Paolo Biondani, Corriere della Sera 12/11/2006, pagina 18., 12 novembre 2006
Tangenti al regime di Saddam. Corriere della Sera, domenica 12 novembre MILANO – Tangenti al regime di Saddam in cambio di petrolio
Tangenti al regime di Saddam. Corriere della Sera, domenica 12 novembre MILANO – Tangenti al regime di Saddam in cambio di petrolio. La legge richiedeva solo un «sufficiente quadro probatorio», ma per il giudice del troncone milanese di Oil for food lo scandalo va già considerato molto più grave: nelle motivazioni del sequestro di oltre 4 milioni di euro, scattato a sorpresa otto giorni fa, il gip Andrea Pellegrino scrive infatti che l’accusa di «corruzione internazionale» è «provata documentalmente», con «chiari e indiscutibili riscontri» che la rendono addirittura «evidente». Il pm Alfredo Robledo è così autorizzato a bloccare «somme equivalenti» ai profitti illeciti incassati dalle società italiane Cogep e Nrg Oils, più tutte le mazzette pagate dal 2000 al 2002 per beneficiare del pregiatissimo greggio di Bagdad. Il sequestro colpisce direttamente le tasche di cinque soci o amministratori delle due aziende inquisite, tra cui spicca Marco Mazarino De Petro, per 30 anni amico e collaboratore di Roberto Formigoni, che invece non risulta indagato. Ma le motivazioni del decreto riscrivono anche la storia dell’attivismo umanitario internazionale del governatore lombardo (che si schierò pubblicamente «a favore della popolazione irachena», opponendosi prima all’embargo deciso dall’Onu e poi alla guerra voluta dagli Usa) come il solito intrigo italiano di affari e politica. LO SCHEMA CORRUTTIVO – Il decreto di sequestro spiega che il programma Oil for food, approvato dalle Nazioni Unite per garantire agli iracheni cibo e medicine, prevedeva che il regime di Saddam non dovesse toccare un soldo nè una goccia di petrolio: contratti e relativi incassi dovevano essere gestiti esclusivamente dai funzionari dell’Onu su un conto ufficiale alla Bnp di New York. In realtà «dopo l’invasione dell’Iraq nel marzo 2003», scrive il giudice, gli americani scoprono «negli archivi del ministero del petrolio» la «documentazione che comprova illeciti di gravi dimensioni ». La commissione d’inchiesta dell’Onu «accerta in particolare che la quasi totalità del petrolio» è stata assegnata a società «intermediarie» che in pratica fanno la cresta: rivendono il greggio a prezzo maggiorato, trattenendo «una quota di profitto per la loro (illecita) frapposizione», e intanto versano «tangenti a funzionari iracheni». IL RUOLO DI FORMIGONI – La documentazione dell’Onu, spiega sempre il giudice, «comprova che il governo iracheno ha scelto di "assegnare" le quote autorizzate di greggio a uomini politici di diversi paesi», in cambio del loro «appoggio contro l’embargo». Erano poi questi «politici prescelti» a «indicare al governo iracheno le società con cui stipulare i contratti petroliferi». Per queste triangolazioni, l’inchiesta dell’Onu chiama in causa personalità di ben 52 Stati. In Italia, scrive il gip, «tra gli "assegnatari" vi era Roberto Formigoni, che documentalmente risulta aver indicato direttamente a Tarek Aziz, all’epoca vicepresidente del governo iracheno, le società italiane Cogep e Nrg Oils come quelle con cui stipulare i contratti di vendita del petrolio per le quantità a lui personalmente assegnate». Nella lista scoperta a Bagdad, al governatore lombardo erano «assegnati» 24 milioni di barili di petrolio: un record superato di poco solo dall’ex ministro francese Charles Pasqua (25). Il 13 dicembre 2004 la procura di Milano riceve il troncone d’inchiesta dell’Onu sulle due società a responsabilità limitata «segnalate da mister Formigoni». Ora il giudice conclude che le indagini hanno «provato che Cogep e Nrg hanno pagato le tangenti richieste su conti alla Fransabank di Beirut e alla Jordan National Bank di Amman di cui sono titolari funzionari iracheni» tra cui spicca «Saddam Zibn Hassan, all’epoca direttore generale della società petrolifera» di Stato a Bagdad. Su questi depositi segreti del regime di Saddam, dal 2000 al 2002, quattro soci o amministratori della Cogep hanno versato 942 mila dollari, mentre il manager della Nrg Oils ne ha bonificati altri 242 mila. De Petro, per il giudice, è addirittura un «socio di fatto» della Cogep. E fu lui a fornire la «provvista» per l’ultima tangente. I PROFITTI ILLECITI – Una perizia «congrua, logica, consequenziale e rigorosa», infine, ha convinto il giudice che proprio il petrolio iracheno ha garantito «profitti illeciti» di 2 milioni e 491 mila euro per la Cogep e di altri 690 mila per la Nrg Oils, ora sequestrati insieme alle tangenti. Il tesoretto personale di De Petro risulta custodito «dalla sua società off-shore Candonly Ltd Uk», che ha beneficiato di circa 700 mila dollari: tre centesimi al barile. Paolo Biondani