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 2006  novembre 23 Giovedì calendario

A casa Benetton mangiano manager. Panorama 23 novembre 2006. Palmeri, Fossati, di nuovo Palmeri, Gilardi, De Puppi e ora Cassano: non c’è pace per la Benetton Group, che in una quindicina d’anni ha cambiato sei amministratori delegati

A casa Benetton mangiano manager. Panorama 23 novembre 2006. Palmeri, Fossati, di nuovo Palmeri, Gilardi, De Puppi e ora Cassano: non c’è pace per la Benetton Group, che in una quindicina d’anni ha cambiato sei amministratori delegati. C’è chi se n’è andato due volte, chi è durato solo un paio d’anni. Ma tutti si sono scontrati contro i medesimi ostacoli: la scarsa disponibilità di delega dei Benetton (più aperti nelle società acquisite con la diversificazione ma gelosi dell’attività con cui sono diventati famosi e ricchi, nonostante che per loro l’abbigliamento sia da anni più un problema che una fonte di guadagno) e le divisioni interne alla famiglia, che hanno spinto Luciano e suoi figli a criticare gli investimenti voluti da Gilberto (a cominciare da quello nell’Olimpia-Telecom) e ad arroccarsi nella Benetton Group. Primo avvicendamento quello tra Aldo Palmeri, durato nove anni, ed Emilio Fossati, che arriva nel 1990, proveniente dalla Mondadori, con il compito di cedere alcune delle prime diversificazioni, tra cui il 62 per cento dell’InCapital e il 15 per cento della Banca del Friuli, e di concentrare il gruppo sul core business. Ma due anni dopo comincia l’epoca delle privatizzazioni: i Benetton vogliono partecipare ed ecco che torna in sella Palmeri, fino al 1995. Sotto la sua guida il gruppo di Ponzano acquisisce Gs-Autogrill ed Euromercato, ma gli equilibri di comando cambiano e cominciano a emergere dissidi tra Luciano Benetton e i fratelli Gilberto e Carlo. Palmeri lascia e su una poltrona che scotta si presenta Carlo Gilardi. Dura sei anni, ma il cuore del gruppo è la Edizione Holding e il manager che conta è Gianni Mion, tanto che il passaggio da Gilardi a Luigi De Puppi passa quasi inosservato. La sua uscita, nel 2003, segna una rivoluzione in casa Benetton: per la prima volta la famiglia decide di affidare la gestione delle società ai manager. La Autostrade è nelle mani dell’amministratore delegato Vito Gamberale (ora al duo Gian Maria Gros-Pietro e Giovanni Castellucci), l’Autogrill in quelle di Gian Mario Tondato. La missione di Silvano Cassano, che sostituisce De Puppi, è focalizzare l’azienda sul core business, rinnovare la squadra, aumentare la competitività. Ma il 13 novembre le sue dimissioni (che, insieme a quelle del direttore finanziario Pier Francesco Facchini, fanno perdere al titolo l’8,4 per cento in una sola seduta di borsa) arrivano a distanza di tre anni, sebbene utili e fatturato siano in aumento e gli obiettivi di crescita ritoccati al rialzo. «Una diversa visione sull’espansione all’estero» recitano le fonti ufficiali, mentre Cassano, che conserva il suo ruolo nel cda per attenuare l’impressione della rottura, agli amici fa capire che non casualmente ha lasciato, mentre Luciano Benetton abdicava a favore del figlio Alessandro. I Benetton cercheranno un nuovo ad, probabilmente un esterno, per non dare adito alle voci di chi li dipinge come «mangia-manager». Ma se fino a ieri a scegliere sarebbe stato Luciano, ora tocca ad Alessandro ed è probabile uno scontro con lo zio Gilberto, che non ha mai amato l’esuberanza, anche mediatica, del nipote. Insomma, i Benetton perdono pezzi, ma non è ancora chiaro chi ci metterà una pezza. Lanfranco Vinci