Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2006  novembre 19 Domenica calendario

Philippe Noiret. la Repubblica, domenica 19 novembre «Philippe Noiret, pericoloso da mezzogiorno alle due» era scritto sullo schienale della poltrona dell´attore sul set di Il postino

Philippe Noiret. la Repubblica, domenica 19 novembre «Philippe Noiret, pericoloso da mezzogiorno alle due» era scritto sullo schienale della poltrona dell´attore sul set di Il postino. uno dei tanti ricordi italiani che Noiret evoca con una risata: «Erano le ore in cui soffrivo di calo ipoglicemico e potevo esplodere in collere improvvise. Fingevano tutti di averne timore, in realtà non mi prendevano sul serio. C´era un clima bello su quel set, perché c´era Massimo Troisi, con la sua natura delicata e tenera, con la sua dolcezza stoica. Un amico che non ho mai dimenticato», dice l´attore. Gli piace parlare del passato, soprattutto di quello italiano - «perché io amo ridere e gli italiani sanno ridere, non hanno la seriosità compunta dei francesi» -, ma Noiret non guarda indietro «con il sentimento della nostalgia per il tempo della giovinezza. Non sopporto gli eccessi di spudoratezza e di nudità esibiti in questi anni, ma un po´ di nostalgia mi viene se penso ai giovani che oggi scoprono la sessualità e il corpo femminile senza le difficoltà e i complessi che avevano quelli della mia generazione nell´adolescenza». I ricordi gli servono «per confrontarmi con me stesso, com´ero e come sono. Per esempio la collera. Da giovane era piuttosto violento, sempre pronto a scattare, con il tempo ho imparato a dominarmi. Mi sono fatto una mia filosofia del vivere: soltanto l´amore e la salute sono importanti, a tutto il resto si può rimediare. Il mestiere dell´attore è molto importante, ma non è tutto, vale almeno quanto la mia famiglia, il tempo con gli amici. Ho imparato a non farmi impressionare da niente, è giusto pensare agli altri e ribellarsi contro le ingiustizie del mondo, ma bisogna anche conoscere i limiti delle proprie possibilità di intervento per non cadere nella frustrazione. Ho perfino imparato ad accettare il mio fisico, per anni ho sofferto per il mio aspetto e per il mio peso. Ancora detesto guardarmi sullo schermo, ma è facile cambiare canale». Philippe Noiret ha 76 anni, cinquanta di carriera, centotrenta film con autori di tutto il mondo, francesi e italiani, ma anche Hitchcock, Peter Ustinov, Richard Lester. «Monumento del cinema francese», scrissero alla fine degli anni Ottanta quando uscì La vie et rien d´autre di Tavernier, il regista che lo ha diretto più di chiunque altro. Un bel risultato per uno che è arrivato alla professione di attore «non certo per vocazione, piuttosto come rifugio visto che non sapevo bene cosa fare. A scuola ero un disastro, non mi piaceva studiare, avevo sempre la testa altrove, finché uno dei professori del collegio non mi inserì nelle recite studentesche. Fu come una rivelazione. Non tutti scelgono di recitare per esibirsi, per me, come per molti altri, è stato un modo per nascondersi dietro un altro e superare la timidezza. Quando poi il mestiere è diventato il modo per guadagnare da vivere anche i miei genitori si sono tranquillizzati». Recite studentesche, prima a Lille, sua città natale, poi a Toulouse, corsi di arte drammatica a Parigi fino ad entrare nel prestigioso Teatro Nazionale Popolare di Jean Vilar, «il più prezioso dei maestri» secondo l´attore. Il cinema arriva nei primi anni Cinquanta, piccoli ruoli fino all´incontro con Agnès Varda (La pointe courte), poi con Louis Malle e il personaggio dello stravagante zio Gabriel in Zazie dans le métro. Uomini d´affari disonesti, ministri viziosi, proprietari terrieri arroganti: nella prima parte della carriera sullo schermo i personaggi di Noiret sono spesso antieroi, antipatici, in contrasto con il suo fisico bonario e il sorriso rassicurante. solo verso la fine degli anni Sessanta, con film come Alessandro il fortunato, che si afferma come simbolo di serenità e di pigrizia, un´immagine che gli fa conquistare i primi successi di pubblico. «Appena ho avuto un po´ di successo mi sono concesso il lusso di fare con i produttori l´attore scomodo, uno di quelli che discutono i contratti chiedendo più soldi. Non l´ho fatto per i soldi ma perché su un set gli attori più pagati sono i più coccolati, riempiti di attenzioni. Non mi sembra giusto. vero che lo star system ha le sue regole, ma una maggiore equità non sarebbe male». Alla condizione di star Noiret preferisce l´immagine di sé che ha imposto nel tempo, il gentiluomo di campagna che va a cavallo e fuma il sigaro accanto al camino, l´uomo elegante che colleziona scarpe. «Adoro stare nella mia casa di campagna a Carcassonne e andare a cavallo è stato il mio sport preferito. Le scarpe? Quelle fatte a mano sono il mio debole, ho trovato un artigiano fantastico, ha creato un paio di stivaletti ai quali ha dato il mio nome. Non sono un esibizionista, ho ereditato da mio padre il gusto per l´eleganza e per le cose belle. Mio padre lavorava nell´abbigliamento, aveva un ufficio a Faubourg Saint-Honoré vicino a un famoso negozio di scarpe: è lì che ho preso il virus». Elegante, pigro, schivo, solitario: sono gli aggettivi usati più spesso per Noiret. Quanto alla pigrizia, malgrado l´elogio che ne fa spesso, è finta, come era finta la pigrizia di Marcello Mastroianni, l´attore al quale Noiret viene spesso avvicinato per la leggerezza e per il modo di vivere la professione con ironico distacco. Una «divina semplicità», come dice di entrambi Giuseppe Tornatore. Non a caso tra i due nacque un´amicizia profonda e reciproca ammirazione fin dal primo incontro sul set di La grande abbuffata di Marco Ferreri, il film che, malgrado l´indignazione stizzita dei critici francesi, conquistò il pubblico d´oltralpe e non solo. Pigrizia finta perché Noiret, com´era Mastroianni, è amatissimo da tutti i registi per la puntualità e la preparazione con cui arriva sul set e perché «sono sempre pronto a partire, se c´è un film, un autore o un personaggio che mi attirano. Mai, neanche nei momenti critici, ho perso la curiosità per questo mestiere». E in questi ultimi anni in cui il cinema sembra trascurarlo, Noiret è tornato al teatro, otto mesi in scena con Anouk Aimée in Love letters. «Non lo facevo da anni, mi ero allontanato anche per polemica contro tanti registi che mettono in scena le pièces attenti più a dare un segno della propria presenza che a valorizzare il testo e gli attori. stato emozionante tornare sul palcoscenico e sentire ogni sera il calore degli applausi di una sala piena di ottocento persone». Schivo sì, «ma non sono scontroso. Non amo la mondanità, le serate in mezzo a tante persone più o meno sconosciute, tutte con un bicchiere in mano e un sorriso falso sulle labbra. Frequento gli incontri pubblici solo se necessari al mio lavoro. La verità è che con l´età il mio tempo è diventato sempre più prezioso, non posso sprecarlo, sono troppo occupato a vivere la mia vita tranquilla». La sua vita, aggiunge, è «scandalosamente tranquilla, vivo con la stessa moglie dal 1952. Per il mondo di oggi e per la stampa pettegola sono un pessimo soggetto. Ho avuto la fortuna di sposare la donna più seducente di tutte, è stata lei a darmi sicurezza e, nei momenti di scelte difficili, i suoi consigli sono stati preziosi», dice di Monique Chaumette, che per amore della famiglia - hanno una figlia - ha messo da parte il lavoro di attrice. Malgrado il rapporto talvolta infelice con i critici - «non pretendo di essere immune da errore, ma i critici spesso sono solo maligni; come diceva Cézanne: "Non bisogna chiedere a un artista più di quanto possa fare né al critico più di quanto possa capire"» - raramente di Noiret si è scritto al di fuori del cinema. Neanche per la politica: «Ho il cuore a sinistra ma non sono un militante. E se c´è una cosa che mi fa ridere sono i politici che si prendono troppo sul serio. incredibile come il potere possa trasformare una persona onesta e perbene in un imbonitore dalle parole vuote. L´unico impegno che ho avuto è stato con Amnesty International, ma questo fa parte della mia vita privata, ho avuto troppa fortuna per non rendere qualcosa». Fortuna è un termine che Noiret usa spesso. «Non sono credente ma ogni tanto sento il desiderio di ringraziare qualcuno, non so chi, per la vita fortunata che mi è stata regalata. Una bella famiglia, un lavoro che amo e che mi permette di vivere bene, infiniti incontri con persone meravigliose che mi hanno arricchito di umanità e di conoscenza. Potevo desiderare di più? vero, non ho il fisico del conquistatore e non ho mai fatto una commedia romantica, ma tra le mia braccia o nel mio letto sullo schermo ci sono stare le donne più belle del mondo, Romy Schneider, Sophia Loren, Catherine Deneuve, Fanny Ardant, Ornella Muti. Quanti uomini possono vantare la stessa cosa?». L´unica nota di malinconia nella sua bella voce sonora si insinua al ricordo dei tanti amici scomparsi. «Il tempo che passa è triste per le perdite che porta con sé, sento la mancanza di quelli che ho amato e non ci sono più. La morte? Ci penso da quando avevo 25 anni, ogni giorno da cinquant´anni. Ma non è un pensiero che mi fa paura, anzi mi spinge a sentire ancora più forte la gratitudine per la vita fantastica che mi è concesso di vivere». Maria Pia Fusco