Riccardo Lenzi, L’espresso 23/11/2006, 23 novembre 2006
Nel Concerto K467 ha scelto le cadenze (ovvero, all’interno di un concerto, i passaggi solistici di bravura) di un compositore contemporaneom Salvatore Sciarrino
Nel Concerto K467 ha scelto le cadenze (ovvero, all’interno di un concerto, i passaggi solistici di bravura) di un compositore contemporaneom Salvatore Sciarrino. Perché? «Sciarrino anni fa ha svolto un lavoro molto interessante e approfondito, componendo le cadenze per tutti i concerti di Mozart che mancano dell’originale. Esse si inseriscono magnificamente nel concerto dal punto di vista stilistico e dell’invenzione». Che pensa della prassi degli "strumenti originali"? «Il problema non può essere risolto con poche parole: penso che l’invenzione dei grandi coòpositori andasse al di là delle possibilità degli strumenti che avevano a disposizione. Per cui se si hanno degli strumenti più perfezionati che permettono un’accordatura o un’intonazione più perfetta, tornare agli strumenti del passato può essere interessante, ma non può rappresentare una soluzione ai probleòi interpretativi. Abbiamo tanta ammirazione per i grandi geni del passato: pensare che non avessero una straordinaria immaginazione sonora mi pare assurdo. Beethoven non era soddisfatto se una sua sinfonia veniva eseguita da un ensemble con organico ridotto e quando è venuta l’occasione, con la Nona sinfonia, di avere un’orchestra più ampia, la colse con entusiasmo. Certe esecuzioni "filologiche" non mi convincono soprattutto per la mancanza del "tenuto" che è un elemento fondamentale nella tradizione tedesca, austriaca e italiana. Si ascoltano delle esecuzioni in cui negli archi manca il tenuto perché si ritiene che l’arco barocco non avesse la possibilità dell’arco moderno; questa modalità esecutiva, però, viene estesa anche agli strumenti a fiato e persino alle voci» (Maurizio Pollini a Riccardo Lenzi)