Varie, 22 novembre 2006
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Brockman John
• Boston (Stati Uniti) 16 febbraio 1941. Agente letterario • «’Gli scienziati sono le uniche persone felici, quando spalancano gli occhi al mattino. I loro neuroni li spingono a immaginare come sfruttare la giornata nei modi più creativi e ad affrontare quanto c’è ancora da capire e scoprire. un’emozione straordinaria”. Questa è una tipica frase alla John Brockman [...] ”Sono loro a incarnare la Terza Cultura. Sono i veri intellettuali, perché solo loro ridefiniscono ciò che siamo e diventeremo”, spiega l’agente letterario newyorchese che non solo pubblica i più importanti libri dei maggiori scienziati d’America, ma è il creatore di un sito unico, il celebrato ”Edge”, agorà elettronico dove i camici bianchi sono invitati a pensare le idee più provocatorie e - spiega Brockman – ”a discutere sulle questioni che li inquietano e li entusiasmano [...] la definizione di Terza Cultura: è il sapere empirico con cui i ricercatori si interrogano sul mondo e su noi stessi e, sostituendosi agli intellettuali tradizionali, costruiscono definizioni inedite. La scienza, in realtà, lo fa dai tempi di Darwin, la cui Evoluzione delle Specie fu un bestseller. Poi, negli Anni 20 e 30, gli intellettuali tradizionali presero il sopravvento e i critici letterari occuparono la scena, tanto che nessuno si sognò di definire Albert Einstein un autentico pensatore e ancora negli Anni 60, e perfino dopo, la scena è stata occupata da persone che continuavano a dibattere dello stalinismo e del Bloomsbury Group, diventando via via irrilevanti, mentre il panorama si trasformava vorticosamente e apparivano la robotica, la genetica, le terapie per molte malattie. Questi sono diventati, tra i tanti, i temi di ciò che chiamo la ”Big Conversation’, nella quale la scienza e il suo metodo sono l’unico strumento per raggiungere un’attendibile rappresentazione del mondo. ”Edge’ è esattamente questo [...] una Grande Conversazione [...] tra gli scienziati e gli individui che possiedono una mente scientifica, tutti accomunati dall’interesse per i risultati empirici. Così l’opinione pubblica può affacciarsi sulle loro spalle e informarsi e alla fine è la società a beneficiarne, perché la scienza è un continuo processo di negazione: si elaborano teorie e si superano [...]”» (Gabriele Beccaria, ”La Stampa” 22/11/2006).