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 2006  novembre 16 Giovedì calendario

La gnocca e il professore. Panorama 16 novembre 2006. «Gnocca senza testa»: è bastato che una voce senza volto pronunciasse questa fulminante battuta ad Anno zero per farla diventare un’espressione di culto

La gnocca e il professore. Panorama 16 novembre 2006. «Gnocca senza testa»: è bastato che una voce senza volto pronunciasse questa fulminante battuta ad Anno zero per farla diventare un’espressione di culto. La prova? Inserendo su Google la frase proferita il 2 novembre alla trasmissione di Michele Santoro, si ottengono 17.500 risultati. Un tormentone mediatico che ha solleticato i peggiori istinti voyeuristici, scatenando la ricerca del colpevole. Sul banco degli accusati è finito Giulio Sapelli, ordinario di storia economica alla Statale di Milano. Il professore smentisce con fermezza. «Io non c’entro niente» dichiara a Panorama. «Non ho mai rivolto alla dottoressa Rula Jebreal quelle parole». Resta il fatto che, suo malgrado, è stato travolto da improvvisa notorietà. Se fino a ieri lo conoscevano poche anime erudite, adesso è l’argomento del giorno a Striscia la notizia e a Quelli che il calcio. «Ahimé» sbuffa. «Io non lavoro per la fama, lavoro per la gloria. Für ewig, come diceva Goethe. E pensare che ho scritto decine e decine di libri». Su questo non ci sono dubbi: ne pubblica uno, se non due, l’anno. L’ultimo è Il futuro delle cooperative (Einaudi). Matteiano di ferro, fu allievo di Franco Momigliano. Ed è stato lui a introdurre la storia d’impresa in Italia. Torinese, 59 anni, studi dai salesiani, è sposato con la slavista Francesca Gori, che oggi lavora alla Unidea, fondazione del gruppo Unicredito. Direttore di studi all’Ecole des hautes études di Parigi, ha insegnato alla London school of economics. Tutt’altro che un topo di biblioteca, è un intellettuale prestato alla finanza. Il suo curriculum intimidisce. stato presidente della Fondazione del Monte dei Paschi di Siena, consigliere d’amministrazione dell’Eni per tre mandati, membro del cda della Fs Holding. Oggi siede nei consigli d’amministrazione di Unicredito e Snaidero, ma è anche nell’International board dell’Ocse. Ed é diventato presidente della Asam, la holding della Provincia di Milano che controlla le partecipazioni autostradali. Di intelligenza abrasiva, è uno spirito caustico capace di battute al vetriolo. « di una franchezza sconcertante» dice una collega. «E si comporta sempre allo stesso modo: nel salotto di casa sua, al consiglio d’amministrazione dell’Eni o in consiglio di facoltà ». Appassionato di arte astratta degli anni Cinquanta (nella casa in centro a Milano ha un bel pezzo di Franco Ruggeri), adora la buona cucina (sotto pseudonimo cura una rubrica gastronomica su un periodico economico), ha una grande passione per l’Africa (ha lavorato in Nigeria per una compagnia petrolifera). Figura eccentrica nel panorama intellettuale italiano, alla Statale suscita sentimenti contrastanti. Amato dagli studenti, i docenti si dividono fra quanti lo odiano e quanti lo adorano. Sempre in grisaglia, camicia bianca e cravatta Hermès, citando Sigmund Freud ama ripetere che occorre portare «il disagio della civiltà». E s’infuria quando d’estate vede i colleghi in commissione di laurea in T-shirt. Suo padre Giuseppe era un tipografo, l’aristocrazia della classe operaia. Suo nonno Marcello, ferroviere, fu tra i primi aderenti al Partito popolare di Luigi Sturzo. E venne ammazzato dai fascisti nel 1922. Un destino scritto il suo: a 15 anni, nel 1962, si iscrisse alla Fgci. Rimase nella parrocchia comunista fino al 1980, quando uscì dal Pci. Oggi si sente «più cattolico che uomo di sinistra», anche se è considerato di area diessina. Legato al ministro Barbara Pollastrini e al marito Piero Modiano (il direttore generale del San Paolo), è intimo del viceministro Vincenzo Visco. Ma, sorpresa, il suo migliore amico è il commentatore del Giornale Ludovico Festa: assieme hanno fatto vacanze in Grecia per 15 anni. Elisabetta Burba