Panorama 16/11/2006, pag.254 Marco Di Capua, 16 novembre 2006
Silenzio, scatta il dottor Jodice. Panorama 16 novembre 2006. Vecchia dritta di Eduardo De Filippo: andatevene via da Napoli
Silenzio, scatta il dottor Jodice. Panorama 16 novembre 2006. Vecchia dritta di Eduardo De Filippo: andatevene via da Napoli. Sottotesto: salvatevi. Mimmo Jodice, uno dei più importanti fotografi italiani, assai noto e celebrato a livello internazionale, quel consiglio non l’ha seguito. «Scelsi di restare qui. E guardi che non è stato facile, perché tutto ha un prezzo. Oggi mi chiamano da ogni parte del mondo, ma l’ambiente napoletano resta isolato, tenuto in disparte». Era da un po’ che Panoramavoleva incontrarlo. Hai negli occhi la forza trafiggente delle sue foto, quei suoi colori che evocano un marmo nerissimo e i bianchi e i grigi della madreperla, la purezza di sguardo di un uomo che ti è sempre sembrato un pellegrino gettato nel mondo quasi solo allo scopo di seguire tracce luminose, e allora pensi che uno così vale proprio la pena di conoscerlo. L’occasione la dà un triplo omaggio al suo lavoro: il 16 novembre l’Università Federico II di Napoli conferisce a Jodice la laurea honoris causa in architettura e nello stesso giorno, a Palazzo Reale, si presentano una mostra con 60 tra le sue foto migliori (fino al 26 novembre) e un catalogo edito dalla Charta, sotto un titolo inverso a quello di un libro di Italo Calvino: Città visibili. Jodice non se n’è andato via da Napoli? E infatti eccoci qua: Posillipo. Però niente sole, pioggia a secchiate. Lui ha 72 anni portati benissimo, occhi cerulei e uno studio bianco con parquet a listoni larghi e foto dappertutto. Racconta a Panorama: «Se mi riconosco un merito non è tanto quello di aver fatto buone foto ma di avere contribuito allo sdoganamento di una forma d’espressione che a lungo non è stata considerata vera arte. Mi sono formato in un’epoca interessantissima. Negli anni 60 tutti sperimentavano. E anch’io lo facevo. così che ho imparato. Faccio ancora tutto da me, sa? Scatto, provo, stampo. Un vero fotografo è anche un artigiano». Lo dice mostrando la camera oscura. In quegli anni chi c’era a Napoli? «Attraverso un grande gallerista come Lucio Amelio ho conosciuto Warhol, De Dominicis, Paolini. Ero impressionato da Beuys, dai suoi occhi così trasparenti. Una delle mie prime mostre, nel 1970, me la presentò Cesare Zavattini, irruente, entusiasta, gli piacevano un sacco i miei nudi. Una cosa la capii subito: che non mi interessava andare in giro a cercare belle foto. Anche adesso mi muovo sempre per progetti, per immagini in sequenza». Mentre dice così la tua mente aziona il flashback su alcune serie strepitose. Ecco le Vedute di Napoli (1980), il contatto fisico con le mura e i fantasmi della città, la sparizione della figura umana, che nelle foto di Jodice non tornerà più; Mediterraneo (1995), gran teatro della civiltà perduta, del sogno di una classicità impossibile: occhi e ombre di statue spettrali. E poi Eden (1998), quel frugare nei negozi poveri di Napoli, nei mercati, tra la «carne minima del mondo» avrebbe detto Federico García Lorca. «Già, un eden paradossale, capovolto, che svela la violenza del quotidiano, dei falsi sentimenti, la crudeltà sugli esseri». Perché sempre il bianco e nero? «Il colore è troppo descrittivo. E comunque in un’epoca dove c’è di tutto e di più io cerco di fare di niente e di meno. Dobbiamo recuperare un certa civiltà dello sguardo. Il mio compito è levare, semplificare. In fondo aspiro al vuoto ». Dice così e mostra le foto di Isolario mediterraneo: spiaggia, mare, cielo, contemplazione assoluta come nel Giappone di Yasunari Kawabata. Emanazione di magiche luci che ti predispongono all’attesa di qualcosa. Assodato: Jodice fotografa il silenzio. un mistico. Però oggi è anche un architetto. Laureato. «Ho selezionato le Città visibili in sintonia con il mondo culturale che ora mi accoglie». Ecco la Roma del Ventennio, in fondo connaturata alla vocazione metafisica di questo reporter del desertico, e la Mosca sovietica: fascino delle città totalitarie. Poi Tokyo, anche qui senza nessuno, e ti chiedi: come avrà fatto a svuotarla? Quindi Parigi e, naturalmente, New York, acrobatica nei tagli e nelle vertigini. L’obiettivo di Jodice può girare il pianeta, perlustrare strade ma non incontra anima viva. Come per un risucchio g i g a n t e s c o , un’evacuazione generale, queste sono le città quando nessuno le guarda. Anzi, quando le guarda uno solo. C’è anche Napoli. Jodice ha scelto le sue cupole barocche, giganteschi seni orgogliosi e malandati. la bellezza di Napoli. Fatiscente. Lui: «Sì, struggente». Sembra commosso. Marco Di Capua