Varie, 21 novembre 2006
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Zagladin Vadim
• Mosca (Russia) 23 giugno 1927, Mosca (Russia) 20 novembre 2006. Politico • «[...] braccio destro di Mikhail Gorbaciov nella battaglia all’interno del Partito comunista sovietico nell’era della perestrojka e insieme emblema di quella battaglia. Riservato e intelligente, nella sua vita, infatti, Vadim Zagladin è stato dapprima un autentico e rigoroso servitore del partito e poi un altrettanto autentico e rigoroso alleato di Gorbaciov, impegnato nella sua demolizione. Nato nel 1927, in piena era stalinista, Zagladin si laureò nel prestigioso istituto Mgimo del ministero degli Esteri sovietico, e fu per lungo tempo, dal 1964 al 1988, il fedele vice capo della sezione esteri del Pcus. Erano gli anni bui seguiti alla caduta di Nikita Krusciov, gli anni di Leonid Breznev e della sua eminenza grigia, il vecchio Mikhail Suslov. Anni in cui i riformatori e anche soltanto i comunisti di aperte vedute non avevano grandi prospettive nel palazzo della Piazza Vecchia, dove si trovava la sede del Pcus. Per di più, Vadim Zagladin era il diretto sottoposto di un altro duro del Pcus, Boris Ponomarjov, potente segretario del Comitato Centrale del Pcus, colui che teneva i rapporti col Pci: un uomo tutto d’un pezzo, un vero cerbero, che andò a lavorare nel suo ufficio, alla sua scrivania, fino al giorno prima di morire, e faceva tremare i comunisti italiani costretti a presentarsi al suo cospetto, ad eccezione forse di Giancarlo Pajetta che, qualunque cosa pensasse davvero, ci teneva a mostrarsi comunque ironico e sprezzante. E infatti fu proprio lui, Vadim Zagladin, a pensare, organizzare e mettere a punto l’offensiva del Pcus contro l’eretico Partito comunista di Enrico Berlinguer, lo strappo che si consumò all’indomani dell’invasione sovietica dell’Afghanistan, all’inizio del 1980. Eppure all’alba dell’11 marzo 1985, mentre la televisione sovietica mandava in onda le note tristi di Chopin che annunciavano al mondo la morte di Cernenko, proprio Zagladin, insieme a pochi altri, fu buttato giù dal letto per ordine di Mikhail Gorbaciov che lo chiamava al Cremlino e gli assegnava l’incarico di scrivere, lui, il difficile discorso di investitura del nuovo Segretario generale del Pcus. Un fatto che sarebbe difficile da spiegare se non fosse che Vadim Zagladin era forse uno dei funzionari del Pcus più colti e intelligenti, un politico fine con grandi capacità diplomatiche che parlava molte lingue, conosceva bene e amava l’Italia e l’Europa in generale per lui non aveva segreti. Soprattutto, in gioventù, prima di approdare nelle stanze dei bottoni del partito, Zagladin aveva lavorato a Praga, alla redazione del giornale ”Problemi del mondo e del socialismo”, insieme a uomini di provata fede riformatrice, come Anatolij Cernjaev, Len Karpinskij, Evghenij Ambartzumov, Fjodor Burlatzkij: e questo per Mikhail Gorbaciov era già una garanzia. La riprova che non si era sbagliato, sta nel fatto che Vadim Zagladin lo ha affiancato e aiutato, mettendo in campo tutte le sue conoscenze e capacità, nella lunga e difficile lotta all’interno del partito [...]» (Fiammetta Cucurnia, ”la Repubblica” 21/11/2006).