Corriere della Sera 18/11/2006, pag.2 cronaca di Roma Alessandro Capponi, 18 novembre 2006
Ds contro Ds, sfida per la poltrona del Lazio. Corriere della Sera 18 novembre 2006. Ds contro Ds. Fosse un congresso arrivato dopo pesanti sconfitte, si capirebbe: invece così, dopo un ciclo di trionfi elettorali, le perplessità sono molte; ci sono anche certezze: oggi Nicola Zingaretti e Piero Latino si contenderanno la poltrona di segretario del Lazio; il secondo, segretario organizzativo degli ultimi cinque anni, è appoggiato, tra gli altri, dai dalemiani, come li chiamano i giornali
Ds contro Ds, sfida per la poltrona del Lazio. Corriere della Sera 18 novembre 2006. Ds contro Ds. Fosse un congresso arrivato dopo pesanti sconfitte, si capirebbe: invece così, dopo un ciclo di trionfi elettorali, le perplessità sono molte; ci sono anche certezze: oggi Nicola Zingaretti e Piero Latino si contenderanno la poltrona di segretario del Lazio; il secondo, segretario organizzativo degli ultimi cinque anni, è appoggiato, tra gli altri, dai dalemiani, come li chiamano i giornali. Ma perché i dalemiani puntano alla segreteria del Lazio? Discorso ampio che forse, più che a dinamiche regionali, ha a che vedere con logiche interne al partito. Logiche illogiche, a giudicare i risultati raggiunti dal gruppo dirigente Ds della regione. Ma non regnava la pace all’interno dei Ds? Sembrava di sì, prima di queste elezioni, e sembrava anche che la scelta di schierare l’europarlamentare Nicola Zingaretti fosse condivisibile da tutti quelli che avvertivano l’esigenza, in una fase difficile sia per la giunta regionale sia per la prospettiva del Partito democratico, di affidarsi a un dirigente di alto livello, esperto e molto radicato sul territorio. Invece, a quanto pare, la pace è, almeno in parte, saltata. Perché? Una spiegazione è questa: Goffredo Bettini, il senatore che è sempre stato considerato il custode di questa pace, ultimamente è visto dai dalemiani «troppo schiacciato su Veltroni». Ora, secondo logica, considerando la popolarità e i risultati raggiunti da Veltroni, sarebbe stato strano il contrario. Ma tant’è, la pace è saltata e oggi il successore di Michele Meta sarà scelto tra Nicola Zingaretti e Piero Latino. Che all’interno del partito non regni l’armonia lo si capisce anche dall’avversione della sinistra Ds: l’area Mussi e Salvi voterà scheda bianca, perché «stiamo lavorando per vincere il congresso successivo a questo - dice Angelo Fredda - e in quell’occasione dimostreremo che gli scissionisti non siamo noi ma quelli che vogliono sciogliere i Ds per creare il Partito democratico. Non dobbiamo rassegnarci a essere minoranza, dobbiamo strappare il consenso sezione dopo sezione». All’hotel Ergife, oggi, nell’albergo dove si svolgerà il congresso che porterà all’elezione del segretario regionale, saranno quattrocentocinquanta i delegati chiamati a votare. Parlerà per primo il segretario uscente, Michele Meta, poi Zingaretti e infine Latino. Il primo, 41 anni, è stato consigliere comunale di Roma (1991-1993), segretario nazionale della Sinistra Giovanile (1991-1995), segretario della federazione romana dei Ds (2000-2004) e attualmente è deputato del Parlamento europeo. Il secondo, di sei anni più giovane, si è fatto apprezzare come responsabile dell’organizzazione regionale dei Ds. Latino è visto anche come non romanocentrico, espressione di quelleprovince che in questi anni hanno sofferto il ruolo egemone della Capitale. Ma altre zone del Lazio sono schierate con Zingaretti, sicuramente Viterbo, Civitavecchia, alcune parti dei Castelli. Per essere eletto segretario sarà necessario ottenere la maggioranza assoluta dei voti validi, ossia dei voti ai candidati più le schede bianche (non saranno considerate valide le eventuali schede nulle). Il quorum per l’elezione è insomma fissato a 226 voti, la metà più uno di quattrocentocinquanta. Se, come probabile, alla prima turnazione nessuno dei due candidati riuscisse a essere eletto, si voterà nuovamente intorno alle 18. Alessandro Capponi