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 2006  novembre 20 Lunedì calendario

Mandelli Walter

• Pescarenico (Lecco) 1922, Torino 18 novembre 2006. Imprenditore • «[...] uno degli esponenti di quella classe imprenditoriale italiana che ha caratterizzato la seconda metà del Novecento. Il presidente della Federmeccanica degli anni ruggenti dei conflitti sindacali nonché commissario della nazionale di calcio di Messico ”70 (gestì la famosa staffetta e poi litigò con Rivera) [...] Originario di Pescarenico, in Lombardia, apparteneva a una famiglia che aveva trasformato in impresa un’attività artigianale. Carattere spigoloso, leale, dotato di capacità negoziali ma poco incline alle facili mediazioni ne pagò anche il prezzo, finendo per essere associato all’imprenditoria dei ”falchi”. Lui, che pure in gioventù era stato vicino al Pci. Ma si trattò di una parentesi alla quale aveva poi fatto seguito una carriera di imprenditore a tutto tondo, quella che lo avrebbe reso famoso, tanto quanto la sua responsabilità nel mondo del calcio» (’la Repubblica” 20/11/2006) • «’A chi mi chiede se le lotte proletarie sono state utili, io rispondo di sì. Così come le battaglie della borghesia per aumentare in generale il tenore di vita in modo che, come insegnava Ford, gli operai possano comprarsi i beni che producono. Rileggiamoci ”Americanismo e fordismo’. Lì c’era già tutto”. Parole insolite, in bocca a un ex vicepresidente di Confindustria. Parole ancora più insolite se si considera che provengono da uno dei ”falchi” dell’associazione industriali, uno di quei dirigenti che più duramente contrastò le lotte sindacali negli anni Ottanta. Walter Mandelli, però, è sempre rimasto coerente con le sue idee: era nato comunista, pensava che la lotta di classe fosse utile sia che la si combattesse da una parte che dall’altra. [...] ”Walterone era con noi nel Partito nonostante fosse figlio di un imprenditore - ricorda Diego Novelli, grande dirigente del Pci e storico sindaco di Torino -. Era uno di quelli che chiamavamo ”compagni facoltosi’. Uscì dal Pci prima del 1956, la tragedia d’Ungheria. E non ha mai rinnegato il suo passato, di questo bisogna dargli atto”. Figlio di un ex operaio Fiat che si era messo in proprio (storico lo stabilimento della fonderia Mandelli a Collegno) e della madre proveniente da una famiglia di lavandai, Mandelli nacque dunque comunista. ”Nel 1952 organizzammo la prima Festa dell’Unità nazionale a Torino - ricorda ancora Novelli -. Ricordo che mettemmo il palco delle autorità sui binari del 14, non ce ne accorgemmo fino a quando non si presentò il tram scampanellando”. Anni lontani. La carriera di Walter Mandelli, da quel momento, è l’imprenditoria, la Confindustria. Diventa grande amico della famiglia Agnelli, dell’Avvocato, ma soprattutto di Umberto con cui compra una villa nel parco della Mandria. proprio così che entra nello staff della Juve. Gli sportivi, però, ricorderanno il suo nome soprattutto per i famigerati sei minuti dell’Azteca di Gianni Rivera. Mandelli, presidente del Settore tecnico della Figc, venne affiancato al ct Ferruccio Valcareggi nell’avventura di Mexico ”70. La storia vuole che fu proprio Mandelli a fare il papocchio lasciandosi sfuggire la frase ”a Rivera preferisco Mazzola”. Da lì in poi fu staffetta. E polemica aperta tra l’opinione pubblica e lo staff azzurro. La nazionale al ritorno venne accolta al grido di ”Viva Rivera, Mandelli in galera”. Gli anni Ottanta furono quelli del ”falco”. A chi credeva nella riduzione dell’orario, Mandelli rispondeva che aveva una visione paleoindustriale. Chi sperava in maggiori aiuti per il Mezzogiorno, si trovava di fronte alle sue solide controdeduzioni: l’industria sarebbe andata verso i Paesi in via di sviluppo. Coi sindacati fu sempre battaglia aperta, ma corretta. ”Anche se poi, di notte, ci telefonava per dirci che sbagliavamo strategia” ricorda ancora Novelli. [...]» (Raphael zanotti, ”La Stampa” 20/11/2006).