La Repubblica 21/11/2006, Carlo Bonini, 21 novembre 2006
Quel "ragazzo del ”60" che rompe con il passato. La Repubblica 21 novembre 2006. Roma. Dicono al Viminale che, domenica mattina, quando il ministro dell´Interno e il premier hanno "chiuso" sul nome di Franco Gabrielli, chi nello staff di Giuliano Amato si era convinto per primo che «quel ragazzo del ´60» poteva farcela davvero, abbia espresso la sua soddisfazione con una battuta: «Povero Gabrielli, ora gli toccherà fare il prefetto per vent´anni»
Quel "ragazzo del ”60" che rompe con il passato. La Repubblica 21 novembre 2006. Roma. Dicono al Viminale che, domenica mattina, quando il ministro dell´Interno e il premier hanno "chiuso" sul nome di Franco Gabrielli, chi nello staff di Giuliano Amato si era convinto per primo che «quel ragazzo del ´60» poteva farcela davvero, abbia espresso la sua soddisfazione con una battuta: «Povero Gabrielli, ora gli toccherà fare il prefetto per vent´anni». Nel siparietto, ci sono due verità. La scommessa su una forte discontinuità al vertice del Sisde e la storia professionale di chi è stato scelto dal governo per vincerla. Issare un «ragazzo» del 1960 sulla poltrona che è stata di Parisi e di Mori non è una scelta politica neutra. Parla agli apparati più di qualsiasi dichiarazione di intenti. Ne rompe la crosta. Indica nell´ultimo e più giovane dirigente cresciuto all´ombra del capo della polizia De Gennaro, del suo vice Manganelli, del direttore dell´Antiterrorismo De Stefano, una rottura volutamente traumatica con quelle consuetudini non scritte che regolano da sempre il metabolismo di organismi complessi quanto ossificati quali i nostri Servizi: l´«anzianità» e la capacità di «ossequio» al committente politico di turno. La storia professionale di Gabrielli è esattamente l´opposto. Il «ragazzo» nato a Viareggio è cresciuto in fretta. Premiato dal suo lavoro. Prima alla digos di Firenze nei giorni della strage di via dei Georgofili (1993). Poi al Servizio Centrale di Protezione (1996). Quindi a capo della Digos di Roma (2001) e infine alla Direzione centrale della Polizia di prevenzione come responsabile della sezione Antiterrorismo (2005). Non ha mai frequentato i salotti, né i sottoscala della politica. Né ha mai coltivato quella tartufesca arte dell´ipocrisia che nelle burocrazie della sicurezza aiuta spesso a raddrizzare le curve della carriera. Al Sisde, Gabrielli ritroverà molti ex colleghi e potrà contare sul vantaggio di una luna di miele con la struttura in cui fino a oggi ha lavorato (l´Ucigos) e che, ieri, con soddisfazione che suonava sincera, ne ha festeggiato la nomina. Ma qui finiscono i fiori e cominciano le spine. Il lavoro che lo attende è tanto e difficile. Mario Mori gli consegna un Servizio in parte ripulito, parzialmente ricostruito sulle capacità e sugli antichi vincoli di fedeltà dei suoi ex ufficiali del Ros dei carabinieri. Un Servizio che in questi anni ha ricominciato senza chiasso a camminare sulle proprie gambe, ma dalle gambe ancora molto fragili. Per riuscire, la scommessa che il Governo ha fatto su Gabrielli dovrà essere raccolta, almeno in parte, dalla struttura chiamata ad accoglierlo. E per questo tipo di alchimia, essere capaci è una condizione necessaria, ma non necessariamente sufficiente. Carlo Bonini