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 2006  novembre 18 Sabato calendario

Nella tana di Ségolène. La Stampa, sabato 18 novembre «Attiva è attiva, per carità, anzi: attivissima

Nella tana di Ségolène. La Stampa, sabato 18 novembre «Attiva è attiva, per carità, anzi: attivissima. una che vive a duecento all’ora, per starle dietro ci vuole un cuore da fondisti, ma... ma c’è la storia dell’automobile». A Poitiers la raccontano tutti: perfino i suoi socialisti, sottovoce, gli altri, gli avversari, con le sopracciglia aggrottate senza misericordia. Ai tempi in cui comandava nella regione l’UMP del languoroso ex premier Raffarin, la presidenza viaggiava in auto blu di gran lusso. Il primo giorno in cui arrivò, anzi irruppe nell’ufficio la vincitrice Ségolène Royal, si indignò scenograficamente di tutto quello spreco altoborghese. E ingiunse di sostituirla con un modello di medio prezzo, più socialista. Decisione virtuosa spartita subito con l’intero popolo dei contribuenti mediante apposita conferenza stampa: qui da oggi non si gettano via i soldi dei cittadini. Sarebbe stato verissimo se la vettura di lusso, definitivamente rinchiusa in un garage, non fosse stata collegata a un leasing che non si poteva interrompere. Pagare due volte lo stesso conto non è in effetti gran risparmio. Per molti è il ritratto perfetto di Ségolène, che strappato l’applauso, si lascia dietro, penzoloni e incompiuti, i fili delle varie vicende. Chiacchiere maligne di provincia, mugugni degli eterni insoddisfatti? Da due anni e mezzo, qui, è già «madame la presidente». Un milione e settecentomila sudditi, quattro dipartimenti tra i bastioni possenti di la Rochelle e il Marais del Poitou: eccola la sua piccola Francia, il laboratorio dell’egeria del PS dove collauda le formule choc e si allena a amministrare il paese intero. qui a Poitiers, nelle viuzze dedaliche sovrastate da poster vagamente minacciosi - «non perdere la parola alle prossime elezioni presidenziali» - che bisogna venire per scoprire se il suo stile è ancora quello di quando era la Zapatera o è già intonato all’Eliseo, per verificare se il motto «un euro speso uguale a un euro utile» non è soltanto una formula. Ebbene: i suoi amministrati la ammirano, ma non la amano. Anzi a molti non va a sangue. Il giorno dopo il trionfo ti aspetteresti una sonante spanciata di endecasillabi e passioni ossidriche. E invece c’è un pubblico restio a infatuazioni collettive e al contagio, come accade invece a Parigi. Sussurra con audace metafora un eletto socialista che si cautela con l’anonimato «c’è il segolenismo formato tv e c’è il segolenismo reale. Quello che sperimentiamo noi». Si racconta che qui chi ha incarichi pubblici e amministrativi apre ogni mattina il giornale con un brivido di suspence: perchè rischia di scoprire proprio lì di essere stato sbalzato dalla capricciosa signora presidente, o che sono state lanciate fragorose nuove iniziative che riguardano il suo ufficio di cui ignora tutto. Si mormorano casi clamorosi: nessun consigliere regionale era stato avvertito della campagna delle pantofole, ventimila paia comprate dalla regione per sostenere la claudicante industria locale della calzatura. Ci sarebbe materia, mormora qualcuno, per far lavorare le discusse giurie popolari,incaricate di tenere d’occhio gli eletti. Elisabeth Morin, capofila dell’Ump al consiglio regionale, non ha dubbi: «in tv vedete un donna sorridente e affabile, che ascolta. Qui c’è una donna sola, isolata, dura, che fa paura». Certamente alla destra, travolta da una marea di iniziative. Al consiglio regionale suonano naturalmente altre campane, tutte in gloria. Le cifre per esempio le danno ragione: tasse aumentate nel 2005 solo del 14 per cento «per ridurre il deficit», meno che in altre regioni, poi nel 2006 nessun aumento, con sospiri di ammirazione perfino dell’opposizione. Il tasso di disoccupazione è poco sotto la media nazionale, all’otto per cento, il debito non è cresciuto di un centesimo. la voce della cultura è cresciuta del 55 per cento. Gli studenti hanno ottenuto i libri gratuiti secondo le promesse elettorali, i neo diplomati ricevono un assegno di 1200 euro per la patente. I genitori sono incantati. Jean Grolier è il vice presidente con incarico per l’economia: «Siamo un laboratorio, quando si parla di democrazia partecipativa ebbene noi l’abbiamo messa in atto, qui tutto viene discusso con la popolazione, ci sono forum continui». E tira fuori dal cassetto la carta di impegno reciproco per le imprese. L’ha inventata la donna che ha reso omaggio al neoliberismo di Blair: le imprese che vogliono finanziamenti devono firmare un impegno a non delocalizzare l’attività, a rispettare l’ambiente pena una multa. Prendere o lasciare: perfetto stile Ségolène. «Hanno firmato tutte - annuncia Grolier- salvo una e un’altra che è stata multata di 100 mila euro per inadempienza». Marie Legrand, che guida i Verdi e l’ecologia, è sommersa di iniziative. E poi c’è il modello Porto Alegre. In realtà rivisto e corretto da Ségolène: la democrazia partecipativa si decide dopo aver discusso, scelto, votato. Funziona? Eccolo in opera al liceo Dubreuil, mille allievi a S.Jean d’Angel, un’ora da Poitiers. Bisogna decidere i progetti pe la scuola da inserire nel bilancio regionale: lavori e attività sportive, viaggi di studio e scuolabus. Ci sono il sindaco e il rappresentante della Presidente. La sala sciaborda di studenti, genitori e personale. Un breve video illustra sobriamente come funziona il sistema partecipativo, lei non compare. Annuncia il preside: «Avete la parola, esprimetevi liberamente». L’atmosfera è distesa, tutti hanno qualcosa da dire, piccoli progetti, nessuna richiesta smodata. Il funzionario della regione prende nota. Redigerà il progetto in bella copia, quantificando le spese necessarie e possibili. Tra due mesi nuova riunione e si voterà, per scegliere. La presidente ha raccomandato di fare tutto in fretta, gli studenti devono vedere i risultati. Il sindaco sospira soddisfatto: «ricordo ancora quando tutto passava atraverso la burocraza statale, lentissima». Ah! I primi miracoli di Ségolène. Domenico Quirico