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 2006  novembre 23 Giovedì calendario

Quando mi piacevano le ragazze. Vanity Fair 23 novembre 2006. Mio padre una volta me l’ha proprio chiesto

Quando mi piacevano le ragazze. Vanity Fair 23 novembre 2006. Mio padre una volta me l’ha proprio chiesto. Avrò avuto neanche 14 anni, ma lui le cose le capiva prima ancora che accadessero. Eravamo a tavola, mi fa: ”Ma tu sei lesbica?”". E lei che ha risposto? "Mi sono quasi strozzata. Sono rimasta così, col cucchiaio per aria…". Eliana Miglio, 41 anni, ha un secondo marito in carica (il manager della comunicazione Paolo Glisenti) e ha avuto un primo matrimonio (col produttore Matteo Levi) e due lunghe storie (una col presidente di Medusa Cinema Carlo Bernasconi, morto quando stavano insieme da sei anni; l’altra col regista Marco Risi, dal quale ha avuto Andrea, oggi diciottenne). Al cinema, attrice amata da Carlo Lizzani e da Pupi Avati, è spesso una seduttrice fatale; per il pubblico tv, è la moglie-fidanzata della porta accanto di fiction come Non ho l’età con Marco Columbro o Un nero per casa, con Gigi Proietti. Eppure… Eliana Miglio ha appena scritto un romanzo, La grande invasione delle rane (Fazi, 139 pagine, 16 euro, in libreria dal 23 novembre). Argomento: un gruppo di ragazzini tra gli 11 e i 18 anni cresce in una Luino di fine anni ”70, tra radio libere, echi di manifestazioni studentesche, prime festicciole del sabato sera; Anna, 15 anni, si innamora, ricambiata, di Chiara, 18; Luca, 17, deejay, si sente una donna in un corpo di ragazzo, si traveste, sogna di operarsi. Eliana premette che il romanzo non è autobiografico, che "di vero c’è solo la memoria di ambiente, perché ho abitato a Luino tra i 5 e i 15 anni". Alla fine dell’intervista, sarà chiaro che non è esattamente così. Durante, lei riderà moltissimo di se stessa e delle sue debolezze di oggi e di allora. Spiegherà: "Sono per l’elogio dell’immaturità, contraria totalmente a diventare grande. Tutte le volte che la vita mi ha costretto a crescere, non sono stata più felice". Eliana, che cosa aveva in mente scrivendo La grande invasione delle rane? "Un romanzo sulla ricerca dell’identità, sulla metamorfosi adolescenziale, sul momento in cui il girino diventa rana. Inevitabilmente, ho toccato temi come l’amore, il sesso, la paura di perdersi, la difficoltà di essere felici, la natura col suo andamento potente, ineluttabile". Andamento che nel libro è scandito dalle cronache tratte dall’Eco del Varesotto sulle abitudini delle rane, di cui lei narra un’eccezionale invasione. "La grande invasione di rane nelle strade di Luino, sul lago, l’ho vista davvero. La potenza della natura mi affascina. Quando a Luino c’è l’acqua alta, prendo sempre l’aereo e vado a vederla". Va a vedere l’acqua alta? "Vado a vedere le cantine allagate, i negozi sgomberati. Penso a come i nostri piani possano essere sconvolti e come possiamo ritrovarci a lottare per difendere le nostre posizioni". E quante volte ci è andata? "Tantissime. Il lago deborda almeno una volta l’anno". E lei che fa, aiuta? "Scherza? Vado con le mie galosce a guardare e basta". Com’è stata la sua adolescenza? "All’aria aperta, sempre sui prati, a rubare la frutta sugli alberi, una sorella più grande a cui rubavo i vestiti, un fratello maggiore che accompagnavo alle feste dei suoi amici, una madre baltica di famiglia ebrea, straordinaria, che si è laureata a 50 anni, un padre originale della Milano by night, affascinante giocatore di poker, che riempiva gli armadi di abiti di sartoria vinti al tavolo verde". Perché la ricerca dell’identità? "Perché anche i cinquantenni non possono fare a meno di raccontare i loro piccoli traumi adolescenziali. Le prove che superi o non superi in quegli anni sono quelle che ti segnano per più tempo, sono il panierino pesante che ci trascineremo sempre dietro. Poi, impariamo a trattare, a prendere in giro anche quei fardelli che sembravano enormi". E che cosa c’è nel "panierino" delle cose che lei si trascina da quegli anni? "La mia indole fantasiosa, la fatica di stare coi piedi per terra, una parte di me che resta facilmente delusa, però anche una forza d’animo che mi ha fatto pensare di essere una persona speciale, convinzione che non so da dove mi venga, forse dall’essere cresciuta con i maschi, pescando e incendiando formicai". E i suoi traumi quali sono stati? "Per i maschi, a una certa età, diventi un oggetto sessuale, non sei più la compagna di banco con la merenda nella cartella, sei un insieme di curve da limonare. Tu, però, ti rifiuti di vederti così. E tuttavia loro sospettano delle cose di te, si convincono che hai una vita privata più intensa di quella che sicuramente hai. Tu ti sei solo messa le calze di tua sorella, loro si fanno chissà quali fantasie". E lei quanto ne soffriva? "Per me quegli anni sono stati condizionati dalla morte di mio padre. Ha sofferto due anni e mezzo, io avevo 17 anni quando se n’è andato e questo mi ha messo dentro molta malinconia. Ho imparato a razionalizzare solo quando sono morti altri padri di amiche. Non è cinismo, ma quando perdi un genitore pensi che chi non ha vissuto certe cose tremende non possa capirti. Ci ho messo tanto a perdonare gli altri per aver avuto vite molto più facili della mia". Quale personaggio del libro le assomiglia di più? "C’è qualcosa di me in ognuno di loro. Agnese, la sorellina di Anna, mi somiglia in certi bronci, nella sua voglia che il mondo sia giusto a costo di rimetterci. Anna ha le mie fatiche esistenziali, i miei abissi emotivi. Di Clara mi diverte il lato glamour, la capacità di ”caricarsi da sola”, come me quando ascolto Madonna e ballo sfrenata in casa. Luca mi assomiglia nei suoi dubbi sull’identità". Dice sul serio? Luca vuole cambiare sesso… "Fa il deejay a Radio Luino: anch’io a 12 anni mettevo i dischi con le dediche". E i dubbi sessuali? "Ehhh… Ma quelli ce li ho ancora adesso. Le amiche del cuore mi dicevano: ”Se fossi un maschio sarei innamoratissima di te”. C’è un tratto in me molto autonomo, indipendente, penso sia stato per questo che ho fatto scelte forti come avere un figlio giovanissima, tirandolo su da sola". Insisto: lei voleva essere un maschio? "Io sono anche un maschio. Lo sono più di un sacco di gente che conosco. A quell’età, non volevo proprio definirmi. Ancora oggi non mi piacciono le definizioni di genere e mi piacciono le cose che possono fare i maschi. Trovo che siano più di mondo delle donne, non restano legati a ruoli che non esistono. Per esempio, quando mi lascio con un uomo, per me è finita e basta: non mi frega di essere l’ex di qualcuno. Il maschio non è mai l’ex marito di qualcuno". Lei, con il suo passato sentimentale, sarebbe molte ex cose. "Invece sono una persona tutta di cose ancora da fare. Il mio cuore, la mia fantasia, hanno sempre voglia di diventare altro. Nonna, magari ancora madre...". I ragazzi di Luino come la vedevano? "Venivano a prendermi in Vespa, ma non avevano tanta voglia di fidanzarsi con me, mi ritenevano troppo complicata". E a lei piacevano i ragazzi di Luino? "Non ne ho mai avuto uno". Mai? "Vabbè, ho dato qualche bacetto. Però il primo innamoramento è venuto tardissimo, forse a 19 anni, quando già non abitavo più lì". Come mai? "Sinceramente, fin lì i maschi non avevano avuto per me molta importanza. Non mi interessavano, non mi ”innamoravano”. D’accordo, glielo dico: semmai, mi invaghivo di più delle femmine". Fantasie e basta? "Le ragazze che mi piacevano, di solito, erano fidanzate con ragazzi ai quali tentavo di sottrarle. Ma erano corteggiamenti di cui non si dovevano mai accorgere più di tanto. Alla fine, qualcosa ottenevo". Cioè amicizia, complicità? "Che dice? Bacetti, cose così. Anche da quelle fidanzate". Ma non soffriva alla scoperta di un’attrazione per il suo stesso sesso? "Per niente". Si sentiva omosessuale? "Non ero consapevole e la ”non consapevolezza” ti consente di non scegliere la tua identità per un tot di tempo". Paura? "No, anzi: mi sentivo potente. I turbamenti li avevo coi maschi. Con loro era un po’ una roba che si doveva fare e loro erano invadenti, volevano metterti le mani addosso e io trattavo: sopra puoi, di qui in giù no…". La prima ragazza di cui si è invaghita? "Prestissimo. Penso alle elementari. Ho giocato tantissimo al dottore e sempre solo con bambine". Ha poi avuto un grande amore femminile? "Sì, e ci ho sofferto tanto". Era fidanzata con un ragazzo? "Con uno? Con diversi. Era una seduttrice, non aveva intenzione di avere una storia con me". Però qualcosa c’è stato? "Dei baci, ma quelli non li considero una storia". Quante storie al femminile ha avuto? "Non le ho contate, queste sono cose che fanno i maschi veri. L’orribile è che tutte mi lasciavano per dei ragazzi". Le ragazze fidanzate che lei approcciava non si spaventavano? "Mai incontrato una donna che si spaventasse. Erano come me. E, a quanto ne so, oggi sono tutte sposate e con figli. Quella è stata una fase della mia vita e si è conclusa. Intorno ai 18 anni, su pressione dei soliti maschi, ho fatto un’altra scelta". Una scelta? La sessualità non è data dalla natura? "Sì, però per alcune persone non è così chiara. Spesso, nei momenti di passaggio, può capitare di avere un’amicizia più forte con una persona del proprio sesso. E, a volte, puoi incontrare una persona del tuo stesso sesso e sentire un’esplosione di ormoni. Gliel’assicuro, è una sensazione bellissima". Da adulta, le è più capitato di innamorarsi di una donna? "Sono cose che devono capitare in due. Magari è capitato a me di infatuarmi di una donna, o a una donna di infatuarsi di me, ma mai contemporaneamente le due cose. In più, avendo avuto un figlio, ho tenuto fede alla mia scelta. Intanto, è decisamente migliorato il mio rapporto con gli uomini". E perché alla fine ha scelto loro, gli uomini? "Perché ho un forte bisogno di protezione. Ho anche un lato di persona che si accoccola". I suoi compagni non hanno avuto paura del suo passato? "Veramente, non ho mai sentito il bisogno di raccontarglielo". Lo sta facendo con quest’intervista. "Però è diverso dal creare una complicità su questo. Sa, i maschi sono capaci di strani pensieri. Sono tutti un po’ guardoni". Suo figlio ha letto La grande invasione delle rane? "Sì, e mi ha detto: ”Mamma, è tutto così vero”. Il difficile è stato farlo leggere a mio marito". Ha intuito qualcosa? "Temo di sì. Io gli ho detto: mica la moglie di Stephen King si aspetta di essere accoltellata tutte le notti nel letto dal marito…". Eliana Miglio