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 2006  novembre 11 Sabato calendario

Glucksmann. Libero 11 novembre 2006. Nello yiddish morbido dei padri si dice Schouzpeh, in greco suona come Parrehesia, per noi una rumorosa forma di coerenza

Glucksmann. Libero 11 novembre 2006. Nello yiddish morbido dei padri si dice Schouzpeh, in greco suona come Parrehesia, per noi una rumorosa forma di coerenza.«...è il parlare franco, l’impertinenza che mia madre usò nei confronti degli viaggiatori ebrei spaesati diretti ai campi di concentramento nazisti: ”ma sapete dove vi portano davvero?...” disse. I gendarmi francesi per non far diffondere il panico la buttarono fuori dal vagone per Drancy, sede della Gestapo, con me e le mie sorelle. Nell’Antica Atene c’era la minaccia di morte per chi non enunciava a voce alta i propri pensieri. Così, io, a quattro anni, mi salvai con un corso inaugurale di filosofia socratica. Quel giorno il getto dei dadi non abolì il caso». Mentre evoca la sua infanzia movimentata, Andrè Glucksmann è una contaminazioni di stili. piantato in una camera d’albergo rococò, indossa un maglioncino da esistenzialista che si sfalda su un fisico ossuto strappato a una tela di Schiele; il caschetto è lo stesso di quando frequentava la «stupidità dei maoisti occidentali, ma per qualche mese»; e lo sguardo di flanella, alla ”Gerard Philippe”, identico a quello della prima trasferta milanese da noveau philosophe al Centro culturale francese, code di fans - specie donne - estasiati per assaporare le sue critiche al marxismo, quando il marxismo era più di moda. Glucksmann è lo stile della coerenza. Sessantanove anni - di cui 40 passati sulla scena culturale europea, una delle miglior menti della sua generazione e di quelle a venire - il filosofo francese più filoamericano è in Italia per presentare la sua biografia ”Una rabbia di bambino” (Spirali). Glucksmann, in copertina campeggia la foto di un bimbetto imbronciato. «Sono io, il figlio di due ebrei austriaci che negli anni ”30 dissero addio alla Palestina per affrontare i pericoli dell Germania, dove le Sezioni d’assalto ripulivano le strade a colpi di spranghe di ferro. Lasciavano la cuccagna». Diaspora al contrario. Il destino del filosofo secondo Hegel: il mondo rovesciato... « un’abitudine, ma non sono il solo. Imparo dai miei errori; ero tra quelli che voleva organizzare la rivoluzione facendolo più per moda surrealista che per altro. Poi mi resi conto, sin dai tempi di Mao che era sparito l’ideale utopico, ma era rimasta la natura dispotica del comunismo. La Cina di oggi si rispecchia in Tienammen, ma ogni dittatura è da estirpare; per questo è giusta la condanna del sanguinario Saddam che ha fatto un paio di milioni di morti; per questo è giusto che gli Usa non si ritirino dall’Iraq, perchè così si salva la libertà degli iracheni stessi» Il liberal Paul Berman parla di ”teoria dei due comunismi”: presi tra la lotta per i diritti civili e lo strano fascino per il totalitarismo sovietico, si diventa veri liberali. A lei è successo così? «La questione non è essere liberali o socialdemocratici. Un campo di concentramento è un campo di concentramento sia a destra che a sinistra. Io sono contro il gulag e l’omicidio eretto a sistema; la realtà si oppone sempre al dispotismo. Havel la chiama ”la solidarietà dei senza potere”. Anche se credo che anche Dio sia morto con le ideologie, è il marxismo quello che ha prodotto più danni». Lei fu allievo di Raymond Aron, destra, contrapposto a Sartre, sinistra. Sa che in Italia la querelle era «meglio aver torto con Sartre che ragione con Aron...»? « una grande imbecillità. Bisogna sempre tener d’occhio il principio di realtà. Sartre si è sbagliato moltissimo ma aveva ragione, per esempio, sulla guerra d’Algeria. Aron sbagliava qualche volta; ma pesantemente, come quando pensava che l’America avrebbe vinto in Vietnam. da respingere l’idea che qualcuno pensi per noi...» Ma la natura dell’intellettuale, allora... «Stupidaggini. Io ho frequentato Ionesco, letto Schnitzer, Roth e Musil; ho cambiato il corso delle mie idee con Solzenicyn, ma le assicuro che i modelli non sono gli intellettuali. Sono mia madre e le mie sorelle cresciute sotto il nazismo, sono gli algerini che si battono contro il terrorismo islamico. E sono le persone comuni come Anna Politkowskaja, la giornalista che denunciò l’orrore della guerra in Cecenia, una mia amica dei cui libri scrivevo le prefazioni. Ammazzata. Mentre Putin riceveva la croce d’onore da Chirac». Di Putin lei ha detto che ha la stessa crudeltà del terrorista Basayev. «Ma con meno tempra. Beslan è la prova. Basayev prese in ostaggio dei bambini; Putin, per liberarli, gli sparò addosso. La ferocia non ha divise». Bè, un conto sono i terroristi... «Guardi sono stato il primo a dire che bisogna resistere al terrorismo islamico, anche se non ero d’accordo con Oriana Fallaci sullo scontro di civiltà....». Ribadisce quindi il concetto espresso nel suo ”Dostoevskji a Manhattan”: l’antiamericanismo è come l’antimusulmanismo? «Riga per riga. Anche il cristianesimo ha prodotto danni. Helmut Kohl diceva che ”se i tedeschi si fossero comportati come cristiani Hitler non avrebbe trovato né truppa né maggioranza”. Ma fu una Germania cristiana a fornire al Führer più soldati e elettori di quant’egli osasse sperare» I tedeschi non le sono simpatici «Le dò la misura di Schröder: prima di finire il mandato fece l’accordo per i gasdotti di Putin. Subito dopo è diventato dipendente della russa Gazprom. La Merkel è meglio di lui perchè viene dalla Germania est, conosce la soppressione della libertà, ma è intrappolata nella strana coalizione col vice di Schröder». Scusi, ma non è che voi in Francia siate messi meglio.. «Anzi. La Francia è l’unico Paese in cui la propria Storia è la religione nazionale. Da noi vige uno chiracchismo senza Chirac; dove gli chirachiani preferiscono la vittoria dei socialisti perchè se sale Sarkozy c’è il rischio che salti la politica estera di Chirac alleata di Russia e Germania e detrattrice del Patto Atlantico e della Ue. Noi abbiamo il record degli scioperi europei, non diamo la solidarietà a nessuno, come nel caso della strage di Nassiriya o delle vignette danesi. Gli imbecilli si annidano dappertutto». Come la sinistra antagonista da noi... «Sì. I nostri chiracchiani, in questo senso, sono come la vostra Rifondazione Comunista. E anche se portano messaggi di rottura rispettivamente a destra e a sinistra, io non ho molta fiducia di Sarkozy e della Royal; però, almeno, loro il cambiamento lo ventilano» Lei cita spesso Giovanni Paolo II, «viviamo come se Dio non esistesse». Ma che ne pensa di Ratzinger? «Stavo dalla sua parte dopo le dichiarazioni di Ratisbona. Per il resto, non si giudica mai un Papa prima che sia morto» Glucksmann, lei crede in Dio? «Scusi, ma abbiamo finito l’intervista...» Francesco Specchia