Varie, 20 novembre 2006
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Steele Michael
• Andrew’s Air Force Base (Stati Uniti) 19 ottobre 1958. Politico • «[...] cresciuto in una base militare e credente in Dio, Steele è il ”Black Bush” - il Bush nero [...] Per comprendere il fenomeno ”Black Bush” bisogna partire dal retroterra di Steele. Nasce nella base Andrews - la stessa che ospita l’Air Force One - dove lavoravano entrambi i genitori. Lui viene cresciuto dalla madre Maebell Turner, lavandaia orgogliosa al punto da rifiutare gli assegni famigliari del governo perché determinata a ”tirare su da sola” i figli. Riscatto dalla povertà e determinazione sono le doti con cui molte donne afroamericane riescono a lasciarsi alle spalle matrimoni falliti e difficoltà. Maebell Turner passa tali qualità ad entrambi i figli: Monica diventa pediatra e poi moglie del campione di box Mike Tyson - dal quale ha divorziato - mentre Michael frequenta le scuole cattoliche, segue la passione per il teatro e quindi si afferma negli studi laureandosi in Affari Internazionali alla Johns Hopkins University. Fede, teatro e internazionalismo sono il dna di un uomo che quando decide di lanciarsi in politica sceglie a sorpresa i repubblicani. La più contrariata fu la madre ma lui le rispose: ”Ho studiato entrambi i partiti scoprendo che le origini politiche degli afroamericani sono nei repubblicani”. Il leader a cui si richiama è Ronald Reagan. ”Basta ascoltarlo per comprenderne i valori - dice di lui - esprime gli stessi contenuti che ho avuto da mia madre e mia nonna”. La carriera nel partito repubblicano inizia alla fine degli anni Novanta nella contea di George e lo porta ad arrivare alla carica di vice-governatore che ha ricoperto riscuotendo consensi crescenti. Si è guadagnato il soprannome di ”Black Bush” perché quando un reporter gli ha chiesto di descriversi, lui ha risposto: ”Sono nero, repubblicano, padre, marito ed ex seminarista” sottolineando la sovrapposizione fra politica, famiglia e fede che distingue il popolo dei conservatori. Al pari dei democratici Barack Obama [...] e Harold Ford jr [...] Steele chiede il voto non in nome del colore della pelle ma dei progetti che vuole realizzare, contribuendo ad archiviare la generazione di leader militanti alla Jesse Jackson. [...]”» (’La Stampa” 8/11/2006).