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 2006  novembre 10 Venerdì calendario

E Caravaggio ridipinse la Conversione di San Paolo. QN 10 novembre 2006. Roma. C’è un destino anche per le opere d’arte

E Caravaggio ridipinse la Conversione di San Paolo. QN 10 novembre 2006. Roma. C’è un destino anche per le opere d’arte. Non altrimenti si spiega il caso, davvero unico, che dopo quattro secoli ha riportato la prima versione della Conversione di San Paolo di Caravaggio esattamente nel luogo per il quale era stata dipinta, la Cappella Cerasi in Santa Maria del Popolo, a Roma. Fino al 25 novembre – tutti i giorni tranne la domenica ”questo capolavoro, detto anche il ”Caravaggio Odescalchi’ dal nome della famiglia patrizia che ne è orgogliosa proprietaria e che nei mesi scorsi l’ha fatto restaurare, sarà esposto accanto alla versione definitiva della Conversione, quella che fin dal 1605 si trova nella cappella, di fronte al suo storico pendant, la non meno famosa Crocifissione di Pietro. L’ESPOSIZIONE, ideata e curata dalla soprintendente per il patrimonio artistico del Lazio Rossella Vodret, consente forse di risolvere un intricato enigma caravaggesco. La prima Conversione fu commissionata insieme con la Crocifissione nel 1600 da Tiberio Cerasi, tesoriere di papa Clemente VIII, per la sua nuova cappella, che l’architetto Carlo Maderno era stato incaricare di ristrutturare. Per contratto le due opere avrebbero dovuto essere dipinte su tavola di cipresso. Caravaggio eseguì. Ma la morte improvvisa del Cerasi nel 1601 creò una situazione diversa. Fatto sta che nel 1605 vennero montate in Santa Maria del Popolo due nuove versioni, dipinte su tela. Che cosa accadde? Secondo il biografo- pittore Giovanni Baglione i due dipinti su tavola di cipresso «non piacquero al padrone e se li prese il cardinal Sannesio». Anche Caravaggio avrebbe dovuto perciò subire un «rifiuto», circostanza peraltro ricorrente nella storia dell’arte in ogni tempo. MA L’IPOTESI non convince. Baglione era un nemico di Caravaggio e non perdeva occasione per fargli fare brutta figura. Quasi certamente, poi, il buon Cerasi, morto all’improvviso, non ebbe modo di vederle, quelle due tavole, e quindi non poté neppure rifiutarle. E allora? Secondo la soprintendente Vodret fu lo stesso Caravaggio, probabilmente d’accordo con gli eredi del pio tesoriere, a proporre le nuove versioni, «quando, terminati terminati i lavori architettonici nella cappella si rese conto che l’impianto compositivo della prima versione su tavola non poteva in alcun modo adattarsi all’articolato ma troppo angusto spazio della cappella progettato da Maderno ». In sostanza, i due quadri, impostati per essere guardati da lontano, non si adattavano ad essere visti correttamente in una cappella che, da circolare che era in origine, era diventata stretta e lunga dopo la ”ristrutturazione’. Per questo Caravaggio avrebbe deciso di dipingerne due versioni nuove. Ora, a vederle l’una accanto all’altra sulla stessa parete, le due Conversioni mostrano in modo lampante questa diversità di concezione spaziale. Le figure della prima versione sono fatte per essere viste da cinque-sei metri, mentre la seconda versione è per un punto di vista ravvicinato. Le differenze tra i due dipinti sono numerose. La ”Conversione Odescalchi’ è un’opera indubbiamente straordinaria, con particolari di incredibile bellezza che l’intervento di restauro’condotto da Valeria Merlini e Daniela Storti con analisi diagnostiche di Claudio Falcucci – ha messo in bellissima evidenza. Per gli esempi c’è solo l’imbarazzo della scelta: dal mantello rosso di San Paolo al cavallo, che ha la bocca schiumante e sulle froge un ultimo riflesso del sole; dalla calzamaglia del soldato al paesaggio desolato sulla parte destra (un paesaggio in Caravaggio!)... L’articolazione delle figure è complessa, con un nodo di grande virtuosismo nella parte superiore della tavola, dove ci sono anche un angelo e lo stesso Cristo che grida «Saulo, Saulo, perché mi perseguiti»... E Saulo si copre il volto con le mani, mentre invece nella ”Conversione 2’ è steso a terra e leva le braccia come ad accogliere la rivelazione appena ricevuta. Anche quelle braccia sono un segno che Caravaggio ha voluto per la Cappella Cerasi un San Paolo che in qualche modo rispondesse, come ha notato nei suoi studi Denis Mahon, allo slancio della Madonna Assunta di Annibale Carracci che è sull’altare maggiore... Insomma, altro che «rifiuto»: Caravaggio ha voluto mettere lì l’opera che riteneva più giusta. E per quanto la ”Conversione 1’ sia un quadro straordinario, la ”Conversione 2’ domina per potenza di sintesi, di impatto visivo e quindi di drammaticità. Una sola avvertenza per quanti, molto opportunamente, decideranno di andare a vedere questo eccezionale confronto: l’originale della Crocifissione di Pietro sarà fino a febbraio in mostra al Braccio di Carlo Magno della Basilica Vaticana; di fronte alle due Conversioni, per ora, c’è solo una copia. Enrico Gatta