Varie, 18 novembre 2006
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Biografia di Bedeschi Lorenzo
• 18 agosto 1915, Bologna 17 novembre 2006. Storico (del modernismo) • «Il nome di don Lorenzo Bedeschi [...] evoca le molte stagioni della Chiesa e della cultura italiana di cui è stato in successione protagonista e studioso. Egli fa parte per passione e generazione della erudizione ecclesiastica d’inizio secolo: quella che imparò da monsignor Lanzoni il gusto della ricerca e che considerò i sospetti che lo colpirono qualcosa che meritava una vita di studi, come fu l’antimodernismo per Bedeschi. Fu studioso della ricerca d’una ”democrazia cristiana” che costò la condanna a Romolo Murri, ma che poi viaggiò sottopelle nel movimento cattolico italiano per filiere che Bedeschi seguì con cura, dalla formazione di De Gasperi in poi. Ma il nome di Bedeschi ricorda la maturata ammirazione d’uomo e di storico per i preti che, come don Minzoni, pagheranno con la vita il loro antifascismo. E poi la ribellione morale per ”l’Emilia che ammazza i preti”, denunciata non oggi, ma nel 1951... Bisognerebbe poi andare avanti ricordando la presenza di pubblicista di Bedeschi, dalla rivista di don Mazzolari Adesso, all’Avvenire d’Italia della Bologna del cardinal Lercaro, a Paese Sera dei tempi del Concilio – ma anche le voci che lo indicavano come uno dei polemisti che, con il comune pseudonimo ”Lo Svizzero”, imperversavano dalle colonne del Borghese. E infine il nome di Bedeschi s’associa ad una feconda presenza di professore nell’Università di Urbino, dove Carlo Bo volle questo prete col gusto per il manoscritto, il documento, la rarità e al quale il sacerdote regalò un centro studi che ha salvato tanti archivi (da quelli del francescanista Paul Sabatier a quelli del ”dissenso” postconciliare) dalla dispersione e dall’oblio. La poliedricità del personaggio Bedeschi va ben oltre questo elenco e richiederà studi specifici. La sua figura, infatti, è emblematica d’una cultura cattolica impegnata a portare la ricerca e perfino la polemica storico-religiosa dentro le università: una scelta maturata nella convinzione che questo avesse un significato per un Paese i cui destini sono da sempre legati al modo in cui il cattolicesimo s’è via via concepito, oltre che per una Chiesa che nella cultura italiana matura comunque una parte dei propri quadri più alti. [...]» (Alberto Melloni, ”Corriere della Sera” 18/11/2006).