Leonardo Maisano, Il Sole-24 Ore 2/11/2006, pagina 9, 2 novembre 2006
A Mosca un killer con duemila dollari. Il Sole-24 Ore, giovedì 2 novembre "Un killer a Mosca ? Lo trova anche su internet, se cerca fra chi offre servizi promettendo di risolvere qualsiasi problema
A Mosca un killer con duemila dollari. Il Sole-24 Ore, giovedì 2 novembre "Un killer a Mosca ? Lo trova anche su internet, se cerca fra chi offre servizi promettendo di risolvere qualsiasi problema. Il prezzo è buono, dai due ai 5.000 dollari per eliminare un piccolo commerciante. Per sistemare al camposanto più seri businessmen si parte, invece, dai venticinquemila dollari. Chi spara? Dopo anni di guerra ci sono tanti sbandati ceceni. Con cosa? Revolver economici, armi trasformate da artigiani e facilissime da trovare sul mercato". Mosca calibro 9 è questa per Aleksej Mukhin direttore del Centro di informazione politica, think-tank che sull’analisi del mondo criminale è impegnata da anni. Le statistiche lo confermano: mandanti e sicari si incontrano con reciproca soddisfazione nella capitale d’Europa dove è più probabile finire morti ammazzati, megalopoli di un Paese che vanta, a parità di popolazione, il quadruplo degli omicidi degli Stati Uniti. Nessuno stupore quindi se le notizie moscovite delle ultime settimane mettono in fila assassinii eccellenti e di ordinaria ammnistrazione. Si alterna così l’eliminazione di una giornalista valorosa come Anna Politkovskaja o quella del coraggioso vicegovernatore della Banca centrale Andrej Kozlov, con l’uccisione di un capo filiale della Vneshtorgbank e il ferimento a colpi di kalashnikov di un cantante popolare. Il nesso non c’è, per Mukhin, ma resta una sequenza da brivido se si dà un’occhiata anche a quanto accade fuori Mosca. "Si va allargando - aggiunge - il gap fra la criminalità integrata nel sistema, quella dei colletti bianchi, e la criminalità più tradizionale. Cresce la prima, si riduce la seconda. Ha anche rallentato il tasso di collusione fra delinquenza pura e il sistema di potere. Ma questo non cancella la realtà: a Mosca un killer costa niente e l’offerta cresce". Per l’omicidio Kozlov hanno arrestato tre ucraini che hanno confessato, e ora temono di essere a loro volta eliminati. "la fine che fanno i dilettanti - spiega Andrej Rodkin commentatore della Komsomolskaja Pravda - anche se la storia dell’omicidio del vice-governatore è ancora tutta da scrivere. I sicari da 2.000 dollari sono apprendisti stregoni, gente che si fa pagare prima del lavoro poi va dalla vittima designata e si fa dare altro danaro per svelare il nome di chi ha voluto il contratto". Magliari insomma, che affollano anche il mondo del delitto. "Il killer professionista è merce rara e costa molto". La Mosca di Putin è ancora lontana dalla Mosca di Eltsin (centinaia di assassinii su commissione all’anno, contro i 92 registrati nel 2004) nonostante l’ex procuratore generale Ustinov abbia ammesso, un anno e mezzo fa, che solo una frazione dei reati commessi in Russia rientra nelle statistiche. I due terzi sono sommersi, coperti, perduti negli angoli di un Paese sconfinato. "Il racket - continua Rodkin - non esiste quasi più. Chi prima chiedeva il pizzo oggi s’è già preso l’impresa intera ed è entrato nel sistema". Il resto se lo spartiscono i caucasici. La droga resta in mano ad azeri e georgiani; furti d’auto a ceceni, daghestani, ingusci; il gioco d’azzardo ancora a georgiani e armeni. A controllare tutti la polizia che non è affatto aliena a liaison spericolate in cambio di qualche mancia. "Non facciamo paragoni con l’Occidente - precisa Gheorghij Satarov, direttore di Indem (vedi articolo a fianco) - la bustarella in questo Paese è una coperta stesa su ogni attività. Non è un caso se Transparency International nell’ultimo rapporto ci ha fatto scendere di trenta posizioni". Piazza numero 126, per l’esattezza, condivisa con Sierra Leone e Niger, neppure il primo mondo del terzo mondo africano. Un fenomeno che Satarov vede in costante ascesa, ovunque. "Corruzione e diffusione del crimine sono i due versanti dello stesso problema. La corruzione crea inefficienza e l’inefficienza crea corruzione e così fiorisce la malavita. Per questo credo ci sia un filo comune, ideale non fattuale, nella sequenza di morti; credo cioè che criminalità comune e criminalità con legami al sistema di potere siano, in ultima analisi, la stessa cosa. Cinque anni fa, a Ekaterinburg, una banda di spacciatori di droga si sentiva minacciata da elementi della polizia. Non volevano arrestarli, ma prendere il loro posto nel controllo del traffico di stupefacenti. I gangster alla fine, per vendicarsi, hanno denunciato gli agenti, anzi li hanno filmati con l’eroina. Io stesso ho contribuito a far diffondere quelle riprese sul primo canale Tv. Gli agenti sono finiti sotto processo. Da allora la situazione è molto peggiorata anche perché un filmato del genere, oggi, non lo farebbero mai andare in onda. Se nel 2001 per sbloccare delle merci trattenute con una scusa qualsiasi si doveva pagare una busta pari al valore di un monolocale di 30 metri quadrati, oggi se ne deve pagare una sufficiente per acquistare un appartamento sette volte più grande. Perché? Anche perché la stampa non esercita più controllo sull’operato della pubblica amministrazione. impossibile tenere divisa la criminalità comune da quella con legami istituzionali. Il 70% delle imprese private sono partecipate dal potere politico-amministrativo. La tecnica di acquisizione è sempre la stessa: minaccia di revocare i permessi, asfissianti controlli fiscali, applicazione rigorosissima di norme complesse e inutili. Poi tutto finisce se l’imprenditore vende oppure accetta un socio che viene caldamente consigliato". E se omicidi, violenze, imbarbarimento della corruzione fossero anche il lungo prologo alla doppia partita elettorale, parlamentare e presidenziale, che attende la Russia fra la fine del 2007 e i primi mesi del 2008? tesi suggestiva largamente condivisa e confermata dai bollettini di cronaca. Basta guardare oltre i confini di Mosca per vedere che fra le più recenti lapidi ci sono amministratori locali, aspiranti sindaci. Più lunga è la lista di chi è fortunosamente sfuggito all’agguato. "Tutto ciò è la prova - ha sostenuto nei giorni scorsi l’analista Nikolaj Petrov del Centro Carnegie di Mosca - che la stabilità politica di questi anni sta finendo. il segno di un mancato accordo delle élite sui meccanismi di trasferimento del potere". E nell’incertezza tutti si buttano nella mischia per una partita che temono possa essere l’ultima. Leonardo Maisano