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 2006  novembre 14 Martedì calendario

Perché è meglio l’uninominale Il Sole-24 Ore, venerdì 17 novembre Da anni sta crescendo in Italia il distacco tra cittadini e classe politica

Perché è meglio l’uninominale Il Sole-24 Ore, venerdì 17 novembre Da anni sta crescendo in Italia il distacco tra cittadini e classe politica. In tutti i sondaggi che si occupano dell’argomento il grado di fiducia nei confronti dei partiti politici è il più basso sulla scala. I dati dell’ultima rilevazione di Itanes pubblicati recentemente nel volume "Dove è la vittoria?" mostrano chiaramente che a fronte di un 40% di cittadini integrati nel sistema democratico ne esiste un 60% in un modo o nell’altro "lontani" dalla politica. Tra questi ultimi un 20% circa si può caratterizzare tout court come "ostili" nei confronti del sistema politico costituito e un altro 20% come "alienati". Questo è il terreno di coltura dell’"antipolitica" e come si vede dal grafico in pagina non è limitato alla destra. Anche a sinistra c’è ostilità nei confronti di questa politica. Non sono dati nuovi. Sono invece una conferma di un trend che i nostri politici ben conoscevano quando hanno messo mano nell’autunno scorso alla nuova legge elettorale. E cosa hanno fatto? Non solo hanno cancellato i collegi uninominali ma li hanno sostituiti con un sistema elettorale a liste bloccate in cui i cittadini non hanno alcuna possibilità di incidere sulla scelta dei loro rappresentanti, se non quella di non andare alle urne o di votare scheda bianca. I collegi uninominali della vecchia legge Mattarella, pur con tutte le difficoltà derivanti da un sistema partitico molto frammentato, avevano cominciato a incentivare il radicamento territoriale dei candidati. Sia nei collegi con un vincitore sicuro, sia in quelli competitivi, era nell’interesse di tutti i candidati cercare un rapporto diretto con gli elettori. E per quanto riguarda in particolare gli eletti il legame con la propria constituency si manteneva nella maggior parte dei casi anche nel periodo post-elettorale, influenzandone concretamente l’azione politica. Il nuovo sistema elettorale ha invece introdotto due elementi molto negativi. Il primo sono le candidature plurime, la possibilità cioè che ci si possa candidare in tutte le circoscrizioni. In questo modo gli elettori che votano in una certa circoscrizione per una data lista non hanno alcuna certezza che il candidato o i candidati di quella lista li rappresenteranno in Parlamento. Solo dopo il voto quando i candidati plurieletti avranno esercitato le cosiddette opzioni si saprà quali candidati rappresentano quali circoscrizioni. Tra l’altro questo meccanismo scandaloso diventa uno strumento per regolare i conti tra correnti di partito come è successo all’interno dell’Udc nelle ultime elezioni. A questo elemento negativo se ne aggiunge un secondo ancora peggiore, e cioè le liste bloccate. Gli elettori non possono più scegliere i candidati che preferiscono. Senza voto di preferenza quello che conta è la posizione nella lista. E questa non è decisa dagli elettori ma dalle segreterie di partito. Il risultato è che i candidati non fanno più campagna elettorale nel territorio, ma solo dentro i rispettivi partiti. Le loro qualità personali e la loro capacità di mobilitare gli elettori non contano affatto. Una volta stabilito quale sarà la loro posizione nella lista tutto il resto diventa irrilevante. Se sono in cima verranno comunque eletti, se invece sono in fondo non hanno alcuna possibilità di vincere. In un caso o nell’altro non hanno alcun incentivo a far campagna elettorale. Il voto di preferenza avrebbe potuto rimediare a questo problema, ma ne avrebbe creati altri. Per questo e per altri motivi il collegio uninominale rappresentava, e continua a rappresentare, la soluzione più equilibrata in questa fase evolutiva della democrazia italiana. Esso risolve alla radice il dilemma tra voto di preferenza e lista bloccata. Senza contare che ai collegi si potrebbe abbinare facilmente anche lo strumento delle primarie che diventa invece molto più difficile da gestire quando i candidati da selezionare sono numerosi. Ma i collegi non ci sono più e difficilmente torneranno a breve. Il dilemma tra voto di preferenza e lista bloccata va risolto in altro modo. Roberto D’Alimonte