Alessandra Farkas, Corriere della Sera 17/11/06 pagina 19, 17 novembre 2006
Alina Fernández Revuelta, 50 anni, commentatrice politica per la Cnn, secondogenita dei sette figli di Castro (sua madre è l’ereditiera cubana Naty Revuelta), dice che il padre non le parla da anni: «La mia tragedia è che papà mi considera un nemico ideologico e politico da quando fuggii dall’isola, nel ’93
Alina Fernández Revuelta, 50 anni, commentatrice politica per la Cnn, secondogenita dei sette figli di Castro (sua madre è l’ereditiera cubana Naty Revuelta), dice che il padre non le parla da anni: «La mia tragedia è che papà mi considera un nemico ideologico e politico da quando fuggii dall’isola, nel ’93. Da allora lui mi ha ostracizzato, io l’ho cancellato. Nessuno di noi due ha mai fatto nulla, in questi anni, per tentare di riavvicinarsi». Quand’era piccola, lui non è mai stato un buon padre: «Non ha avuto il tempo per esserlo. Era un padre diverso, un’ombra che ti seguiva ovunque, onnipresente senza esserci mai. Io lo vedevo parlare alla tv nove ore al giorno. Ma in carne ed ossa chi lo incontrava mai? Ricordo che all’età di tre anni i cartoni animati di Topolino furono rimpiazzati in televisione dalle esecuzioni ordinate da mio padre. Fu un trauma». Sua previsione su ciò che succederà a Cuba dopo la morte di Castro: «Mio zio Raul, che ha già preso le redini, intende introdurre gradualmente il modello cinese: aperture ma solo economiche. Non aspettatevi una democratizzazione politica: sarebbe un’inversione a 180 gradi, impensabile per uno come lui, da decenni braccio destro e fedele alleato di Fidel». Secondo Alina, il padre continua per molti ad essere un mito perché «la sinistra europea, i Paesi non allineati e le star di Hollywood lo vedono come l’ultimo dei mohicani. Uno dei Paesi che l’hanno idealizzato di più resta l’Italia. Ogni volta che la visito vedo più t-shirt di mio padre e di Che Guevara che non nel resto del mondo. Nell’immaginario collettivo degli italiani lui sarà legato per sempre a Guevara: insieme sono gli eterni rivoluzionari. L’ultimo pretesto dei marxisti per difendere la loro ortodossia. Questa gente non conosce la realtà cubana e farebbe meglio a vivere nel Paese per un po’, prima di parlare». Alina tornerà a Cuba se e quando «troverò il modo di rendermi utile al mio Paese». Si sente una «delle tantissime donne, figlie, madri e cubane obbligate a vivere in esilio per ciò che Fidel Castro ha fatto al nostro Paese. La sua resa dei conti sarà con la storia». «Un libro ne parlerà come di un eroe, condottiero, rivoluzionario e visionario; un altro come di un crudele e sanguinario dittatore. Anche dopo la morte continuerà a dividere e far litigare il mondo».