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 2006  novembre 22 Mercoledì calendario

TRICARICO Leonardo

TRICARICO Leonardo Tione di Trento (Trento) 9 settembre 1942. Generale in pensione. Fu capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica e comandante della missione italiana nella guerra dei Balcani (1999) • «Tra i tanti “nemici” che nel 2001 il Sismi di Pio Pompa vedeva attorno all’allora presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, c’era un generale che aveva un ufficio a Palazzo Chigi e che il nuovo premier si era ritrovato come addetto militare, Leonardo Tricarico, dell’Aeronautica militare, chiamato a quel ruolo da D’Alema e poi confermato da Amato. Il generale Tricarico - che comunque nel 2002 e 2003 ha organizzato vertici internazionali di grande prestigio e poi era stato nominato Capo di stato maggiore dell’Aeronautica - si era meritato un lungo e articolato dossier. Nome in codice, “Rik”. Ne viene fuori un quadro paranoico in cui magistrati, uomini delle Forze armate, Quirinale, tramano assieme a esponenti diessini per pugnalare alle spalle Berlusconi. “Nell’ottica di una strategia, volta a perseguire ambiziosi obiettivi personali - è l’incipit del documento rinvenuto dai magistrati nell’archivio occulto di via Nazionale - egli avrebbe mantenuto solidi collegamenti con l’opposizione appoggiandosi in particolare a Folena, che fungerebbe da ‘trade union’ (sic), e ad altri elementi di spicco come Violante, Cesare Salvi, e Brutti facenti parte, tra l’altro, del comitato interno per la sicurezza del partito dei Democratici di sinistra”. Il generale di Palazzo Chigi, che Pompa considera un dalemiano, però a un certo punto avrebbe uno sbandamento ideologico. “Risulterebbe inoltre che abbia abbracciato la causa di Cofferati e le posizioni da questi rappresentate sullo scenario attuale. Tant’è che D’Alema, venuto a conoscenza di tale situazione, avrebbe preso le distanze dal suo vecchio collaboratore”. La sostanza del dossier è che di Tricarico non ci si può fidare perché “organico alle forze che operano, a livello nazionale e internazionale, nel predisporre le condizioni per la caduta del Premier”. E quindi non soltanto il generale, secondo quanto Pio Pompa segnala a chi di dovere, intreccerebbe rapporti con magistrati di sinistra (i soliti “esponenti di rilievo di Magistratura democratica e Medel”), ma anche giornalisti. “Gruppi di pressione mediatica interni, come Serventi Longhi (a sua volta in stretti rapporti con Mosca Moschin, Camporini, Cucchi e Di Paola / attraverso i quali sta attualmente gestendo la vicenda legata alla formazione degli inviati di guerra) e Furio Colombo, e esterni con una focalizzazione su Le Monde e il suo direttore”. Principale colpa addebitata da Pio Pompa al generale fellone: passare le notizie alla sinistra. Uno dei canali, insospettabile, è Marta Dassù, la specialista di questioni internazionali, nonché stimata collaboratrice di D’Alema. La Dassù, ad esempio, aveva tenuto una relazione a Bruxelles il 9 settembre (del 2002, Ndr) per un incontro dell’European Security Forum. Si parlava di Iraq. La sua lettura della politica italiana sarebbe stata “opportunamente ispirata da Rik, nella quale viene evidenziata l’incertezza in cui verserebbe l’Esecutivo italiano, in particolare il Premier, sulla strategia da adottare... Inoltre la Dassù in incontri riservati avrebbe evidenziato l’estrema precarietà dell’attuale governo, derivante dai problemi giudiziari del Presidente del Consiglio e si sarebbe fatta carico di diffondere, su incarico di Rik, notizie di particolare delicatezza provenienti da ambiti militari”. È una fronda interna al mondo militare, quella che Pompa teme. O forse pensa che Tricarico faccia filtrare questa impressione ad arte. Ma intanto le notizie di cui sopra sarebbero legate, di nuovo, a Mosca Moschin, Camporini e Cucchi “facenti parte, tra l’altro, del Comitato organizzatore (di cui farebbe parte anche Rik) per il rientro anticipato, sulla scena politica, di Prodi”. E di questo “Comitato”, che non si capisce se sia una dicitura ironica o seria, “si è avuta notizia di un meeting” egiziano, in quel di Sharm el Sheik, “al quale avrebbero partecipato Romano Prodi, Cucchi, Antonio Casu, Stefano Nones e Politi”. Si rasenta insomma la congiura, se non addirittura l’alto tradimento. “Dell’obiettivo finale del Comitato sarebbe al corrente anche il segretario generale della Presidenza della Repubblica, Gaetano Gifuni, cui farebbe costante riferimento Mosca Moschin scavalcando, su diverse questioni attinenti il suo ruolo, lo stesso ministro della Difesa”. Già, perché nel 2002, Rolando Mosca Moschin era pur sempre il Capo di stato maggiore della Difesa. Infine, puro veleno nella coda, il dossier Tricarico si chiude con un accenno agli affari. Il generale dell’Aeronautica sarebbe stato avvicinato da imprese del settore. “Di qui l’asse che lo legherebbe a determinate grandi multinazionali francesi, quali l’aggressiva Electricité de France, il Consorzio Air Bus, la Vivendi, il gruppo Thales”» (Francesco Grignetti, “La Stampa” 6/7/2007) • «C’è un dossier dell’archivio Sismi di via Nazionale che più e meglio di altri racconta il “metodo Pollari”. “Draft Rik”, “bozza Rik”. Dove “Rik” sta per Leonardo Tricarico, capo di stato maggiore dell’Aeronautica fino al settembre 2006, e per cinque anni (1999-2004) consigliere militare e capo dell’Unità di crisi dei tre presidenti del Consiglio che si sono succeduti a Palazzo Chigi: Massimo D’Alema, Giuliano Amato e Silvio Berlusconi. Lo scartafaccio è corposo. Il Sismi lo lavora e lo arricchisce in tempi diversi, proteggendolo almeno nella sua prima stesura con un sistema di codifica dei nomi (Tricarico diventa appunto “Rik”). Fino a dargli una veste completa. Il generale dell’Aeronautica ne appare soltanto il pretesto. Tricarico viene impiccato a una velenosa accusa di malversazione su commesse pubbliche e di doppia infedeltà, istituzionale e politica (“flirta” con uomini che lavorano per i servizi segreti francesi e “appartiene ai Ds”) che deve offrire il destro per denunciare agli occhi di Silvio Berlusconi una “fronda” politica ai suoi danni animata da generali a cinque stelle, che a Tricarico farebbero “riferimento”. Nicolò Pollari, in realtà, vuole eliminare quegli ufficiali dalla scena pubblica per ragioni che con la fedeltà alle istituzioni e la sicurezza del Paese nulla hanno a che fare. Sono suoi personali “nemici di apparato”, pericolosi concorrenti. Sono Giampaolo Di Paola, ammiraglio e oggi capo di stato maggiore della Difesa; Giuseppe Cucchi, generale dell’esercito e oggi direttore del Cesis (l’organo di coordinamento dei Servizi); Rolando Mosca Moschini, già comandante generale della Finanza, “colpevole” in quella veste dell’allontanamento dell’allora capo di stato maggiore Pollari, e oggi consigliere militare del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Del resto, l’operazione “Tricarico” offre più di un’opportunità. Potrà allungare un po’ di discredito su uomini dell’opposizione (D’Alema, Visco, Bersani, Brutti, Salvi, Cofferati), colpire gli odiati Servizi francesi cui Pollari ha cercato inutilmente di accollare le responsabilità della bufala dell’uranio nigerino a Saddam Hussein, cavalcare un’antica ossessione di Berlusconi, che a Parigi si coltivi una cospirazione in suo danno. “A seguito delle informazioni assunte, è emerso quanto segue: nell’ottica di una strategia volta a perseguire ambiziosi obiettivi personali, RIK (Tricarico ndr) avrebbe mantenuto solidi collegamenti con l’opposizione, appoggiandosi in particolare a FOI (Pietro Folena, già Ds, oggi deputato di Rifondazione comunista ndr), che fungerebbe da “trade union”(l’estensore si avventura nell’uso delle lingue straniere e inciampa. Vuole probabilmente intendere “trait d’union”, elemento di contatto e non “trade union”, “sindacato”). E ad altri elementi di spicco come NTE (Luciano Violante ndr.), LVI (Cesare Salvi ndr.), TTI (Massimo Brutti) facenti parte, tra l’altro, del comitato interno per la sicurezza dei Ds. Risulterebbe inoltre che avrebbe abbracciato la causa dell’Astro nascente (Sergio Cofferati ndr.) e le posizioni da questi rappresentate. Tant’è che l’ex capo di RIK (Massimo D´Alema ndr), venuto a conoscenza di tale situazione, avrebbe preso le distanze dal suo vecchio collaboratore. In sostanza, la scelta di campo effettuata lo renderebbe organico alle forze che operano, a livello nazionale e internazionale, nel predisporre le condizioni per la caduta del Grande Avversario (l’allora premier Silvio Berlusconi ndr)”. Tricarico è dunque un generale politicamente inaffidabile. Ora, va soltanto messo al centro di una scena più complessa. Che impone nuovi attori. Leggiamo. “RIK manterrebbe rapporti diretti e indiretti anche con: * esponenti di rilievo di MEPD (“Medel”, associazione europea di giuristi e magistrati), il cui nocciolo duro fa capo a TRACA (“Magistratura democratica” ndr) e al SDLAMF (Sindacato della magistratura francese ndr), e il suo presidente JNE (Ignazio Patrone ndr), nelle varie ramificazioni territoriali e, segnatamente, in A2 (Francia ndr) tramite ACV (Anne Crenier Vaudano, giudice a Creteil ndr), PDC (Patrice de Charette, giudice a Bordeaux e già messo delle Nazioni Unite in Kosovo ndr), GBI (Giacinto Bisogni, magistrato della Commissione Europea affari giuridici ndr) e SMI (Stefano Mogini, magistrato presso la stessa commissione ndr). * appartenenti a gruppi di pressione mediatica interni, come SVLI (Paolo Serventi Longhi, segretario del sindacato dei giornalisti Fnsi ndr), a sua volta in stretti rapporti con Mosca Moschini, Camporini (Vincenzo ndr), Cucchi e Di Paola (sono generali e i loro nomi sono “in chiaro”) e RIOCO (Furio Colombo ndr), e esterni con una focalizzazione su NDF (il quotidiano “Le Monde” ndr) e il suo direttore. In tale contesto, RIK (Tricarico ndr) si avvarrebbe di RSU (Marta Dassù, specialista in relazioni internazionali, editore di Aspenia e direttore dei Programmi Politici dell’Aspen Institute in Italia ndr). (...) RSU (la Dassù ndr) si sarebbe fatta carico di diffondere su incarico di RIK (Tricarico ndr) notizie di particolare delicatezza provenienti da ambiti militari (fronda interna pronta a evidenziare il proprio dissenso ponendo in risalto le conseguenze economiche e geopolitiche che ne potrebbero derivare schierandosi a favore degli Usa) debitamente rappresentati da Mosca Moschini, Camporini e Cucchi (i nomi sono in chiaro, ndr), facenti parte, tra l’altro, del Comitato organizzatore (di cui farebbe parte anche RIK) per il rientro anticipato sulla scena politica italiana di Prodi. Stessa fuga di notizie starebbe avvenendo, sempre sotto la regia di RIK, a favore del fronte antagonista (...) riportando puntualmente gli argomenti, le posizioni e i ‘punti deboli’ percepiti negli ambienti della Presidenza del Consiglio”. “Svelata”, la “fronda” deve essere solo battezzata nei suoi mandanti: il Quirinale di Carlo Azeglio Ciampi, Romano Prodi. “Si è avuta notizia di un meeting (alla cui organizzazione avrebbe contribuito RIK), avvenuto a Sharm El Sheikh, al quale avrebbero partecipato Romano Prodi, Cucchi (oggi direttore del Cesis, organo di coordinamento dei Servizi, ndr), Antonio Casu, Stefano Nones e Politi (tutti questi nomi sono “in chiaro”, ndr). Dell’obiettivo finale del Comitato sarebbe al corrente anche il segretario generale della Presidenza della repubblica Gaetano Gifuni, cui farebbe costante riferimento Mosca Moschini”. L’ultimo tassello: la demolizione della reputazione di Tricarico, e l’ombra di Parigi. Il generale, annota il dossier, è in contatto con “specialisti in campo industriale e del business internazionale tra cui emergono Michele Nones (ricercatore presso l’Istituto Affari Internazionali e consulente del generale Di Paola) e l’ingegner Massimo Donati. Nello specifico, a quest’ultimo farebbero capo i rapporti di interesse tra soggetti dell’opposizione (Visco, Bersani, Chicco Testa, RIK, etc.) e alcune grandi multinazionali francesi (...) In aggiunta, lo stesso (Donati ndr), risulterebbe vicino ad ambienti dei Servizi francesi cui si appoggerebbe nella sua qualità di uomo d’affari per conto di diverse holding tra cui l’italiana Finmatica (...) che risulterebbe in contatto con i Servizi di quel Paese (...) RIK nell’espletamento delle sue funzioni si sarebbe notevolmente “infranciosato”. In ciò agevolato dall’ormai ricorrente e identificata lobby alla quale apparterrebbero anche elementi dei Servizi francesi, che risulterebbe impegnata nel tentativo di screditare, attraverso l’accusa di corruzione, sia Chirac che Berlusconi (“nomi in chiaro” ndr). (...) Di qui, l’asse che lo legherebbe all’aggressiva CTF (Electricitè de France ndr), AB (il consorzio “Airbus” ndr) e NI (la Vivendi ndr) e il gruppo Thales (attualmente impegnato insieme all’italiana Agusta nel tentativo di fornire 20 elicotteri all’Arabia Saudita) di cui avrebbe sostenuto le iniziative soprattutto nella direzione dell’A1 (l’Italia ndr). In particolare, sarebbe emerso, in riferimento alla francese Thales e all’Agusta, il coinvolgimento di RIK in operazioni, remunerate all’1%, per la fornitura di elicotteri all’Arma dei Carabinieri e alle strutture facenti capo alla Presidenza del Consiglio. Il risultato economico, verosimilmente conseguito, gli avrebbe consentito l’acquisto di una villa a Castiglion della Pescaia e di un casale in Umbria contiguo a quella del collega e amico Mosca Moschini”» (Carlo Bonini, “la Repubblica” 6/7/2007).