Federico Rampini, La Repubblica, 20/11/2006, pg. 13, 20 novembre 2006
Due scossoni scuotono il baricentro dell’economia internazionale al vertice Apec, il forum per la Cooperazione economica Asia-Pacifico, che s’è concluso ad Hanoi il 19 novembre 2006: da una parte, la Russia e il Vietnam entrano nell’Organizzazione del commercio mondiale (Wto)
Due scossoni scuotono il baricentro dell’economia internazionale al vertice Apec, il forum per la Cooperazione economica Asia-Pacifico, che s’è concluso ad Hanoi il 19 novembre 2006: da una parte, la Russia e il Vietnam entrano nell’Organizzazione del commercio mondiale (Wto). D’altra, i leader dell’Apec lanciano un appello per sbloccare il ”Doha Round”, ossia il negoziato per un’ulteriore liberalizzazione degli scambi mondiali. Un doppio sisma ch’evidenzia quanto il centro di gravità dell’economia si sia ormai spostato verso l’area del Pacifico, che da sola riunisce il 60% della produzione mondiale. Sul fronte dei nuovi ingressi nel Wto, il russo Vladimir Putin - dopo 12 anni di negoziato - può ora ringraziare George W. Bush: "Non sarebbe stato possibile senza la volontà politica del presidente degli Stati Uniti", che a sua volta sottolinea quanto l’accordo sia "un evento importante per gli scambi mondiali". La Russia - forte nell’energia e nelle materie prime - ridurrà i dazi e le barriere doganali su un ampio numero di merci, diventando mercato più aperto ai prodotti agricoli e industriali stranieri. Non è da meno il Vietnam, già concorrente spietato in settori che toccano il made in Italy (tessile-abbigliamento e calzature). Davanti a un’ulteriore liberazione degli scambi mondiali ("Uno smacco di Doha - si legge nel documento finale approvato ad Hanoi - sarebbe troppo grave per l’economia mondiale e per il sistema multilaterale del commercio") si para la diga del protezionismo agricolo dell’Europa e degli Stati Uniti, quest’ultimi più possibilisti a un’apertura. Interessata, of course: gli Usa intravedono nuovi mercati per banche, assicurazioni e aziende di servizi. L’Europa, invece, ancora teme. Colpa anche di una lobby di coltivatori che ormai rappresenta soltanto il 3% della forza lavoro continentale. Questo muro potrebbe però scatenare un effetto boomerang, poiché l’Apec ha messo allo studio la creazione di una zona di libero scambio nell’area Asia-Pacifico. Come dire: possiamo farcela anche da soli, se il resto del mondo ci blocca con il proibizionismo. Se questo accadesse, addio ai nuovi sbocchi economici. Uno scenario in pieno contrasto con i compiti del Wto (nato negli anni 90 sulle ceneri del Gatt), che dovrebbe favorire la penetrazione dell’Occidente nei nuovi mercati. Le prede del Pacifico, invece, non si lasceranno imprigionare con facilità.