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 2006  novembre 20 Lunedì calendario

Quel tunnel di cristallo per entrare nel Mar Rosso. La Stampa, lunedì 20 novembre Sharm el Sheikh. Gli italiani patiti di Sharm el Sheikh un giorno potranno camminare attraverso il Mar Rosso

Quel tunnel di cristallo per entrare nel Mar Rosso. La Stampa, lunedì 20 novembre Sharm el Sheikh. Gli italiani patiti di Sharm el Sheikh un giorno potranno camminare attraverso il Mar Rosso. Non sarà per intervento divino, ma perché il Governo egiziano ha chiesto al nostro Paese di progettare una gabbia sottomarina che contenga i turisti nelle incursioni sottomarine mordi e fuggi da pacchetto vacanze. In modo particolare gli egiziani ci hanno pregato di aiutarli prima che le cavallette dei voli charter finiscano per distruggere completamente la barriera corallina del Ras Mohammed National Park. Ogni anno una fiumana d’italiani d’ogni tipo si riversa negli alberghi di Sharm el Sheikh. Tra i milioni di turisti che hanno come meta il Mar Rosso, c’è un esercito di settecentomila nostri conterranei. La parte più dolorosa dell’esodo è quando, buona parte di loro, in pochi giorni vorrebbe trasformarsi in Jacques Cousteau. Per fortuna da qualche tempo in qua non siamo più soli, da non molto agli italiani si è affiancata anche una nutrita schiera di Russi in transumanza, pare che con il loro arrivo si sia ingaggiata una dura lotta per chi meriti la palma di peggior devastatore del parco marino. Ras Mohammed si trova alla punta estrema del Mar Rosso del Sinai, dal 1983 è il primo parco marino istituito in Egitto e, al momento, è il paradiso per eccellenza dei turisti che vogliono cimentarsi nello snorkeling o nel diving. Molti pacchetti vacanze di tour operator italiani promettono corsi per principianti, probabilmente il mercato ha annusato la debolezza di quella parte dell’animo impiegatizio e sedentario che, quando si torna a casa, ama poter raccontare di avventurose botte di vita, come appunto essersi immersi nel Mar Rosso. Proprio perché i racconti valgono di più se supportati da prove concrete, il souvenir corallino diventa quasi un obbligo. Se si scorrono in rete le pagine dedicate alle faq (domande frequenti) degli aspiranti sub si intuiscono immediatamente i termini del problema: «Posso immergermi nel Mar Rosso con i guanti?» oppure «Posso portare con me un coltello?». Quando viene chiesto qualcosa del genere nell’area web di un Divig Center di Sharm, naturalmente la risposta è no, soprattutto perché la legge egiziana vuole evitare che i turisti abbiano la tentazione di «toccare con mano» la flora e la fauna dei fondali marini di quel paradiso, ma invece spesso è la regola, anche in barba alla legge. Chi ha frequentato quei posti assicura che il via vai dei barconi, che da Sharm portano i turisti al parco marino, è già per sé la prima vera minaccia ambientale. Tutti sanno che basta offrire pochi dollari al proprietario del barcone, quello chiude un’occhio e ci si può portare tranquillamente a casa anche qualche «ricordino» della barriera corallina. Tutto questo forse finirà, proprio ieri il governo egiziano ha approvato l’ultima versione del «progetto sottovetro» che l’Università di Pisa ha messo a punto dopo aver trovato un accordo con gli esperti egiziani con cui hanno collaborato. La razionalità dei nostri ingegneri e biologi marini ha dovuto tener conto delle esigenze estetiche degli Egiziani, per un periodo si è pure parlato di un «progetto Octopus», suggestivo senza dubbio, ma forse troppo «tentacolare» per essere eco compatibile. Alla fine è prevalso il buon senso e si è arrivati a un accettabile compromesso: i turisti cammineranno in un corridoio di cristallo, ma potranno anche affacciarsi in una sala più ampia. Il progetto «Underwater marine Park» prevede anche un innovativo e tecnologico centro visite nel golfo di Masha Ghoslani, lo sviluppo del Centro Visitatori, già presente all’interno del Parco come museo di storia naturale e culturale del Sud del Sinai, il miglioramento e l’ampliamento dell’area campeggio, a cui verranno forniti servizi igienici e acqua calda attraverso l’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili come pannelli solari. L’iniziativa fa parte di una serie di progetti di tutela ambientale che l’Italia, da qualche anno, sta realizzando in vari Paesi del mondo tra cui Cina, Messico, i Balcani e appunto l’Egitto. Nasce dalla cooperazione bilaterale tra Italia e Egitto in campo ambientale e fa parte del «Progetto Pilota per lo sviluppo sostenibile e la gestione ambientale nella costa Sud del Sinai». E’ stato finanziato dal nostro Ministero dell’Ambiente e sarà realizzato dagli Egiziani con l’intenzione di coinvolgere anche imprese italiane. Gianluca Nicoletti