Aldo Cazzullo, Corriere della Sera 19/11/2006, pagina 13., 19 novembre 2006
La Royal, Un bel gadget. Corriere della Sera, domenica 19 novembre PARIGI – «Ségolène Royal? L’ho inventata io!»
La Royal, Un bel gadget. Corriere della Sera, domenica 19 novembre PARIGI – «Ségolène Royal? L’ho inventata io!». Davvero, Jean-Marie Le Pen? « tutto scritto. Vede, io sarò pure un orco, un tipaccio politicamente scorretto, un antifemminista; però in politica ci prendo. Con Ségolène c’ho preso. Non adesso; due anni fa. da allora che dico: vedrete che i socialisti candidano la Royal. Siccome hanno fallito clamorosamente nelle due grandi prove del loro governo, le 35 ore e la riforma delle pensioni, non possono portare all’Eliseo un politico. Ma possono presentare in campagna elettorale un gadget. Come politico, Ségolène non ha sostanza. Ma come gadget è perfetta. donna. madre. bella, se non altro più bella della sua rivale Martine Aubry. Fa molto democrazia del Nord. figlia delle élites, ha studiato all’Ena. cresciuta sulle ginocchia di Mitterrand. stata ministro ma non troppo. Ha fatto belle foto per Gala e Ici Paris. la moglie, pardon la compagna, anzi, diciamolo: è la concubina del segretario del partito...». Le Pen non ha perso il gusto di passare per cattivo. Quando parla della seconda guerra mondiale, è inaccettabile. Quando parla della Royal, è greve. Però si capisce che un po’ gli piace. «Non è male. Carina. Veste bene. Ma ha un pessimo carattere. Le donne le preferisco gentili, dolci. Lei è dura, altera, collerica, talora persino brutale». Detto da lei, Le Pen... «E’ così: ti sorride ma vorrebbe azzannarti. Non saprebbe governare, ma è una buona candidata: ha un cognome, Royal, da Ancien Régime, e un nome, Marie-Ségolène, che evoca la tradizione, la campagna della Lorena, le buone vecchie famiglie "reac", reazionarie. Infatti i suoi sono fieri reazionari. La cugina è dei nostri, capolista del Front National a Bordeaux. Il padre colonnello aveva il profilo da elettore di Le Pen, e l’ha educata con rigidità. Poi è arrivato il Sessantotto e sua figlia si è ribellata, l’ha pure portato in tribunale per una questione di soldi, ed è sprofondata nell’abisso del socialismo». Il patriarca dell’estrema destra ama i giochi di parole. «Ségolène è una fatina, una brezza leggera, una farfalla effimera, una libellula. Ecco, è una libellula che apre le fragili ali e svolazza sopra il pantano del Marais-Poitevin, la grande palude della regione di cui è presidente, grazie all’allora premier Raffarin, che ha voluto cambiare il sistema elettorale e si è fatto battere in casa propria dalla libellula. Capisco il suo successo; ma non dura. L’Ena, le conferenze a Sciences Po, le primarie in famiglia sono una cosa; la politica di strada è un’altra. Non conta la scienza, conta il fiuto». La politica di strada è quella che Le Pen predilige, l’unica che gli è consentita. E il fiuto gli dice che l’ascesa della Royal potrebbe anche essere un bene, per lui. «Nel 2002 ho perso perché non devo arrivare al ballottaggio contro un candidato che si dice di destra; devo avere di fronte un candidato che si dice di sinistra». Ségolène sarebbe perfetta. Il problema è Sarkozy. «Sarkozy è una mia brutta copia imborghesita. Un Le Pen con la cravatta». Ma nei sondaggi ha il 35%, il doppio di lei. «I sondaggi non tengono conto che alla fine Chirac si candiderà. So che adesso sembra impossibile. Ma, se vedrà aprirsi una finestra di tiro, il presidente scenderà in campo, e sarà una sorpresa per tutti tranne che per lui e per me. Io lo conosco bene. Chirac è un pessimo uomo di governo, ma un ottimo uomo di campagna elettorale. opportunista e spregiudicato, non esita a tradire i compagni di strada per il proprio tornaconto personale: nell’81 fece vincere Mitterrand contro Giscard. Con Mitterrand, Chirac ha sempre avuto un patto segreto, un legame sotterraneo, una complicità. Infatti non perde occasione per rivendicare di "essere rimasto fedele agli ideali della giovinezza". Ora: quand’era giovane, Chirac era militante comunista. Non simpatizzante, o votante; militante. Vendeva l’Humanité la domenica mattina. Firmò l’appello di Stoccolma. Chirac è rimasto nell’intimo legato alla sinistra. Anche per questo non farà nulla contro la Royal, e molto contro Sarkozy». A 79 anni, Le Pen è all’ultimo giro. Si guarda attorno, in ogni direzione. Ammicca all’elettorato anti-sistema, anti-globale, protezionista, sovranista. E strizza l’occhio (l’unico rimasto dopo un incidente, dicono: ma nelle vecchie foto la benda nera da pirata è ora a destra, ora a sinistra) agli altoborghesi promettendo un’improbabile riforma fiscale con un’aliquota massima del 20%. Alla festa del Fronte ha ospitato nello stesso giorno il presidente della Lega di difesa ebraica e il comico antisemita Dieudonné, venuto a fare atto di sottomissione: «In passato ho attaccato Le Pen perché ingannato dalla sinistra, ora sono qui per stringergli la mano». Le Pen l’ha accontentato volentieri, con una frase sibillina: «Se mi mancasse un solo voto per diventare presidente, sarei felice che fosse il voto di Dieudonné». In realtà, il patriarca non ha mai scelto davvero tra l’anima antigiudaica della destra francese, che oggi vede il nemico in Israele, e l’eredità antiaraba dell’Oas e della guerra d’Algeria, che si inscrive nello scenario dello scontro di civiltà. «Ma i perseguitati siamo noi – si ostina a dire ”. I sondaggi ci sottostimano perché dichiarare il voto a Le Pen può essere pericoloso. Come minimo ti mandano l’ispettore delle tasse. Quanto a Dieudonné, io non ho alcun pregiudizio di religione, di opinione, di razza verso alcun elettore». Basta che lo voti. «Sento che questa è la volta buona. Ségolène rincorre Sarkozy che rincorre me; però non mi beccheranno mai. Dicono di volere la rottura, ma è una rottura con se stessi, con la loro storia di ministri. I francesi preferiscono l’originale alle copie. Le idee che vent’anni fa esprimevo da solo fanno parte del dibattito pubblico, e questa è la mia vera vittoria politica». In Europa però lei è isolato. Anche in Italia. «In Italia il mio interlocutore era Fini. Sono stato a sostenerlo contro Rauti al congresso dell’Msi di Sorrento, nell’87. Siamo andati insieme da Saddam, in un viaggio umanitario. Ora fa finta di non conoscermi. Si è prostrato davanti a chiunque, pur di essere accettato nel campo del politicamente corretto e del pensiero unico. Si sognava padre costituente dell’Europa. Mi spiace averlo svegliato bruscamente con il No francese». E Bossi? «Erratico. Cambia idea troppo spesso, è difficile lavorare con lui. Poi ora è anche malato. Preferisco Romagnoli della Fiamma Tricolore. Ma la mia passione è Alessandra Mussolini. Simpatica, grintosa, bella, verace. Peccato per il nonno, un ex socialista... Comunque, creda a me, che di donne me ne intendo: meglio, molto meglio Alessandra di Ségolène». Aldo Cazzullo