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 2006  novembre 18 Sabato calendario

APERTURA FOGLIO DEI FOGLI 20 NOVEMBRE 2006

Martedì scorso è morta in una clinica di San Paolo Ana Carolina Reston, modella brasiliana di appena 21 anni: alta 1,74 si era ridotta a pesare 40 chili (17 meno del peso adeguato alla sua statura). [1] La cugina Dani Grimaldi, pure lei modella: «Mangiava ogni tanto un pomodoro, una mela o una fetta di cocomero, ma anche con quel poco nello stomaco dopo un quarto d’ora andava in bagno e vomitava. Non accettava di essere malata, e se si provava a insistere, finiva per allontanarsi». Intervistata ad aprile da la Folha de S.Paulo, Ana Carolina aveva confessato: «Peso 46 chili e mi sento grassa, mi rendo conto di avere una visione distorta di me stessa». Perciò, aveva concluso, avrebbe «smesso di mangiare». [2]

L’anoressia (dal greco: an/senza orexis/appetito) è un rifiuto a nutrirsi più che una mancanza di appetito. Gianna Milano: «Spesso si declina assieme alla bulimia, all’abbuffata compulsiva, seguita da vomito, con l’idea onnipotente di poter controllare il proprio corpo». [3] Eugenia Roccella: « la nuova malattia simbolica della sofferenza femminile nell’Occidente contemporaneo, simile a ciò che per le donne dell’Ottocento è stata l’isteria. La taglia 40 non è solo un miraggio estetico affannosamente inseguito, il numero perfetto a cui tendere, come, in altri anni, la famosa triade 90-60-90, misura petto-vita-fianchi sbandierata dalle maggiorate dello schermo. La magrezza flessuosa ed efebica esibita oggi dalle modelle esprime altro: una volontà ferrea di controllo su se stesse». [4]

In Spagna Ana Carolina non avrebbe sfilato. Federica Cavadini: «Lì una alta come una donna e leggera come una bimba non può lavorare: dalle ultime sfilate di Madrid le modelle con un indice di massa corporea (peso in chili diviso il quadrato della statura) inferiore a 18,5 restano fuori. E il suo era sceso fino a 13». [5] Anna Tarquini: «A volerlo è stata Concha Guerra, viceconsigliere per l’Economia e l’innovazione tecnologica della comunità di Madrid: un terzo delle modelle che si sono presentate alla Fiera Pasarela Cibeles sono state scartate. In Italia però gli stilisti non sono del tutto convinti». [6] Stefano Gabbana: «Secondo me questa storia delle modelle anoressiche è tutta una montatura pubblicitaria inventata dagli spagnoli che poi si è gonfiata come una bolla di sapone. Ma dove sono queste ragazze grissino?». [7]

A Milano, si dice, le ragazze sottopeso non sfilano più da almeno cinque anni: gli stilisti non le chiedono e le agenzie non le propongono. Mario Boselli, presidente della Camera nazionale della moda: «La formuletta è inutile e noi non siamo in cerca di pubblicità. In Spagna, come a Roma, hanno voluto creare un caso perché si parlasse delle loro sfilate ”minori”: chi non conquista spazio sui giornali per il valore delle creazioni cerca scorciatoie per avere visibilità». [8] Gabbana: «Gli spagnoli pensino a far bene la paella. Perché di vestiti non capiscono niente. Anzi, potrebbero evitare di sfilare. l’ultimo Paese al mondo che può dire la sua sull’argomento fashion». [7]

«Personalmente ritengo che nell’approccio spagnolo ci sia un eccesso di dirigismo, ma senza dubbio l’iniziativa in sè è positiva» (il ministro Melandri). Tarquini: «A New York il ministro ha incontrato Anna Wintour, la potentissima direttrice di Vogue, quella che ha ispirato il film con Meryl Streep Il diavolo veste Prada. Che deve averla convinta a non seguire linee drastiche, ma a trovare un accordo con gli stilisti più famosi». [6] Natalia Aspesi: «Gentile ministro, di anoressia doveva discutere proprio col potente direttore di Vogue America, Anna Wintour, che ormai matura si ostina ad essere la signora più minacciosamente magra del suo noioso mondo?». [9]

«Se persino Carla Bruni ha mangiato per tre mesi solo mandarini per ritrovare la forma dopo aver partorito suo figlio, significa che la magrezza nella moda non è solo un’opinione bizzarra, ma un dogma da non infrangere mai. Costi quel che costi, altrimenti si esce di scena» (Antonella Amapane). [10] Beatrice Borromeo, modella prestata al giornalismo (con Santoro ad ”Annozero”, Raidue): «Le ragazze devono essere alte, magre e mascoline. La regola è questa. Però lavorano anche quelle come me. Io sono alta 1,77 e peso 55 chili». [11]

Da sempre le modelle sono sottili. Gabbana: «La mannequin deve avere certe caratteristiche per far cadere bene l’abito sul corpo. Anche perché la pedana dilata le proporzioni. Ma posso assicurare che la ”magrezza-bellezza” è per la maggior parte delle modelle un dono di natura. Io le vedo dietro le quinte, ”magnano” a quattro palmenti». [7] Silvia Toffanin (modella ora conduttrice di ”Verissimo”, Canale 5): «A Parigi per poter lavorare come modella dovetti perdere 5 chili arrivando a pesarne 50. Ma ricordo anche che la mia agenzia si preoccupò e mi consigliò di frequentare la palestra, di eliminare merendine e gelati, di mangiare proteine, frutta e verdura e anche pasta». [12]

Tra gli stilisti c’è chi sfrutta la provocazione, il colpo di teatro, solo per far parlare di sé. Giorgio Armani: «Ma questi sono eccessi che io condanno da sempre. La moda si fa con gli abiti e non con le trovate per fare parlare i giornali. I fotografi, per esempio, oggi privilegiano le modelle con lo sguardo fisso, da carpa. Un’assurdità che è diventata però un trend dilagante». [13] In questi ultimi anni, però, i parametri della fisicità sono cambiati. Gabbana: « vero le super top - Linda, Claudia, Christy e company - avevano una 42 abbondante. Oggi le 42 sono più minute. frutto di un tipo di vita più sano. Dovuto all’alimentazione equilibrata e tanta attività sportiva». [7] Alberta Ferretti: «Non è solo colpa delle moda se la magrezza è diventata la bandiera della ”Dea apparenza”. Viviamo in una società in cui la magrezza è considerata il passe-partout del successo sociale. Ed è questa logica che va combattuta». [14]

Nell’era del corpo trionfante, il corpo nemico da dominare annientandolo non passa dalla moda ma da Internet. Aspesi: «I siti pro-Ana (anoressia), costituiscono delle sette, sorta di movimenti underground dove si lancia un appello a dimagrire ad oltranza, come una forma di protesta e opposizione al mondo degli adulti. Tra i dieci comandamenti, seguiti dalle ragazzine che per riconoscersi portano un braccialetto rosso, ”tu non sarai mai troppo magra, essere magri e non mangiare sono segni di vera volontà di potere e successo”. Il corpo dissacrato passa anche dai reality show, cui Amelie Nothombe, che spesso affronta il tema dell’anoressia, dedica un suo romanzo. C’è un piacere feroce, nello spettatore per esempio della serie ”L’isola dei famosi”, constatare come all’inizio erano in forma i corpi dei partecipanti di ignota fama e come a poco a poco quei corpi si sono ammalati, piagati, dimagriti». [15]

«L’anoressia ha conseguenze gravi anche quando non è mortale, molte non riescono più ad avere figli e questo mi sembra davvero grave» (Borromeo). [11] Gabriella Jacomella: «Giovane (trentun anni il 17 dicembre), bellissima, di successo. E senza figli. ”Per averne, dovrei cambiare stile di vita”. Potrebbe sembrare il solito dilemma da donna in carriera. Ma lei si chiama Milla Jovovich. E il suo problema non è lo stress, o l’aut-aut tra lavoro e famiglia, bensì il peso: troppo magra per restare incinta». [16] Roccella: «Il corpo ”controllato”, non è più parte integrante della personalità individuale e dell’identità sessuale, ma un’appendice senza vita propria, qualcosa di totalmente manipolabile. Non deve mutare, non deve invecchiare, non deve raccontare nulla. Soprattutto, non deve generare. La maternità è il tabù silenzioso, l’ombra che grava sui modelli di femminilità proposti dalla nostra cultura». [4]

In Italia un giovane su 200 soffre di anoressia e/o bulimia. [17] Ezio Di Flaviano, responsabile del Centro di riabilitazione per i disturbi dell’alimentazione e del peso di «Villa Pini» d’Abruzzo (Chieti): «Queste malattie che derivano da un insieme di fattori di rischio, colpiscono soprattutto le persone geneticamente predisposte a sviluppare un disturbo di questo tipo. Sicuramente, però, il fatto che l’ambiente in cui si vive enfatizzi un aspetto estremamente magro è ”tossico” per un’adolescente che comincia a formarsi un’idea di sé ed è in cerca di modelli a cui fare riferimento». [18] Stefano Dominella, presidente di Alta Roma: «Testimonial delle prossime sfilate di alta moda romana sarà Sophie Dahl, modella che non si può certo dire magra nè emaciata. Sarà la sua immagine salutare, si potrebbe anche definire in carne perché porta una 44, a sottolineare il nostro ”basta” all’anoressia. E a gennaio, sempre per le passerelle di couture, le giovani dall’aspetto poco sano saranno messe al bando. Si accetteranno solo ragazze tra la taglia 40 e mezzo e la 42». [19]

E le adolescenti obese? Aspesi: «Quelle allegre sederone all’ultima moda, con la giovane ciccia fuori dai jeans a vita bassa, sono anche loro fashion victim? probabile, per quel che riguarda l’horror del loro abbigliamento, ma non per la stazza: e le bulimiche sono certo molte di più del loro opposto, le anoressiche. A chi addossare la responsabilità della giovanile pinguedine? Ai pasticceri, ai gelatai, alle culone della tivu, agli spot delle merendine supercaloriche? Qualcuno si sente di sgridarli? Gli stilisti hanno ragione a dichiararsi innocenti rispetto alle eventuali digiunatrici. Sulle passerelle infatti sfilano ragazze mai scheletriche, sottili perchè molto giovani, inimitabili perché molto alte. Azzerando grasse e magre, belle e brutte, sempre più la pubblicità di moda se ne frega dell’immagine femminile e sceglie come protagonisti inanimati, borse grassocce e scarpe magre: e se mai, se si vuole essere moralisti, il pericolo per le fragili consumatrici è quello di identificarsi con le ansie da prodotto». [9]