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 2006  novembre 16 Giovedì calendario

Non per sport ma per spot. L’Espresso 16 novembre 2006. Premio incassato dai campioni italiani del mondo di Germania 2006: 240 mila euro (oltre agli omaggi degli sponsor: moto Mv Agusta 910 R, set di valigie, orologio, biglietto aereo andata e ritorno per New York e home theatre da 10 mila euro)

Non per sport ma per spot. L’Espresso 16 novembre 2006. Premio incassato dai campioni italiani del mondo di Germania 2006: 240 mila euro (oltre agli omaggi degli sponsor: moto Mv Agusta 910 R, set di valigie, orologio, biglietto aereo andata e ritorno per New York e home theatre da 10 mila euro). Più del premio la coppa è valsa ai calciatori la plusvalenza dei contratti di sponsorizzazione (in media 30 per cento in più secondo una stima di www.sporteconomy.it.). Per avere un campione come testimonial un’azienda oggi spende dai 200 mila euro (per la fotografia) fino a un milione (per una campagna televisiva). I contratti più ricchi li hanno firmati Gattuso con Mondadori e Vodafone, e Cannavaro con gli occhiali Sting. Tra gli altri, Luca Toni ha rinnovato l’accordo con Sky (insieme a Cannavaro e Pirlo), Codi (portacellulari) e Fred Mello (abbigliamento casual), e Materazzi con Nike. Il campione che ha visto aumentare di più il valore dei suoi diritti d’immagine è Gattuso, alias ”Ringhio” (’più che raddoppiato”, secondo il suo agente Andrea D’amico), tanto da fare una diffida pubblica per tutelare il proprio marchio di fabbrica. Prima dei Mondiali aveva solo un contratto da 60 mila euro con Dolce e Gabbana per posare in mutande nello spogliatoio insieme ad altri compagni: "Ora riceviamo in media un paio di proposte pubblicitarie alla settimana" (ma seleziona le offerte, essendo già troppo impegnato nella pubblicità di telefonia mobile). Ha ottenuto anche un riconoscimento come attore per la campagna Vodafone da Michele Placido, autore dello spot ("Complimenti da attore ad attore, ti aspetto sul set del mio prossimo "Romanzo criminale""). "Rino", spiega il suo agente D’Amico, "piace a tutti, non solo ai milanisti, perché incarna il prototipo del ragazzo che è arrivato al successo grazie alla fatica, ben lontano dallo stereotipo del calciatore capriccioso, milionario, playboy e capace di esprimersi solo con frasi fatte". Buona parte degli introiti Gattuso li devolve alla sua fondazione Forza ragazzi, creata nel suo paese in Calabria, Corigliano, ed è già d’accordo col Comune per finanziare alcune opere destinate ai pescatori. In termini di plusvalenza dei contratti Gattuso è seguito da Cannavaro e Materazzi, che hanno quasi superato Totti e Del Piero (prima di Germania 2006 incassavano il 65 per cento dei 9 milioni di euro che 28 aziende investivano sugli azzurri). Fabio Cannavaro (che ha scalato tutte le classifiche di gradimento femminile, e a Napoli, nei presepi, è più presente di San Giuseppe), ha raggiunto Del Piero nella hit parade dei contratti (otto a testa, che a Del Piero valgono 5 milioni di euro all’anno), e ha messo a disposizione sul suo sito un modulo riservato alle aziende interessate a ingaggiarlo come testimonial. La sua immagine, prima di alzare la coppa, valeva circa mezzo milione. "E ora sarà cresciuta di un 10 per cento", minimizza il suo legale Claudio Minghetti. Il gettone di presenza ai programmi televisivi è salito a 20 mila euro (ma il Real Madrid e l’allenatore Capello hanno diffidato Cannavaro dall’accettare troppi inviti). Marco Materazzi è oggi il nome più presente sul Web fra tutti e ventitré gli azzurri (un milione e 680 mila pagine su Google), e destina parte dei profitti in beneficenza (il ricavato del librettino umoristico "Che cosa ho veramente detto a Zidane", pubblicato con Mondadori, andrà all’Unicef). Quanto a Gigi Buffon, prende 5 mila euro a ogni apparizione da opinionista su La7. Angelo Peruzzi, il terzo portiere della spedizione, è l’unico che invece di farsi sponsorizzare ha sponsorizzato: il nome della sua società immobiliare, Pama.s, compare da quest’anno sulle maglie della squadra femminile della S. S. Lazio. Non tutti hanno massimizzato le possibilità di profitto: "Un bel personaggio come Fabio Grosso, ad esempio, non si vede in giro. Molti azzurri, specie quelli più giovani, non hanno accanto figure professionali in grado di proporli e commercializzarli al meglio. A volte si accontentano di molto poco e altre volte, invece, i loro agenti sparano richieste assurde che fanno passare la voglia ai potenziali clienti" (Roberto Ghirettim, esperto di marketing sportivo, titolare dell’omonimo studio parmigiano). Da parte sua la Federcalcio italiana non ha monetizzato il successo (anzi, dopo dieci anni, ha interrotto il rapporto con la concessionaria di pubblicità Publitalia). Dagli sponsor guadagna 42 milioni di euro (contro i 59 della Football Association, la federeazione più ricca d’Europa). Puma, fornitore ufficiale della Nazionale, prevede un incremento delle vendite del 35 per cento a fine 2006, ma gli sponsor federali trovano più conveniente stipulare contratti con i singoli giocatori. Basti pensare all’impatto degli spot Fiat con gli juventini Buffon, Del Piero, Cannavaro e Zambrotta, rispetto alla pubblicità ottenuta da Volkswagen, vettura ufficiale della Nazionale, e agli spot Vodafone con Totti e Gattuso, rispetto a Tim che è sponsor della Nazionale. La Nike cerca di recuperare con la campagna "Produit en Italie" coi suoi sette uomini d’oro, stampando una serie di manifesti in grafica anni ’50 che pubblicizzano gli armadi Materazzi, gli strumenti di precisione Pirlo, la coppa gelato Cannavaro, il caffè espresso Zambrotta, i motocicli Zaccardo, la pasta Gattuso e le pere Iaquinta. Ai perdenti delle altre nazionali di calcio l’eliminazione, invece, è costata parecchio. Beckham ha perso il contratto con Gillette da 20 milioni l’anno e quello con Police da 9 milioni, Rooney ci ha rimesso 3,5 milioni con Wal Mart e 4,5 con Asda. Unico indenne, Ronaldinho, secondo l’Università di Navarra, è il calciatore più mediatico al mondo e porta i maggiori guadagni al suo club Emilio Marrese