Alberto Flores D’Arcais, la Repubblica 8/11/2006, pagina 9., 8 novembre 2006
Il voto di metà mandato fa tremare la Casa Bianca. la Repubblica, mercoledì 8 novembre New York. Midterm 1994: i militanti democratici se lo ricordano ancora come un incubo
Il voto di metà mandato fa tremare la Casa Bianca. la Repubblica, mercoledì 8 novembre New York. Midterm 1994: i militanti democratici se lo ricordano ancora come un incubo. Bill Clinton era alla Casa Bianca da due anni, Monica Lewinski era una ragazzina che andava ancora a scuola e l´America democratica sognava, dopo il decennio della Right Nation reaganiana, di ripetere i fasti della "nuova frontiera" di Kennedy. Clinton non era certo un "liberal", aveva vinto le elezioni con una piattaforma moderata e centrista (e grazie alla presenza come candidato indipendente del miliardario Ross Perot) ma aveva lusingato l´ala sinistra del partito con le sue iniziative a favore dei gay nell´Esercito o con l´avanzato piano di riforma sanitaria promosso insieme alla first lady Hillary. L´America non era più da tempo quella degli anni Sessanta, gli anni di Reagan e la popolarità del presidente-attore avevano già indebolito l´elettorato democratico ma il Congresso restava ancora in mano al partito dell´asinello che nella House, la Camera dei Rappresentanti, godeva della maggioranza assoluta da ben quaranta anni. Non avevano però fatto i conti con Newt Gingrich e con quel "Contratto per l´America" con cui il partito repubblicano aveva raggiunto ogni angolo dell´Unione, dal sud al selvaggio West, dall´Alaska a New Orleans. Per i democratici il risveglio fu amaro: persero 52 seggi alla Camera e 9 al Senato, la più cocente sconfitta della propria storia, un tracollo quasi senza precedenti. Storicamente le elezioni di medio termine offrono solo qualche occasione per un cambiamento di tali proporzioni. Bisogna risalire ai primi decenni dell´Ottocento, quando grazie alla leadership e alla popolarità di Andrew Jackson (che però nel 1924 aveva perso la corsa a quattro per la Casa Bianca) che i democratici diventarono nel midterm 1826 il partito di maggioranza alla Camera. Un successo che spianò a Jackson la vittoria alle presidenziali due anni dopo. Qualche volta, in passato, le elezioni di midterm hanno provocato tensioni profonde e divisioni violente negli Stati dell´Unione, come quando la scomparsa dei Whig, uno dei partiti dominanti dell´epoca permise nella metà dell´Ottocento ai "sudisti democratici" di prendere il controllo del governo federale con una piattaforma che si basava sui diritti degli Stati, la sovranità popolare e i diritti dei proprietari di schiavi. Il famoso "Kansas-Nebraska Act" provocò scintille tra schiavisti e antischiavisti, il Kansas divenne un sanguinoso campo di battaglia e il democratico James Buchanan divenne presidente (1856). Due anni dopo, midterm 1858, il nuovo partito repubblicano ebbe però il sopravvento, nel 1860 il repubblicano Abraham Lincoln arrivò alla Casa Bianca e di lì a poco negli Stati Uniti impazzò la sanguinosa guerra civile. Nella storia più recente, dall´ultimo dopoguerra in poi, solo in pochi casi gli elettori decisero di punire pesantemente il partito al governo: nel 1946, quando dopo 14 anni ininterrotti di potere al Congresso i democratici di Truman persero in un sol colpo Camera (55 seggi) e Senato (12); nel 1954, quando i repubblicani di Dwight Eisenhower persero 18 seggi alla Camera e uno al Senato riconsegnando il Congresso ai democratici. Nel 1966 le elezioni sembravano senza storia. Due anni prima il democratico Lyndon B. Johnson, diventato presidente grazie all´assassinio di John F. Kennedy, era tornato alla Casa Bianca dopo un´elezione-valanga, il 61 per cento dei voti conquistati, 38 deputati e due senatori in più. Nel midterm 1966 i democratici iniziarono però a sentire i nefasti effetti della guerra in Vietnam: pur riuscendo a mantenere di un soffio il controllo del Congresso persero in una botta sola 47 deputati e due senatori. Più o meno la stessa cosa successe, all´inverso, ai repubblicani nel 1974. Due anni prima Richard Nixon aveva stravinto le elezioni per la Casa Bianca ma nell´agosto del 1974 fu costretto a dimettersi in seguito allo scandalo Watergate. Il suo successore, il vicepresidente Gerald Ford, godeva inizialmente di una buona popolarità ma commise l´imperdonabile errore di "perdonare" Nixon pochi giorni prima delle elezioni di midterm. Il partito repubblicano venne punito severamente: perse 48 seggi alla Camera e 5 al Senato. Il Congresso era di nuovo democratico. Il resto è storia più recente; passa dal trionfo di Gingrich nel 1994 fino al consolidamento del "Gop" nel 2002 quando, grazie alla popolarità di Bush seguita all´11 settembre e alla guerra contro il terrorismo, i repubblicani riuscirono a vincere facilmente, diventando maggioranza anche al Senato. Da allora per i democratici non c´è stata più pace. Dai banchi dell´opposizione il partito dell´asinello ha combattuto battaglie quasi sempre perse, in cui i suoi deputati e senatori si sono spesso divisi (come sulla guerra in Iraq) e hanno posto le basi per la sconfitta del 2004. Oggi sperano che l´incubo sia finito. Alberto Flores d´Arcais