Panorama 16/11/2006, pag.78 Lino Jannuzzi, 16 novembre 2006
Quando cadrà Bassolino sarà peggio. Panorama 16 novembre 2006. Antonio Bassolino, da 13 anni al potere in Campania, prima sindaco di Napoli poi governatore della regione, si esprime con franchezza forse eccessiva: «A Gava posso dire soltanto di andare aff
Quando cadrà Bassolino sarà peggio. Panorama 16 novembre 2006. Antonio Bassolino, da 13 anni al potere in Campania, prima sindaco di Napoli poi governatore della regione, si esprime con franchezza forse eccessiva: «A Gava posso dire soltanto di andare aff...!». Antonio Gava, padre padrone della Dc, e di Napoli prima di Bassolino, potrebbe rispondergli: a quel posto ci sono già andato e mi ci avete mandato voi, con un linciaggio che è durato vent’anni, sono stato arrestato due volte, in piena notte, e sono stato ripreso e mostrato con le manette dalle televisioni preavvertite e poi sono stato a lungo agli arresti domiciliari, sono stato processato in corte d’assise assieme a 80 assassini, il processo è durato 13 anni e nel frattempo ho subito due ictus, un infarto, il diabete, l’asportazione dell’apparato urinario, otto o nove ricoveri in ospedale... Tuttavia, processi a Gava sono finiti con l’assoluzione con formula piena: «Innanzi tutto » hanno scritto i giudici dell’appello nella sentenza «è stata conseguita prova certa che tra i Gava e l’associazione camorristica guidata da Carmine Alfieri non vi è mai stato un rapporto o un contatto diretto. Il dato emerge pacificamente da ogni pagina processuale ed è confermato dalle concordanti dichiarazioni dei medesimi capi del sodalizio determinatisi alla collaborazione con la giustizia... In un ambito temporale così ampio il Gava non ebbe mai neppure un solo incontro con membri del clan Alfieri. Né risulta dimostrato che un rapporto tra costoro e l’imputato sia stato realizzato tramite terze persone. Difetta inoltre del tutto la prova che attraverso la mediazione di terze persone si sia concretizzato un accordo tra il politico e i personaggi dell’associazione, in virtù del quale il politico si sarebbe impegnato ad agevolare il sodalizio in cambio del sostegno elettorale per sé o per altri». Forse il nervosismo un po’ volgare di Bassolino è comprensibile. Dopo i 13 anni del calvario di Gava e del dominio di Bassolino, questi rischia lo stesso declino, fatale contrappasso, augurabilmente senza il carcere e le malattie. La sentenza l’ha emessa il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, una vita nello stesso partito di Bassolino: questi, ha detto, sono «gli anni peggiori» di Napoli. Gli anni di Bassolino per Napolitano sono peggiori degli anni di Gava, forse peggiori degli anni dell’armatore Achille Lauro. Anche questo giudizio rischia di essere eccessivo, in definitiva ingiusto, se si scarica tutto sulle spalle di Bassolino. Come lo era e lo è quello sugli anni di Gava, a cui si dava la colpa di tutto. Che cosa è successo di grave tra gli anni di Gava e quelli di Bassolino? Sono spariti i partiti della Prima repubblica. sparita la Dc di Gava e di Paolo Cirino Pomicino, è sparito il Partito socialista di Francesco De Martino, del sindaco Pietro Lezzi e di Giulio Di Donato, sono spariti i liberali di Guido Cortese e i repubblicani di Francesco Compagna e Giuseppe Galasso. In qualche modo è sparito anche il Partito comunista, quello del loro primo sindaco, Maurizio Valenzi, quello di Giorgio Amendola e Gerardo Chiaromonte. Lo ricorda lo stesso Bassolino: «Quando sono tornato a Napoli nel 1992 il consenso dell’ex Pci era all’8 per cento, e con i carabinieri di Tangentopoli fuori della porta». Con i partiti è sparita quel tanto di classe politica e di classe dirigente che si erano faticosamente formate a Napoli dopo la caduta del fascismo e la fine della guerra. Una nuova classe politica e una nuova classe dirigente non si improvvisano, non si formano in un anno o in dieci anni. così che a Napoli a governare il territorio e la cosiddetta società civile è rimasta solo la camorra. Bassolino ha preso sempre un sacco di voti, ha profittato dell’assenza e della debolezza dei partiti concorrenti e ha governato le istituzioni, il palazzo, ma non ha governato il territorio, la città, la regione. La Dc, al momento della sua maggiore potenza, conviveva con la camorra, ma insieme la condizionava, la conteneva, la delimitava, la confinava nei vicoli e nei ghetti di periferia. A Napoli comandavano i Gava, non Raffaele Cutolo. Quando ad Antonio Gava le Brigate rosse rapirono un assessore, Ciro Cirillo, Gava ordinò a Cutolo, che era in carcere, di mobilitare i suoi per liberarlo. Gli pagò una mazzetta ma riebbe il suo assessore vivo. A Gava la plebe baciava il «ciciniello», il grosso anello che portava al dito. Bassolino si avvicinava alla plebe soltanto per baciare il sangue di San Gennaro, una volta l’anno. Bassolino per reggere e durare ha creato in questi anni, attraverso la rete delle cosiddette società miste, un suo personale sistema di potere, con cui ha tenuto insieme una coalizione scombinata e ribelle. Il sistema di Bassolino è stato sconfitto dal sistema per antonomasia, come si chiama ora la camorra. Che, nonostante l’ottimismo del ministro dell’Interno Giuliano Amato, non è più confinata e asserragliata nei santuari, fortini isolati che con qualche migliaio di soldati o di poliziotti in più si potrebbero forse assediare ed espugnare, ma è dilagata dappertutto, coinvolgendo a migliaia, a decine di migliaia i giovani, ragazzi assoldati per qualche centinaio di euro. Bassolino, abbandonato anche dai suoi, sta per naufragare in questo mare, ma, quando sarà naufragato anche lui, sarà ancora peggio. Come è successo quando è naufragato Gava. Lino Jannuzzi