Varie, 23 novembre 2006
Tags : Jan Marijnissen
Biografia di Marijnissen Jan
• Oss (Olanda) 8 ottobre 1952. Politico • «L’uomo nuovo della politica olandese, l’outsider decisivo, è in realtà un ex maoista [...] ha iniziato la sua personale ”lunga marcia” nel 1972 e, come prescriveva il grande Timoniere cinese, anche lui ha cominciato con un ”piccolo passo”. In questo caso un partito di estrema sinistra perennemente escluso non solo dal governo, ma finanche dal gioco delle alleanze. Tiravano uova, pomodori, copiando i ”provos”, i giovani ribelli della Amsterdam negli anni ”60. [...] signore semi calvo, ormai dall’aspetto rassicurante-borghese (un vero ”regenten” in olandese) [...] Il Socialistische Partij (Sp) [...] ”terza forza” del Paese, poco lontano dai democristiani e dai laburisti [...] Nell’immaginario dell’opinione pubblica Marijnissen si avvia a coprire in parte il vuoto politico-psicologico lasciato da Pim Fortuyn, il leader populista sbucato dal nulla, che conquistò Rotterdam, roccaforte rossa del Paese, e fu assassinato alla vigilia delle elezioni del 2002. Ex operaio in diverse fabbriche nella sua regione, il Brabante, studi interrotti prima del diploma, Marijnissen ha ripreso la ”lezione di Pim”, rivestendola con le parole d’ordine della sinistra più radicale. Dal punto di vista politico, però, l’operazione e i risultati sono quasi identici. I punti di forza dell’Sp, come lo erano quelli della lista Fortuyn, sono soprattutto i ”no”. Porte chiuse per gli ”immigrati non qualificati”. Sanatoria dei clandestini residenti nel Paese, ma espulsione immediata per quelli che dovessero arrivare dopo. E in politica estera, ”no” alla Nato e allo sviluppo dell’integrazione europea. un programma trasversale e quindi ambiguo, difficile da collocare con esattezza sul diagramma delle coordinate tradizionali sinistra-centro-destra. [...] Linguaggio e immagini semplici (per i suoi avversari ”semplicistici”): è tempo che gli olandesi ”si rimbocchino le maniche”, seguendo l’esempio della generazione che ricostruì i Paesi Bassi nel dopoguerra. Ma populismo non significa in questo caso dilettantismo. La campagna del Socialistische Partij ha fatto leva sulle tecniche più avanzate di marketing politico e sui sondaggi. Il pomodoro, l’antico simbolo della contestazione al sistema, campeggia nel logo del partito. Rosso fuoco, d’accordo, con un piccolo foro a forma di stella, tanto per non dimenticare del tutto le radici (niente falce e martello, però). A poche settimane dal voto il leader ha commissionato una ricerca sul gradimento dell’Unione europea tra i suoi concittadini. Risultato devastante: il 64% si oppone a qualsiasi idea di Costituzione europea (nel referendum del 2005 i ”no” avevano raggiunto il 61,6%) e l’87% è convinto di non avere voce in capitolo nelle decisioni di Bruxelles. Marijnissen ha sventolato queste percentuali davanti alle facce imbarazzate di Balkenende e Bos, quasi urlando: ”Mi spiegate ora per conto di chi andate in giro a prendere impegni sull’Europa?”. La ministra liberale dell’immigrazione, Rita Verdonk, è stata l’unica a prenderlo di petto: ”Guida un partito finto, senza di lui scomparirebbe in cinque minuti”. Marijnissen, però, c’è. E i voti sono suoi» (Giuseppe Sarcina, ”Corriere della Sera” 23/11/2006).