Libero 10/11/2006, Maurizio Stefanini , 10 novembre 2006
Storia di Markus Wolf. Libero 10 novembre 2006. Per un bizzarro scherzo del destino, è morto proprio nell’anniversario della caduta del Muro di Berlino
Storia di Markus Wolf. Libero 10 novembre 2006. Per un bizzarro scherzo del destino, è morto proprio nell’anniversario della caduta del Muro di Berlino. Markus Johannes Wolf, ex-capo della Stasi, un tempo temuto servizio segreto della Germania Orientale. L’«uomo senza volto» lo chiamavano, perché era tanto misterioso che le intelligences occidentali non avevano neanche la sua foto. Era nato nel ”23 a Hechighen, nella Germania del sud-ovest, da un medico e commediografo ebreo: ragione per cui quando Hitler arrivò al potere il conto in banca della famiglia fu bloccato e le proprietà confiscate. Già di sinistra, Wolf padre va allora in esilio in Unione Sovietica, con moglie e figli. E l’undicenne Markus, oltre a guadagnarsi il nomignolo russo di Misha, cresce allora a Mosca, iscrivendosi prima all’organizzazione di boy-scout rossi dei Pionieri, poi alla gioventù comunista. Le sue convinzioni non vacillano neanche quando Stalin firma con Hitler il patto di alleanza del 1939, e con altrettanta disciplina abbandona la facoltà di ingegneria aeronautica per obbedire all’ordine di andare a studiare alla scuola del Comintern. Lì conosce la futura prima moglie Emmi, che poi va a lavorare come propagandista al fronte, mentre lui dal 1943 è speaker alle emissioni in lingua tedesca di Radio Mosca. Giovane reporter Dopo la guerra l’attività di giornalista radiofonico gli permette anche di seguire come inviato il Processo di Norimberga, da lui salutato come l’inizio di una nuova «era di speranza per l’umanità». Paradossalmente, dopo essere tornato in Germania da cittadino sovietico, nel 1948 si ristabilisce a Mosca dopo essere tornato tedesco: di nuovo obbedienza cieca anche contro i suoi sentimenti, in modo da poter meglio servire la sua patria ideale come primo consigliere nell’ambasciata della nuova Ddr. L’ultimo fondamentale suo trasferimento di carriera avviene nel 1951: l’ex-giornalista e ex-diplomatico va a Berlino per diventare dal 16 agosto agente dei neo-costituiti servizi segreti della Ddr. All’inizio, la loro denominazione è quella anodina di Direzione principale della ricerca economica e scientifica, anche se i consiglieri sovietici già lo conformano come clone del Kgb. Schedari nazisti In più, però, il nuovo organismo ha il peculiare know-how rappresentato dagli schedari nazisti, usati senza scrupoli come strumento di ricatto e anche di arruolamento. Un compito, quello di riciclare gli ex-nazisti in comunisti, che l’ebreo Wolf svolge con tale zelo da venire premiato già nel dicembre 1952 con la nomina al comando dello spionaggio all’estero: un incarico la cui delicatezza è in quegli anni accresciuta da eventi delicati come il tradimento della spia Gotthold Kraus o la rivolta di Berlino del 1953. Purtroppo per Wolf, la congiuntura porta ancora più in alto Erich Mielke, ministro della Sicurezza di Stato (Ministerium für Staatssicherheit, abbreviato nella famigerata sigla Stasi). un diretto superiore che odia con trasporto, ma a parte il reciproco mal di fegato l’antipatia non ha altri effetti: se non altro perché il russificato Wolf gode da parte del Kgb di una fiducia incrollabile. D’altra parte, lui dimostra di meritare questa stima. Nel 1954 organizza con successo la fuga a Berlino Est del capo del controspionaggio della Germania Ovest Otto John; e nel ”56 è infine nominato responsabile della Hauptverwaltung Aufklärung, il controspionaggio estero. Ci resterà per 34 anni. Caduto il regime, Wolf terrà sempre a sottolineare come sua responsabilità non fosse lo spionaggio sistematico verso i cittadini della Ddr, ma la raccolta di informazioni all’estero. Una sua specialità è l’uso del sesso a fini spionistici, con l’utilizzazione di affascinanti ”Romei e Giuliette” incaricati di sedurre i vip della Germania Federale. E nelle sue memorie Wolf sottolinea come le donne ai suoi servizi non fossero prostitute ma devote iscritte al Partito, compensate con la consapevolezza di aver compiuto il proprio dovere ideologico, oltre che con un po’ di «gratitudine di Stato»: eufemismo per indicare un appartamento privilegiato o un avanzamento nella lista d’attesa per un’automobile. Uno dei suoi principali motivi di lamentela con Mielke sarà nel 1961 la costruzione del Muro di Berlino, che il ministro decide senza consultarlo, e che rende più difficile il lavoro della sua rete spionistica. Ma malgrado questo handicap non ha troppi problemi a infiltrarsi nei gangli più vitali del sistema di potere tedesco occidentale. Un suo uomo è ad esempio il miliardario rosso Hannsheinz Porst, che per meglio occultarsi si iscrive al Partito Liberale, diventandone anzi un importante finanziatore. Un altro è Günter Guillaume, segretario particolare del leader socialdemocratico e cancelliere Willy Brandt. Si rovinerà però per voler strafare, nel momento in cui nel 1973 passa i retroscena delle trattative sull’istituzione del Consiglio della sicurezza e cooperazione europea. I servizi occidentali non possono non accorgersene, nel 1974 è scoperto anche lui in seguito un augurio di compleanno incautamente ricevuto da Berlino est. Errore tattico Poichè il suo arresto obbliga il 4 maggio Brandt a dare le dimissioni, se vogliamo i regimi comunisti si sono dati la zappa sui piedi da soli. Al posto del cancelliere della stpolitik, infatti, verrà al potere Schmidt, l’uomo degli Euromissili. E con gli euromissili inizierà anche il conteggio alla rovescia per la fine del blocco sovietico, anche se ci vorranno ancora 15 anni. Nel frattempo, però, Wolf conseguirà successi ulteriori, infiltrando un suo uomo perfino in Vaticano. Nel libro paga della Stasi in questi anni sono anche il terrorista Carlos e la Rote Armee Fraktion, oltre a vari gruppi palestinesi. la Stasi che addestra le guardie del corpo di Fidel Castro e del leader sandinista Ortega. ancora la Stasi a inventare i ”Generali per la pace”, gruppo di ex-ufficiali Nato diventati pacifisti (tra cui l’italiano Nino Pasti). Ma nel 1978 in Svezia i servizi occidentali riescono a fotografare l’«uomo senza volto» per la prima volta e di fronte alla sempre più evidente stagnazione dell’era brezneviana lui stesso comincia a avere qualche dubbio. Addirittura, quando lascia la sua seconda moglie per una donna già arrestata durante un tentativo di fuga l’odiato Mielke gli mette i telefoni sotto controllo. Pensionato Infine, nella primavera del 1986 lascia la Stasi, ricevendo come liquidazione un appartamento a Berlino, un autista e una segretaria. Ormai gorbacioviano convinto, qualcuno lo sospetta di stare preparando un golpe riformista contro la vecchia guardia. E infine partecipa anche lui alla rivoluzione, recandosi al comizio della Alexanderplatz che prepara la caduta del Muro. Ma quando il regime crolla anche lui si trova inquisito. Con l’aiuto di una strana alleanza trasversale tra servizi bulgari e Mossad israeliano nel settembre 1990 fugge da Berlino per rifugiarsi a Mosca, ma anche di lì deve andarsene dopo il fallimento del golpe contro Gorbaciov dell’agosto 1991. Inseguito da un mandato di cattura tedesco occidentale, va prima in Austria a nascondere le sue carte, poi il 24 settembre 1991 si costituisce a Bonn. Al processo gli danno sei anni per alto tradimento e corruzione, ma quasi subito il Tribunale Costituzionale Federale stabilisce che non si possono punire i membri dei servizi dell’Est per aver fatto il loro dovere, ma solo per eventuali reati commessi nell’ex-territorio della Germania Federale. Posto in libertà provvisoria, beneficiato comunque con una pensione di 500 dollari da quello stesso Stato che lo processa, in appello se la cava con due anni, la sospensione della pena e il pagamento di 50.000 marchi da devolvere in beneficenza. Non solo per rifarsi del salasso finanziario ma anche per «difendere le sue ragioni» inizia a scrivere libri: le sue memorie, una raccolta di biografie di noti comunisti tedeschi, perfino un libro di ricette russe. Col boom di Internet il suo nome viene associato a quello di un virus ”Stasi”, che cancella dal computer tutti i file eseguibili facendo apparire in inglese la frase: «Erich Mielke è ancora vivo! Attento alle spie della Stasi! Mai sentito parlare di Markus Wolf? La Stasi ti controlla». Forse un ultimo dispetto, quello di metterlo ancora e sempre assieme a Mielke. Maurizio Stefanini