Luca Dello Iacovo, Panorama, 23/11/2006, pagina 202, 23 novembre 2006
I primi sintomi della sifilide, detta anche lue, furono osservati in Italia nel 1495 quando l’esercito del re francese Carlo VIII fu decimato al ritorno da Napoli
I primi sintomi della sifilide, detta anche lue, furono osservati in Italia nel 1495 quando l’esercito del re francese Carlo VIII fu decimato al ritorno da Napoli. Da dove fosse partita non si sa: nel Cinquecento furono accusati ebrei e indigeni d’America. Oggi si pensa alla Repubblica Domenicana come terra d’origine. Per 500 anni si credette che la responsabilità fosse delle donne, che per questo erano le uniche ad essere visitate dai medici. Quelle malate venivano messe in quarantena nelle "sale celtiche". Anche perchè la malattia non uccideva, però sfigurava. Di recente la rivista The Lancet ha rivelato come le malattie veneree, invece, generalmente passino dall’uomo alla donna e non viceversa. Nel 1905, due ricercatori tedeschi ne individuarono il batterio responsabile, a forma di elica, il "Treponema pallidum". Negli anni Quaranta la cura. La penicillina sostituì il mercurio, lo ioduro di potassio e la sifilizzazione (sangue infetto iniettato). Fra i malati illustri: Papa Giulio II, quello che commissionò gli affreschi della Cappella Sistina, Alfonso Gonzaga e il cardinale Francesco Soderini, amico di Machiavelli.