Panorama 16/11/2006, pag.198 Antonio Castro, 16 novembre 2006
Sugli esuberi non c’è Intesa. Panorama 16 novembre 2006. il capitolo più riservato della fusione tra Sanpaolo e Banca Intesa: quanti esuberi e prepensionamenti provocherà tra i dipendenti e quali condizioni economiche verranno applicate a quelli in uscita
Sugli esuberi non c’è Intesa. Panorama 16 novembre 2006. il capitolo più riservato della fusione tra Sanpaolo e Banca Intesa: quanti esuberi e prepensionamenti provocherà tra i dipendenti e quali condizioni economiche verranno applicate a quelli in uscita. Il piano ridimensionamento è gestito dal capo delle risorse umane dell’Intesa, Francesco Micheli, che in una riunione a Milano all’inizio di novembre lo ha illustrato a grandi linee al management e ai sindacalisti. Per quanto riguarda i prepensionamenti, è già stato individuato l’identikit del dipendente tipo che dovrà lasciare il lavoro: ha fra i 30 e i 35 anni di contributi e almeno 54 anni di età. Con queste caratteristiche ci sono 1.800 dipendenti dell’istituto torinese (più altri 280 pensionabili entro fine dicembre) e almeno 1.600 della Intesa (più altri 300 pensionabili entro l’anno). Totale: quasi 4 mila persone. E le condizioni? I piemontesi proporranno ai sindacati uno scivolo di 14 mensilità: costo previsto circa 350 milioni di euro. A Milano Micheli punta invece a chiudere la trattativa con la concessione di un mese di stipendio (in media sui 2 mila euro), ma non è detto che il sindacato accetti un diverso trattamento tra dipendenti che, magari, hanno le stesse mansioni. Poi c’è il capitolo esuberi. In base al piano industriale che verrà presentato entro l’anno, si tratta di circa 4.500 persone. In questo caso il problema è ridurre l’impatto del costo di questi esuberi. La soluzione? Spesare le uscite nel bilancio della nuova banca, che nascerà ufficialmente il 1° gennaio 2007, evitando di appesantire i conti 2006 della Banca Intesa. «Però non è possibile» sostiene il segretario del sindacato Fabi della Banca Intesa, Giuseppe Milazzo, «affrontare il problema degli esuberi senza conoscere il numero delle nuove assunzioni, senza una definizione degli organici e, soprattutto, per quanto riguarda i prepensionamenti, con una evidente discriminazione economica tra i dipendenti di Intesa e San Paolo». Si annuncia, quindi, una battaglia sindacale per il nuovo polo creditizio, che deve trovare una soluzione per i dipendenti che giudica di troppo. Che fine faranno? Il sistema creditizio ha un paracadute per far fronte alle ristrutturazioni: il Fondo esuberi, una sorta di cassa integrazione (pagata dalle banche) che accompagna i lavoratori verso la pensione. Il dipendente può accedere volontariamente al Fondo oppure vi può essere mandato dalla banca forzatamente. Dal 2000 la Intesa ha spinto il Fondo ad assorbire 500 persone in esubero che ora ritirano il 60 per cento dell’ultima retribuzione. Un risparmio per le sue casse, ma il 60 per cento si è rivolto al giudice ottenendo una consistente buonuscita. Antonio Castro