Giuseppe Sarcina, Il Corriere della Sera, 20/11/2006, pg. 21, 20 novembre 2006
In Belgio, l’eutanasia non è più reato dalla fine del 2002, anche se per la legge il malato deve più volte manifestare le sue ultime volontà, dopo aver constatato, con il personale medico, l’inefficacia delle cure palliative
In Belgio, l’eutanasia non è più reato dalla fine del 2002, anche se per la legge il malato deve più volte manifestare le sue ultime volontà, dopo aver constatato, con il personale medico, l’inefficacia delle cure palliative. Secondo un rapporto riassuntivo della Commissione di controllo federale, tra il 2004-2005 i ”decessi assistiti” sono stati 742 su circa 200 mila morti (lo 0,3%, tre su mille). Di questi, 615 erano persone colpite da un cancro con metastasi generalizzate o gravi mutilazioni: una piccola minoranza rispetto ai 40 mila morti per tumore nel medesimo periodo (15 su 1.000). Metà dei casi ha scelto di morire a casa. Dall’aprile 2005, infatti, il gruppo Multipharma ha messo in vendita il ”kit dell’eutanasia”: barbiturici, paralizzanti neuromuscolari, sonnifero. Prezzo: 60 euro. acquistabile dai soli medici di base. Ciò nonostante, i dati affermano che non vi è stata alcuna corsa alla ”buona morte”. Negli ultimi sondaggi, il 72% dell’opinione pubblica resta a favore di una norma che consenta libertà di scelta a chi è prossimo alla fine. Sono esclusi i malati in coma (a meno che non avessero predisposto una dichiarazione preventiva) e i minorenni. I fautori dell’eutanasia chiedono di completare il percorso. In Italia, la discussione sul problema risale al 1984, con la proposta di legge di Loris Fortuna (socialista, tessera del Partito radicale). Nel 2000 Umberto Veronesi, allora ministro della Sanità, rilanciò il tema. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha invitato le Camere a discuterne, spinto dai casi di Piergiorgio Welby (distrofia muscolare) e Eluana Englaro (immobile e priva di coscienza del 1992).