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 2006  novembre 12 Domenica calendario

Stregata dal business. La Stampa, 12 novembre Vibo Valentia. Alessandro Tassone è un ragazzo appena laureato in legge

Stregata dal business. La Stampa, 12 novembre Vibo Valentia. Alessandro Tassone è un ragazzo appena laureato in legge. Ha studiato a Torino, come la madre. E sarebbe ancora uno sconosciuto se non fosse stato trascinato per i capelli in questa storia di corruzione e mafia. Già, perchè il giovane Alessandro è il figlio più grande di Patrizia Pasquin, la presidente del Tribunale civile di Vibo Valentia arrestata, insieme con una variegata galleria di simil-imprenditori, avvocati politicanti, disinvolte lobbyste e vecchi boss che tirano i fili da dietro le quinte. Ma che ne sa, il giovane Alessandro, di inghippi, falsi e corruttele? Praticamente nulla, come dimostra il fatto che i provvedimenti giudiziari non lo hanno sfiorato. E’ stata la mamma a metterlo nella società lanciata nella spericolata operazione del «Melograno Village», megaprogetto per la realizzazione di un villaggio turistico di lusso con il fondamentale contributo dei fondi di «mamma Regione». Ovviamente non poteva essere lei, la giudice, ad entrare in società con l’amica Settimia Castagna, imprenditrice nel settore turistico e della floricoltura. Non avrebbe potuto mantenere le mani libere per giostrare tra codici e regolamenti, a favore del progetto «Melograno». E neppure il marito poteva comparire, in quanto già menomato da disavventure fallimentari nel campo delle acque minerali. E allora via libera all’ignaro Alessandro che, fuori da qualsiasi intreccio, continuava a studiare a Torino. Lei, la giudice, invece la troviamo impegnata senza risparmio di forze nella battaglia per sfondare nel grande business di Vibo: il turismo. E’ tutto oro quel litorale, quegli otto chilometri di spiaggia segnati dalla presenza della vecchia tonnara. E capitale di questo Eldorado a cinque stelle è Parghelia: milletrecento abitanti d’inverno, ventimila posti letto in estate. Villaggi, alberghi, residence che reggono un fatturato davvero importante. Paradisi esclusivi come «La Baia Paraelios», che vanta persino la disponibilità esclusiva di un chilometro di spiaggia, o come le «Sabbie Bianche», o «La Vela» o «La Rocca di Tropea». Ma anche un ottimo mercato dell’edilizia da vacanza che fa lievitare notevolmente la ricettività di Parghelia. E’ ovvio che una simile concentrazione di reddito col tempo abbia attirato le attenzioni dei soldi mafiosi. Ed è questo il sospetto che grava sull’operazione «Melograno». Il dubbio che sia «l’amica Settimia», sia il giovane figlio di Patrizia Pasquin, possano essere - ciascuno in modo diverso - portatori d’acqua per interessi non leciti, riconducibili alla «famiglia» Mancuso di Limbadi e, in particolare a «’zi n’ntoni». Ecco perchè gli investigatori si sono concentrati soprattutto sulla parte dell’inchiesta che rivela come una prima tranche di finanziamento regionale, ottenuto con più di qualche forzatura se non addirittura con dei falsi amministrativi, sia finito nelle tasche dei Mancuso. Ecco l’importanza di una intercettazione come quella in cui Settimia confessa a Patrizia: «Loro sanno che io li prendo e glieli do a loro... come glieli ho portati sempre». E la giudice replica domandando se, una volta realizzato il business, anche dopo si dovrà continuare a pagare. Il pasticciaccio del «Melograno» ha avuto come palcoscenico l’amministrazione comunale di Parghelia. Il comune è piccolo, ma - come abbiamo visto - gli interessi economici sono grandi: nessuna sorpresa, dunque, se in meno di tre anni il sindaco, l’architetto Vincenzo Calzona, ha dovuto subìre una serie di intimidazioni e avvertimenti vari. Si sa come vanno le cose in queste contrade: un po’ di mafia, un po’ di politica, un po’ di massoneria, molta «colleganza disinvolta» producono tasso elevato di condizionamento ambientale. Calzona, paradossalmente è parte lesa ma anche indagato per quest’ultima vicenda dell’affare «Melograno», ma lui sembra tranquillo. Si dichiara «certo» che la magistratura chiarirà l’estraneità della sua amministrazione alle accuse già formulate. Di più non può dire, giustamente. Ma al Comune di Parghelia, se la ricordano la giudice. E ricordano bene anche le visite di Settimia Castagna che arrivava sempre con l’amica magistrata, pronta a suggerire ardite soluzioni alle avversità burocratiche. I commenti del vicesindaco Filippo Mazzeo, di Giuliana Caruso, assessore alla cultura, e dell’ingegner Pasquale Ferrazzo, assessore all’urbanistica, sono sereni e misurati, ma si capisce che le due amiche non risultavano simpatiche. Era impiegato del Comune Achille Sganga, il tecnico che avrebbe compiuto il falso aggiungendo di sana pianta, nella concessione alla realizzazione delle opere primarie, la «parolina» che autorizzava la società «a costruire». Oggi parlando di Sganga, gli amministratori precisano che il tecnico (pasticcio sul pasticcio) lavorava ai lavori pubblici e non all’urbanistica che è l’assessorato competente alle concessioni. Certo, nel 2006 poi la concessione è arrivata, grazie anche ad una documentazione pervenuta al Comune in tempi molto rapidi. «Ma non potevamo fare diversamente - dicono a Parghelia - perchè rischiavamo la messa in mora se la società avesse perso il finanziamento per il nostro ritardo». E’ davvero merce preziosa, il turismo, a Parghelia. Specialmente ora che si stanno costruendo altri villaggi, altri alberghi e persino un anfiteatro da 2500 posti, dislocandoli nel terriorio in modo da rompere l’isolamento commerciale del paese finora corpo estraneo rispetto agli insediamenti alberghieri. Sarà per questo che l’architetto Calzona è diventato una specie di tiro al bersaglio? Lettere con proiettili, lettere di minaccia, bombe e incendi: dal 27 settembre 2003 fino a martedì scorso. Chi può saperlo? Di certo c’è che un «villaggetto in prima fila» con vista su Stromboli continua a essere più ambito di una vincita al superenalotto. Francesco La Licata