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 2006  novembre 13 Lunedì calendario

Quando Gorbaciov voleva fare a pugni. La Repubblica 13 novembre 2006. Berlino. Poteva andar peggio. Forse con una catastrofe nucleare

Quando Gorbaciov voleva fare a pugni. La Repubblica 13 novembre 2006. Berlino. Poteva andar peggio. Forse con una catastrofe nucleare. La caduta del Muro di Berlino e la fine dell´Impero sovietico non furono scontate: Gorbaciov e i suoi affrontarono duri scontri con la maggioranza ortodossa del regime per imporre la linea del dialogo con il mondo libero. Ecco quanto narrano i verbali segreti del Cremlino, che Der Spiegel ha pubblicato ieri in anteprima mondiale dedicando loro la cover story. «Dall´interno del Politburo», appunti del consigliere di Gorbaciov Anatolij Cernjaev, e «Gorbaciov e la questione tedesca», s´intitolano i due libri appena usciti solo in russo, di cui Der Spiegel offre le anticipazioni. Un racconto avvincente, degno d´un libro di Le Carré o Forsyth: la lotta al vertice di Mosca per le scelte-chiave sul futuro fu incerta fino all´ultimo istante. Gorbaciov esce dai dossier come un uomo dilaniato da dubbi sull´avvenire, ma insieme deciso a vincere rischiando con le svolte. La lotta tra il vecchio e il nuovo, nei dossier segreti del Cremlino, comincia poco dopo la primavera del 1985, quando a sorpresa il giovane Mikhail Sergeevic Gorbaciov viene eletto segretario generale del Pcus. Il paese è alle corde: l´avventura della guerra in Afghanistan e la corsa agli armamenti scatenata da Mosca dissanguano l´economia. Penuria e povertà sono realtà quotidiana, nella «Patria del socialismo» si contano più aborti che nascite. Gorbaciov avvia subito, nelle riunioni segrete, la riflessione sul sistema. Comincia con giudizi spietati sui capi delle dittature-satelliti. «Ceausescu è completamente pazzo, che vada al diavolo!», dice il giovane nuovo capo del Cremlino. Lo stesso leader libico Gheddafi è «un avventuriero, un tipo per il quale dobbiamo guardarci dal rischiare una guerra mondiale». Le riforme partono, i dittatori dell´Est mugugnano. Al Cremlino si comincia a pensare al dialogo sul disarmo con Washington. La maggioranza ortodossa del Pc è contro, Gorbaciov s´impone. «Puntare i missili SS-20 contro l´Europa occidentale è stato un grossolano, serio errore della nostra politica europea. vogliamo trasformare il paese in una caserma?». Sokolov, ministro della Difesa, Shevardnadze, Dobrynin, lo appoggiano. Molti altri no. La struttura del potere resiste alla svolta. La nuova sfida viene con la decisione di ritirarsi dall´Afghanistan. Sokolov porta al leader l´appoggio decisivo. «Una vittoria militare in quella guerra non è possibile», dice in un consulto segreto. La prova più difficile deve ancora venire. I dittatori del blocco, orfani del sistema neostaliniano creato da Breznev, minacciano una reazione armata contro la democratizzazione da Varsavia a Berlino est a Praga. Nel gennaio 1987, Gorbaciov tiene un preoccupato discorso al Politburo. «Compagni, Honecker, Kadar, Zhivkov (ndr: i dittatori tedesco-orientale, ungherese, bulgaro) prendono le distanze da noi». Sputnik, la rivista sovietica più filo-gorbacioviana, diventa clandestina, bloccata dalla censura in tutta l´Europa orientale tranne che in Polonia. Rapporto segreto del Kgb su un colloquio tra Gorbaciov e Kohl. Il cancelliere dice al capo del Cremlino: «Noi vi prendiamo molto più sul serio di quanto Honecker non sappia fare». La scossa decisiva arriva nel 1989. La rivoluzione democratica polacca di Solidarnosc e di papa Wojtyla ha vinto e ha aperto la breccia nel blocco. In Ungheria Kadar è caduto, i suoi eredi riformatori lasciano passare dal territorio magiaro i tedeschi dell´est in fuga verso Bonn. Nel rapporto segreto, Shevardnadze dice a Gorbaciov: «La cosa migliore sarebbe che noi sovietici abbattiamo da soli il muro di Berlino». Honecker propone invano di usare la forza. Il comando dell´Armata rossa in Ddr controlla munizioni e carburante: l´ordine è di non rifornire militari e poliziotti locali. In un ultimo incontro segreto, il dittatore tedesco-orientale sfida Gorbaciov, critica «la messa in discussione delle conquiste della rivoluzione d´ottobre». Gorbaciov gli risponde pieno d´ironia: «Erich, se ti riesce difficile spiegare la mia politica ai tuoi concittadini telefonami. Volerò subito da voi, andremo insieme a parlare alle masse a Berlino. Poi si vedrà se questo sarà socialismo o no, è uguale». Un anno dopo, venne la rivolta di Eltsin presidente russo contro il potere federale dell´Urss. La fine del sistema investì Mosca. «Per i nostri avversari ci vorrebbe un pugno in faccia ma è troppo tardi», dice Gorbaciov secondo i protocolli. Andrea Tarquini