Roberto Fiori, La Stampa 12/11/2006, pagina 15., 12 novembre 2006
Giacomo Morra, originario d’Alba, albergatore e ristoratore vissuto ali inizi del Novecento, fu un vero pioniere del tartufo
Giacomo Morra, originario d’Alba, albergatore e ristoratore vissuto ali inizi del Novecento, fu un vero pioniere del tartufo. Racconta il figlio Francesco, 86 anni: «Mio padre proveniva dalla campagna e si stupiva che un prodotto così buono fosse così poco conosciuto. Solo le famiglie nobili lo apprezzavano, i contadini portavano loro le ”trifole” che trovavano nelle campagne perché non sapevano nemmeno come usarle». Così ebbe un’idea: «Attraverso i parroci fece sapere ai contadini delle Langhe e del Roero che era disposto a ritirare in qualsiasi giorno dell’anno tutti i tartufi che riuscivano a trovare. Glieli portavano all’hotel "Savona” mentre andavano al mercato a vendere sei uova o una gallina». Ne arrivarono così tanti che Morra si dovette inventare il sistema per conservarli nei barattoli. «I clienti migliori erano le compagnie di navigazione, che acquistavano il tartufo conservato per offrirlo sui transatlantici al pranzo di gala con il capitano». Subito dopo la guerra, Morra ebbe un’altra trovata: inviare ogni anno in omaggio ai grandi della terra i tartufi più belli scoperti nell’autunno albese. Nel ’51 un tartufo gigante fu mandato al presidente degli Stati Uniti Harry Truman, seguirono Winston Churchill, Marilyn Monroe e Joe Di Maggio, l’imperatore d’Etiopia Hailé Selassié. Riguardo l’esemplare da Guinnes scelto per Truman (2 chili e 519 grammi) c’è chi ha messo in dubbio la provenienza albese: «Tutte storie. C’è ancora tanta gente ad Alba che può testimoniare dove lo abbiamo comprato e quanto fosse bello e profumato. Ci costò 85 mila lire, ce lo aggiudicammo dopo due ore di contrattazioni a tavola, mangiando cotechino e crauti nel nostro ristorante. Lo portammo in Municipio. Per tre giorni ci fu la fila degli albesi per vederlo».