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 2006  novembre 21 Martedì calendario

AUSTONI

AUSTONI Edoardo Milano 29 agosto 1946. Medico (chirurgo, urologo, andrologo). Noto al grande pubblico per l’agguato di cui fu vittima il 20 novembre 2006, il 17 marzo 2007 fu arrestato con l’accusa di aver preteso e ottenuto tangenti da «un imprecisato numero» di pazienti per ridurre i tempi di attesa e garantire che ad operarli sarebbe stato lui, il 12 marzo 2009 il Tribunale di Milano l’ha condannato a sei anni e 6 mesi • Sposato (tre volte), sei figli, due grandi passioni: la vela e il golf. Dopo la laurea in Medicina, si specializza in Urologia e in Chirurgia plastica e ricostruttiva. Professore ordinario di Urologia all’università di Milano, dal 1995 è a capo della Divisione di Urologia dell’Ospedale Generale San Giuseppe di Milano. presidente dell’European Society for Male Genital Surgery. «In via Dezza, all’uscita dalla clinica, c’è una Porsche Carrera con due file di proiettili. Sei colpi messi a segno in pochi centimetri quadrati della carrozzeria nera, con precisione da poligono. Al Policlinico, portato d’urgenza al Pronto soccorso, colpito al basso ventre, c’è il professor Edoardo Austoni, famoso primario di urologia e andrologia, sessant’anni portati benissimo. Era lui, attorno alle 20, al volante dell’auto sportiva, era lui il bersaglio. Cinque le ferite e tre i proiettili conficcati nelle cosce. ”Mi hanno sparato, bloccatemi la femorale e portatemi al Policlinico”, sono state le sue parole, quando un collega, uscito dopo gli spari, è andato a soccorrerlo. Era riverso sul volante, il clacson suonava; e lui cercava di tamponarsi l’emorragia. Poco dopo è arrivata l’autoambulanza. ” uno che non si spaventa davanti a niente, ha fatto traversate oceaniche in barca a vela da solo, è un uomo franco, diretto, uno della vecchia guardia - dice il direttore sanitario - che è rimasto qui anche quando la clinica è diventata privata, in convenzione con la Regione Lombardia”. Preziosa per la ricostruzione dell’agguato è la testimonianza del suo ultimo paziente. Spiega che la visita era finita e stavano già salutandosi quando il professore ”ha ricevuto due telefonate. Alla seconda ha detto: ”No, no, ho finito, adesso esco’. Io sono andato a prendere la mia auto, ho fatto il giro perché la strada è a senso unico, e quando sono ripassato davanti alla clinica, ho visto - questo il racconto del testimone - la Porsche, con il clacson che suonava di continuo, mi sono avvicinato, ed era il professore”. Poco più in là, su una moto, che potrebbe essere una Yamaha, qualcuno scappa. I racconti dei vari testimoni sono più confusi. C’è chi dice che ci fossero il guidatore e il passeggero, in fuga verso via Caravaggio, che è la prima a destra uscendo dalla clinica. C’è chi invece dice che un motociclista filasse via lungo la pista ciclabile, in contromano, lungo via Dezza. Ma che l’agguato fosse stato studiato non sembra affatto improbabile. Il professore era un abitudinario, usciva sempre intorno alle 20. E sembra organizzato, come dice un investigatore, ”forse da qualcuno che non lo voleva uccidere, ma solo ferire, colpire. Da quella distanza potevano mirare alla testa e sarebbe morto. Invece hanno mirato giù, e non al vetro del finestrino, ma alla portiera. Per quale ragione abbiano sparato, però, è tutto da capire”. [...]» (Anna Cirillo, Massimo Pisa, ”la Repubblica” 21/11/2006) • «’ un medico che ha fatto la storia dell’urologia e dell’andrologia”. una delle poche frasi strappate allo sconcerto dei suoi colleghi che [...] appena avuta la notizia, sono corsi all’ospedale Policlinico di via Francesco Sforza, dove Edoardo Austoni è stato ricoverato con cinque pallottole nelle braccia e nelle gambe. Una battuta che racchiude un curriculum vitae da 452 pubblicazioni, sette trattati, decine di video scientifici, partecipazioni a convegni internazionali, incarichi nei più prestigiosi comitati medici di tutto il mondo, ma non solo: Austoni, il chirurgo velista che negli anni Ottanta aveva fatto sognare gli appassionati di vela con le sue regate transatlantiche in solitaria, è stato il primo in Italia a portare dagli Stati Uniti, dieci anni fa, una tecnica mininvasiva per l’asportazione della prostata. Un contributo rivoluzionario perché non è più stato necessario, spiegano ora i suoi colleghi, fare lunghi tagli nell’addome. La sua fama da urologo va, però, di pari passo con quella di andrologo: Austoni ha ideato anche la protesi del pene fatta con tessuto umano (dal 2003 al 2004 è presidente della Società italiana di andrologia, e attualmente è ai vertici della Società europea di chirurgia urologica ricostruttiva). La sua carriera comincia nel 1973, a 27 anni, all’ospedale Maggiore di Milano come assistente urologo supplente. Nell’83 insegna già a contratto all’Università Statale come docente alla scuola di Specializzazione in urologia e chirurgia, dove sale tutt’ora in cattedra da docente universitario di fama internazionale, con una prestigiosa serie di riconoscimenti anche nell’ambito della ricerca. La sua carriera è scandita da mille successi professionali e da incarichi prestigiosi: coordinatore e organizzatore nei più qualificati congressi urologici ed andrologici, nazionali ed internazionali, segretario per la Lombardia della Società italiana di urologia, andrologia e nefrologia e consigliere della Società italiana di andrologia. Dal 1995 è direttore della divisione di Urologia dell’Ospedale San Giuseppe. Si è sposato tre volte e ha sei figli. Ultimamente aveva fatto discutere una sua innovativa procedura chirurgica, soprannominata il ”lifting del sesso”, per riuscire ad avere rapporti sessuali senza dolori anche dopo i 60 anni. un intervento che oggi in Italia interessa potenzialmente 1 milione e 600 mila donne. I risultati scientifici della sua scoperta sono stati presentati in anteprima mondiale in occasione del Congresso europeo di urologia ricostruttiva [...]. ”Il desiderio sessuale è una modulazione tra eccitazione ed inibizione – aveva spiegato Austoni ”. chiaro che alcuni disturbi possono bloccare psicologicamente la donna, specie nei preliminari, per non parlare dei dolori durante la penetrazione e nel corso del rapporto. Ma oggi c’è un rimedio”. Appassionato anche di golf, la sua vita è sempre stata una sfida: nel 1980, durante una delle sue regate transatlantiche in solitaria, si era fratturato una mano. Senza rinunciare alla gara, si era ingessato da solo. [...]» (Simona Ravizza, ”Corriere della Sera” 21/11/2006).