Corriere della Sera 21/11/2006, Sergio Romano, 21 novembre 2006
La legge finanziaria, una anomalia italiana. Corriere della Sera 21 novembre 2006. I giornali di questi giorni portano in tutte le case l’eterno dramma italiano della Finanziaria che, anche in tempo di vacche magre, si trasforma in un attacco alla diligenza del contribuente, con in più, quest’anno, al posto della tanto deprecata finanza creativa di Tremonti, una altrettanto creativa magia fiscale, con tasse create, modificate e/o cancellate nel volgere di pochi giorni se non di poche ore
La legge finanziaria, una anomalia italiana. Corriere della Sera 21 novembre 2006. I giornali di questi giorni portano in tutte le case l’eterno dramma italiano della Finanziaria che, anche in tempo di vacche magre, si trasforma in un attacco alla diligenza del contribuente, con in più, quest’anno, al posto della tanto deprecata finanza creativa di Tremonti, una altrettanto creativa magia fiscale, con tasse create, modificate e/o cancellate nel volgere di pochi giorni se non di poche ore. Da cittadino europeo, mi chiedo: altrove accadono le stesse cose? Se non ricordo male, in Inghilterra dove il Parlamento nacque per fungere da contraltare e limite alle manie di spesa (solitamente per guerre) del re, il budget è una legge che deve essere approvata o respinta nel suo intero, ma non modificata, in alcuna parte, quindi tutto si risolve in una settimana o meno e il Parlamento non viene ingolfato per 4 mesi. Inoltre mi sembra che in Italia abbiamo ribaltato il rapporto storico Governo/Parlamento. Mentre negli altri Paesi il Governo spende e il potere del Parlamento serve a frenare la corsa della spesa (i deputati vengono eletti per minimizzare o equilibrare il costo fiscale del Governo), in Italia la corsa sembra vedere Governo e Parlamento allineati nello spendere di più e nel tagliare di meno. Alessandro Franceschini Caro Franceschini, non esiste soltanto l’esempio inglese. Esiste anche un modello francese sancito da alcuni articoli della Costituzione della V Repubblica, dove si dice tra l’altro che la legge finanziaria è «organica», dispone di una corsia preferenziale e deve essere adottata dai due rami del Parlamento entro un periodo di settanta giorni. Se questi termini di tempo non sono rispettati, il Governo ha il diritto di promulgarla con una ordinanza. In Italia la situazione è complicata dal fatto che la legge di bilancio è progressivamente cresciuta nel corso degli anni sino a diventare una sorta di piano annuale in cui il Governo inserisce, come in un enorme pacchetto economico-finanziario, una serie di norme che altri Paesi adottano con un semplice decreto. Per evitare l’ingorgo di fine anno occorrerebbe anzitutto, come nella Costituzione francese, definire in modo più restrittivo il concetto di legge e permettere che molte materie vengano regolate dall’Esecutivo con ordinanze, circolari, decreti. davvero indispensabile, ad esempio, che la riforma degli enti di ricerca, per iniziativa del ministro dell’Università, venga contemplata dalla legge finanziaria? Non basterebbe una decisione collegiale del Consiglio dei ministri? Occorrerebbe poi che la legge, alleggerita delle molte incrostazioni che ne hanno modificato la natura, venisse votata in blocco, come accade per l’appunto in Gran Bretagna. In una democrazia parlamentare il Governo deve disporre di una forte delega ed essere giudicato, a tempo debito, per il modo in cui l’avrà usata. Da noi prevale invece il concetto che la gestione economico-finanziaria del Paese debba essere materia di una lunga e minuziosa trattativa col Parlamento in cui il disegno organico perde il suo carattere originario e si disperde in un meandro di misure dettate da considerazioni locali, corporative e clientelari. Ma queste riforme, se qualcuno le proponesse, si scontrerebbero con le resistenze dei partiti, soprattutto se piccoli e marginali. Non dimentichi, caro Franceschini, che quello che a noi sembra uno dei peggiori momenti del calendario politico italiano è percepito da molti come una straordinaria occasione per fare uso del potere di cui dispongono. Il dibattito sulla legge finanziaria ha l’effetto di rovesciare i rapporti di forza del Parlamento e di contraddire il fondamentale principio della democrazia secondo cui chi ha più voti conta più di coloro che ne hanno meno. questa la ragione per cui l’Italia ha bisogno di una nuova Costituzione. Mi sembra che il dibattito sull’Assemblea costituente sia ripartito in questi giorni con l’intervista di Walter Veltroni a Repubblica edi Giuliano Amato a La Stampa. E mi auguro che lo spettacolo di ciò che accadde in Parlamento per l’approvazione della Finanziaria serva a creare un «Partito della Costituente», il solo che manca al panorama politico italiano e di cui il Paese ha urgente bisogno. Sergio Romano