Daria Galateria, la Repubblica 19/11/2006, pagina 38., 19 novembre 2006
Flaubert, nelle lettere il romanzo mai scritto. la Repubblica, domenica 19 novembre Tutti i romanzi che Flaubert non ha scritto sono nella fluviale corrispondenza, tremila e settecento e più lettere
Flaubert, nelle lettere il romanzo mai scritto. la Repubblica, domenica 19 novembre Tutti i romanzi che Flaubert non ha scritto sono nella fluviale corrispondenza, tremila e settecento e più lettere. Il Conte oriental, per esempio. Flaubert lo ha composto nelle missive dall´Egitto; ci sono subito i danzatori «abbastanza brutti ma affascinanti di corruzione, di degradazione intenzionale nello sguardo», femminili nei movimenti: il «trillo di muscoli», con pube, reni e inizio delle natiche a nudo, velati da una garza nera. «Avanzano verso di voi, le braccia distese», e la faccia, «sotto il trucco e il sudore, rimane più inespressiva di una statua». Si parla della propria sodomia in pubblico, e a tavola: «Viaggiando per istruirci, e con un incarico governativo, abbiamo considerato nostro dovere dedicarci a questo tipo di eiaculazione». L´occasione non si è ancora presentata, ma Gustave la cerca, nei bagni, dove si pratica. Il deserto è una curiosa distesa viola all´alba, grigia a mezzogiorno e rosa la sera; nella sabbia Flaubert avanza correndo verso la vecchia Sfinge, che esce dalla terra come un cane che si levi. Una scimmia per strada cerca a forza di masturbare un asino, che scalcia; la scimmia stride; ovunque, sentore di spezie. Girando nel bazar, lo scrittore finisce nel quartiere delle puttane, cinque o sei strade di case di fango; le vesti larghe fluttuano al vento caldo; le collane di piastre d´oro «schioccano come carrette». La celebre cortigiana Kuciuk-Hanem si addormenta nella notte con le dita intrecciate alla mano di Flaubert, che sembra soddisfatto delle sue «cinque scopate e tre pompini», ma si affretta a immalinconirsi qualche lettera più in là di aver ritrovato la danzatrice del ventre «cambiata. Era stata malata. Ho fatto una sola scopata». Il clima è pesante; Flaubert assapora tutta quell´amarezza, «è la cosa più importante», cioè è già metafora, e letteratura. Il curatore Franco Rella ha ritagliato in cinquecento pagine il continente di questa corrispondenza (Gustave Flaubert, l´opera e il suo doppio. Dalle lettere, Fazi) con la splendida ansia, da innamorato e da studioso, di restituire un po´ tutto, anche e soprattutto quello che il genio ci ha sottratto, impigliato nella «croce dello stile». La scrittura è infatti qui di straordinaria immediatezza («dopo una giornata passata a tornire una sola e singola frase, si abbandona di notte a lunghe lettere di dieci o quindici pagine», riflette il curatore); c´è un Flaubert istintivamente colorito, gagliardo, e amabile subito. Così, il romanzo sentimentale è tra le zone più visitate di questa scelta. Rella ci guida e ci sorveglia da lontano - nelle note - lungo gli amori di Flaubert; ci ricorda che la frase «via, ti avrò molto amata prima di non amarti più» è stata scritta alla poetessa Colet il giorno dopo il primo amplesso - favorito da una passeggiata in calesse al Bois de Boulogne («mi ricordo l´ondeggiare delle molle»: gli «sballottamenti» che torneranno nella Bovary, e saranno evocati nel processo intentato al romanzo per immoralità). Lasciando lei e Parigi, Gustave trova la madre che lo aspetta alla stazione della loro Rouen; «ha pianto vedendomi ritornare. Tu hai pianto vedendomi partire»: non può spostarsi senza che si spargano lacrime «da entrambi i lati». Evidentemente non sono frasi atte a tenere a distanza una donna, specie col temperamento effervescente di Louise Colet. Lo scrittore Alphonse Karr aveva riso di lei per la relazione con lo studioso, e anche ministro della Pubblica istruzione, Victor Cousin: la poetessa, aveva scritto, è incinta per effetto di una puntura di pappataci (piqûre de cousin). Louise Colet era andata a cercare Karr coltello in mano, e lo aveva assalito per pugnalarlo - lui era riuscito a fatica a disarmarla. In quello stesso primo giorno di lontananza Flaubert la rassicura così: «Questo mese verrò a vederti. Resterò un giorno tutt´intero». Le racconta che ha amato dai 14 ai 20 anni una donna senza dirglielo, senza toccarla (sarà la madame Arnoux dell´Education sentimentale); «e in seguito sono stato quasi tre anni senza sentire il mio sesso». Si capisce che Flaubert già rimpiange che lei sia venuta «con la punta del dito a rimescolare tutto questo». Molto più tardi, anche George Sand (i perfidi Goncourt ritraggono la mulatta sessantenne in una "toilette d´amore" rosa pesco) cerca di spezzare quel «ritiro da rinoceronte, perché il dolore deriva dall´attaccamento» - in realtà Gustave difende il lavoro di scrittore, che è una difesa. Cerca di ubriacarsi con l´inchiostro, come gli altri con l´acquavite: perché, scrive a un´ennesima esuberante scrittrice, «sono alto cinque piedi e otto pollici» (un colosso che aveva fatto tremare i Goncourt e il loro prezioso lampadario della camera da pranzo), «ho spalle da facchino e un´irritabilità nervosa da damigella». C´è poi il romanzo dell´amicizia; le parole «ti ho amato a prima vista» o «ho ricevuto la tua lettera tanto desiderata. Mi sono bagnato» sono rivolte a Feydeau, e a Louis Bouilhet. Nulla è dolce come l´amicizia, ah dolce amicizia, sospira a dieci anni, e quando gli amici gli stroncano un po´ allibiti La tentazione di Sant´Antonio, o gli promettono a prezzi irrisori di rivedergli la Bovary, «troppo rimpinzata», lui commenta: «Madornale!», ma non se la prende. In realtà, tutte le manifestazioni di stupidità lo confortano, e lo divertono un mondo. La prima lettera, a nove anni, si apre con la parola bête. Poi sempre riderà dell´imbecillità umana, prima di farne l´inventario nello stupidario di Bouvard e Pécuchet. Anche qui, c´è una ferita autobiografica; «stava per ore con un dito in bocca, assorto, l´aria da scemo», racconterà di lui la nutrice, che sarà, dopo mezzo secolo di dedizione, «coll´abito a scacchi neri che aveva portato la mamma», la straziante cameriera del Coeur simple. Ma la stupidità diventa, lungo tutta la corrispondenza, la più costante lente per osservare il mondo: la facile letteratura, la società, la politica. La noia e il pessimismo lo rendono divinatorio: «l´asinata» del luogo comune non cede davanti alla scienza e alla tecnica, «anzi, con il progresso, progredisce». Ma se la realtà è sordida, lui si ostina a applicarsi alla bellezza: "Mi immerdo nella perfezione». Daria Galateria