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 2006  novembre 21 Martedì calendario

Duca degli Abruzzi, l’esploratore romantico travolto da Katherine. Corriere della Sera 21 novembre 2006

Duca degli Abruzzi, l’esploratore romantico travolto da Katherine. Corriere della Sera 21 novembre 2006. Monte Ruwenzori. «Preferisco che intorno alla mia tomba s’intreccino le fantasie delle donne somale, piuttosto che le ipocrisie degli uomini civilizzati», aveva scritto Luigi Amedeo d’Aosta (foto a sinistra), il Duca degli Abruzzi, a Vittorio Sella, il celebre fotografo-alpinista delle sue spedizioni, poco prima di morire nella sua azienda agricola in Somalia. Era la primavera del 1933, il Duca aveva 60 anni. Lo vegliava una giovane principessa somala, Faduma Alì, la sua compagna degli ultimi anni, che lui aveva soprannominato «Regina». Anche se, a detta dei testimoni, il suo pensiero fu sempre per Katherine Elkins (foto a destra), la miliardaria americana che lui aveva conosciuto appena dopo la salita del Ruwenzori in occasione di uno dei rari ricevimenti cui aveva partecipato offerti dalla zia, la Regina Margherita, in una delle residenze reali sul lago di Como. L’avrebbe voluta in sposa. Ma non ottenne mai il consenso del cugino, re Vittorio Emanuele III, che anzi si racconta fosse invidioso della fama del Duca raggiunta grazie alle sue esplorazioni note in tutto il mondo. Nella biografia appena pubblicata (Mirella Tenderini e Michael Shandrick, «Vita di un esploratore gentiluomo», Corbaccio, Milano) si sottolinea che il Duca, «l’ultimo esploratore romantico», morì e venne sepolto solo. Nessun famigliare, nessun rappresentante dei Savoia andò in Africa al funerale. Lo pianse invece la Elkins, che nel frattempo si era sposata ma aveva divorziato, che tenne sempre al collo un medaglione con una sua ciocca di capelli. E alla propria morte (a 50 anni nel 1936) pretese di essere sepolta con il braccialetto che lui le aveva regalato. E lo piansero gli africani. La sua tomba divenne un luogo di culto per le popolazioni locali. Nel 1976 il governo di Mogadiscio oppose un netto rifiuto alla richiesta italiana di traslare la salma. Pochi anni dopo il pronipote, Amedeo di Savoia, si recò al cimitero dei villaggi presso la fattoria per riportarne i resti in patria sotto la protezione del contingente italiano che aveva il compito di scortare i connazionali desiderosi di abbandonare il Paese sconvolto dalla guerra. Ma decise di ascoltare l’implorazione dei capi villaggio: «Vi supplichiamo. Abbiamo seppellito attorno a lui i nostri morti perché li protegga, lasciatelo con noi!». Lorenzo Cremonesi