Varie, 21 novembre 2006
GABRIELLI Franco
GABRIELLI Franco Viareggio (Lucca) 13 febbraio 1960. Poliziotto. Vicecapo della Protezione Civile. Commissario straordinario all’immigrazione (dal 2011). Ex prefetto dell’Aquila. Ex direttore del Sisde (dicembre 2006-maggio 2008). Laureato in giurisprudenza, l8 ottobre 1990 entrò alla Digos. Il 20 gennaio 2001 divenne capo della Digos di Roma. Dall’1 agosto 2005 diresse il Servizio Centrale Antiterrorismo della Direzione Centrale Polizia di Prevenzione • «[...] compagno di scuola di Enrico Letta ed ex capo della Digos che sgominò quel gruppo di fuoco delle Br che uccise D’Antona. [...]» (Amedeo La Mattina, “La Stampa” 24/5/2008) • «[...] Issare un “ragazzo” del 1960 sulla poltrona che è stata di Parisi e di Mori non è una scelta politica neutra. Parla agli apparati più di qualsiasi dichiarazione di intenti. Ne rompe la crosta. Indica nell’ultimo e più giovane dirigente cresciuto all’ombra del capo della polizia De Gennaro, del suo vice Manganelli, del direttore dell’Antiterrorismo De Stefano, una rottura volutamente traumatica con quelle consuetudini non scritte che regolano da sempre il metabolismo di organismi complessi quanto ossificati quali i nostri Servizi: l’“anzianità” e la capacità di “ossequio” al committente politico di turno. La storia professionale di Gabrielli è esattamente l’opposto. Il “ragazzo” nato a Viareggio è cresciuto in fretta. Premiato dal suo lavoro. Prima alla digos di Firenze nei giorni della strage di via dei Georgofili (1993). Poi al Servizio Centrale di Protezione (1996). Quindi a capo della Digos di Roma (2001) e infine alla Direzione centrale della Polizia di prevenzione come responsabile della sezione Antiterrorismo (2005). Non ha mai frequentato i salotti, né i sottoscala della politica. Né ha mai coltivato quella tartufesca arte dell’ipocrisia che nelle burocrazie della sicurezza aiuta spesso a raddrizzare le curve della carriera. [...] Mario Mori gli consegna un Servizio in parte ripulito, parzialmente ricostruito sulle capacità e sugli antichi vincoli di fedeltà dei suoi ex ufficiali del Ros dei carabinieri. Un Servizio che in questi anni ha ricominciato senza chiasso a camminare sulle proprie gambe, ma dalle gambe ancora molto fragili. Per riuscire, la scommessa che il Governo ha fatto su Gabrielli dovrà essere raccolta, almeno in parte, dalla struttura chiamata ad accoglierlo. E per questo tipo di alchimia, essere capaci è una condizione necessaria, ma non necessariamente sufficiente» (c. b., “la Repubblica” 21/11/2006) • «Il suo nome è stata una sorpresa. Ma milioni di italiani “conoscono” già Franco Gabrielli, per averne visto le gesta su Canale 5 [...] È infatti una prima volta assoluta che il capo del Sisde sia già un personaggio della fiction tv: è lui l’investigatore Diego Marra, protagonista del film “Attacco allo Stato”. A lui è ispirato il personaggio di Raoul Bova, interprete per eccellenza dei poliziotti coraggiosi. Classe 1960, toscano di Viareggio, anche se ha passato la sua infanzia a Massa, Gabrielli il pallino per l’antiterrorismo e la passione per la “missione” di poliziotto ce li ha da sempre. Fin da ragazzino, quando con gli amici si immaginava adulto e scherzava (ma forse non tanto): “Tu che cosa vuoi fare?”. “Il capo della polizia”. Ai vertici ci è arrivato, molto in fretta. Con una carriera da record, a 46 anni, cosa rara in italia. “Un giovane di grandissimi meriti professionali”, lo ha definito [...] il ministro dell’Interno Giuliano Amato, nel giorno in cui Gabrielli è diventato prima prefetto e poi, dopo pochi minuti, capo del servizio segreto civile. Il concorso per la polizia l’ha vinto nel 1985, poco dopo la laurea in Giurisprudenza a Pisa. Ha abbandonato lì, ai primi passi, la politica: era capo dello staff di Renzo Lusetti, allora segretario dei giovani dc. Il primo incarico è a Imperia, poi a Firenze: segue le indagini dell’attentato di via dei Gergofili, poi passa al servizio di protezione per i pentiti di Cosa Nostra e dal 2001 è a capo della Digos di Roma. Di poche parole ma non taciturno, rigoroso sul lavoro quanto spiritoso e autoironico in privato, a Roma si divide tra la routine di manifestazioni e sicurezza e una missione che sembra impossibile: costruisce una squadra vincente che riesce a smantellare la cellula delle Br che faceva capo a Desdemona Lioce. Pedinamenti, uomini per strada a seguire i movimenti dei sospettati, ma soprattutto controlli a tappeto di tabulati e computer. Riesce a ricostruire la rete dei telefonini dei brigatisti e la mappa della loro organizzazione, grazie al solo palmare della Lioce recuperato nello scontro armato sul treno per Arezzo. Il suo unico commento pubblico è stato: “Il fatto solo che ci siano voluti due morti, l’agente Emanuele Petri e il brigatista Mario Galesi, e due feriti la dice lunga su cosa stessero difendendo le br”. Per questo successo investigativo viene promosso dirigente superiore “per meriti straordinari”. È il 2003, al ministero dell’Interno c’è Giuseppe Pisanu, al vertice della polizia ci sono Gianni De Gennaro e il suo vice vicario Antonio Manganelli. Alla cerimonia, durante la festa della polizia in piazza del Popolo, ci sono mamma e papà di Gabrielli, la moglie Paola, anche lei funzionario di polizia, e i suoi tre ragazzi, 15, 12, e 10 anni. Dal 2005 è a capo dell’Antiterrorismo, la sua vera passione. Da ragazzo aveva letto e studiato tutto sulle Br e negli anni ha imparato come cambia la strategia del terrore: forse è anche per questo che riesce, sempre con la tecnologia e la pazienza, a incastrare il terrorista Hamdi Isaack, sospettato di aver preparato l’attentato nella metropolitana di Londra. Lo “insegue” nella sua fuga, attraverso il segnale del telefonino da Londra, in Francia, fino a Roma. Grande lavoratore, appassionato ricercatore di indizi e di particolari, ha coniato la sua massima: “È vero che senza fortuna non si va da nessuna parte, ma le inchieste vanno avanti anche il sabato e la domenica”. Negli ultimi mesi stava preparando un libro, scritto insieme ad Antonio Manganelli, con il quale ha lavorato fianco a fianco in questi anni. Anche di Manganelli si era parlato per il Sisde, ma per lui forse si aprirà la strada della successione a De Gennaro, alla guida della polizia» (Gianna Fregonara, “Corriere della Sera” 21/11/2006).