programma di Santoro: gnocca senza testa? Le contraddizioni in questa vicenda pompata non solamente da Pompa, nomen omen, sono innumerevoli. Né si contano gli sforzi per demolirne il protagonista, Renato. Il che si spiega, come si spiega l’ultima raffica contro di lui; così. Il Giornale è in declino, mentre Libero è in costante ascesa suscitando apprensione nelle sue ”vittime”. Inoltre Farina è un grande giornalista, Facci viceversa è un piccolo giornalista benché da anni sbraiti e si agiti nell’errata convinzione di uscire in tal modo dall’anonimato. Ovvio. Il piccolo, davanti al grande caduto in disgrazia per motivi extraprofessionali, non rinuncia a menare le mani. Gliene fa e gliene dice di tutti i colori con la violenza di chi ha la certezza di restare impunito. Infatti Renato è impossibilitato a rispondergli perché condannato dall’Ordine dei giornalisti a dodici mesi di silenzio, ad onta della Costituzione che pur garantisce ai cittadini italiani il diritto a esprimere il proprio pensiero mediante qualsiasi media. Strapazzare un muto è come picchiare un bambino: facile. Anzi, picchiare un bambino implica il rischio delle manette; strapazzare Farina , zittito per decreto, è puro divertimento, gratis. Facci quindi non è soltanto un giornalista piccolo piccolo, ma è un omino e in questo caso si comporta da grande vigliacco. Il suo articolo è un’antologia di scorrettezze, tra cui una quantità spropositata di privatissime telefonate intercettate e trascritte nei verbali nonostante non c’entrino un’acca con le indagini. Telefonate di Renato a me, ai suoi amici, a colleghi, nelle quali si discute di problemi personali, si confessano stati d’animo, preoccupazioni, depressioni. Queste sono violazioni della privacy. Tutto è buono, quando viene estrapolato con malizia e bassezza morale, allo scopo di comporre un quadretto denigratorio di un uomo cui si impedisce di replicare. Da sottolineare che Farina è stato cinque anni vicedirettore del Giornale, e un minimo di stile imporrebbe un po’ di rispetto per lui da parte di chi si è giovato della sua opera. Ma lo stile c’è o non c’è, e uno come Facci o come il suo direttore non può darselo. Per fortuna i nostri lettori non sono della pasta di certi scribi e conoscono Renato nella sua autentica natura: quella di un giornalista straordinario, di persona sensibile e scrupolosa. Se Farina ha collaborato con i servizi di sicurezza non lo ha fatto per trarne benefici, ma per generosità unita a una dose di avventatezza che lo ha condotto, e lo conduce spesso, a trascurare se medesimo e a sottovalutare i pericoli di cui è cosparsa la strada dell’altruismo. Con franchezza: sarei stato più prudente, essendo consapevole che in Italia stare con lo Stato e proteggerlo dai terroristi (non di rado amici della sinistra) sottopone a giudizi severi o sarcastici, che è peggio. Quello che non perdono a Renato, è l’eccesso di verbosità. Il Nostro è affetto da ”sindrome di Meucci”. Se vede un telefono non si trattiene, lo abbranca e non lo molla mai: parla parla. Parla con tutti e a tutti chiede affetto, comprensione, appoggio, conforto. Ignora il concetto di riservatezza. Non gli basta la solidarietà. Vorrebbe che lo si considerasse un salvatore della patria. Bravo Renato, eri culo e camicia con Pompa, ti spetta una medaglia d’oro. Hai contribuito a liberare la Sgrena, eccoti un attestato. Non si rende conto che se è diventato Renato Farina, se la gente lo apprezza e lo ammira, non è per la sua mania - questa sì un po’ idiota - di essere diverso da come è, bensì per quello che in effetti è: un giornalista di classe e stimabile agli occhi di chi lo legge. Il resto, i suoi pellegrinaggi a Caravaggio, le sue regalie alla Madonna, i suoi tic e i suoi toc-toc alla porta di Pompa non fregano niente a nessuno. Un altro difetto orrendo di Renato: la ricerca del consenso. Gli piacerebbe da matti essere applaudito anche da chi cerca di incatenarlo. Sono sicuro. Ora sarà a terra per aver scoperto che Facci non lo ama come invece pensava. Amico mio, scendi dalla pianta, anzi dalla betulla. P.S.: sia come sia, chi tocca Farina sappia che deve fare i conti anche con me, prima o poi, e non solo con lui. Vittorio Feltri