Alberto Mattioli, La Stampa 12/11/2006, pagina 23, 12 novembre 2006
Alessandro Baricco, dopo aver riscritto Omero, adesso rifà Mozart: il suo «adattamento dei testi recitati» del Flauto magico debutterà il 12 dicembre al Regio di Torino, insieme a una nuova produzione dell’opera, regia del lituano Oskaras Korsunovas, direttore il barocchista Fabio Biondi
Alessandro Baricco, dopo aver riscritto Omero, adesso rifà Mozart: il suo «adattamento dei testi recitati» del Flauto magico debutterà il 12 dicembre al Regio di Torino, insieme a una nuova produzione dell’opera, regia del lituano Oskaras Korsunovas, direttore il barocchista Fabio Biondi. Nella versione di Baricco, i ventun «numeri» della partitura rimangono naturalmente tali e quali, sui versi non memorabili di Emanuel Schikaneder e in tedesco. I dialoghi fra un brano e l’altro sono invece di Baricco, in italiano. Sul libretto della Zauberflöte, in due secoli, si è scritto e detto tutto e il contrario di tutto: ad esempio c’è chi ha parlato di una favoletta piena di inverosimili peripezie con happy end obbligatorio e chi di un testo «a chiave» dove i personaggi celano l’identità dei potenti della Vienna di fine Settecento. Baricco non ha dubbi: Il flauto magico è una favola da risolvere con la drammaturgia del teatro nel teatro. Quindi l’intera azione si svolgerà «in una cittadina di provincia, molti anni fa, diciamo nell’Ottocento. Ma si tratta in realtà di un neverland figlio della nostra fantasia. Quindi nessun rigore filologico, sia nell’ambientazione, sia nel linguaggio». Ci si sta preparando «alla visita di un alto funzionario dello Stato, o forse addirittura del Sovrano», e si festeggia con un’opera. Sulla piazza principale, dov’è montato «un palcoscenico elementare», c’è il Sindaco («simpaticamente burbero, un po’ megalomane, vulcanico, una specie di contadino eletto sindaco») venuto a vedere a che punto è l’opera montata dall’Impresario («un po’ deferente, leggermente matto»). E c’è un Amministatore che non parla mai, se non suonando un campanello tipo registratore di cassa quando sull’opera in progress nascono idee troppo ambiziose per il budget. I cantanti sono i cittadini: Tamino il fornaio, Monostrato il becchino, Pamina la figlia del sindaco, la Regina della Notte sua moglie. Quanto agli altri, «Papageno è un casinista» e «Sarastro si addormenta in continuazione o passa tutto il tempo a toccare il culo alle ragazze». Baricco adatta ai personaggi un piccolo testo sempre leggero con allusioni all’attualità. Per esempio: entra Papageno con il suo flauto di Pan e il rozzo Sindaco chiede se è «uno degli Inti Illimani»; Sarastro viene paragonato a Gandalf (il mago del Signore degli anelli), Papageno è quello «vestito da Versace», e così via.