Giovanni Sartori Corriere della Sera 17/11/2006, 17 novembre 2006
L’onorevole Franceschini, presidente dei deputati dell’Ulivo, ha spiegato che anche se al referendum sulla legge elettorale vincessero i sì e il premio di maggioramnza andasse alla lista invece che alla coalizione, i partiti aggirerebbero lo spirito della norma nascondendosi dietro un’unica sigla salvo poi ridividersi subito dopo e formare alla Camera e al Senato gruppi distinti (aggiungo io che a formare gruppi più piccoli ci si guadagna in termini di rimborsi elettorali)
L’onorevole Franceschini, presidente dei deputati dell’Ulivo, ha spiegato che anche se al referendum sulla legge elettorale vincessero i sì e il premio di maggioramnza andasse alla lista invece che alla coalizione, i partiti aggirerebbero lo spirito della norma nascondendosi dietro un’unica sigla salvo poi ridividersi subito dopo e formare alla Camera e al Senato gruppi distinti (aggiungo io che a formare gruppi più piccoli ci si guadagna in termini di rimborsi elettorali). Giovanni Sartori, per azzerare queste furberie, ha scritto che "potrebbe foirse provvedere la Corte Costituzionale interpolando una dizione chiarificatrice (la parola partito) nel valutare l’ammissibilità del quesito referendario. Altrimenti saremmo purtroppo alle solite".