Leandro Palestini, la Repubblica 14/11/2006, pagina 54, 14 novembre 2006
Li chiamano i "rompiscatole" della televisione italiana. Sono i vari Antonio Ricci (Striscia), Giovanni Floris (Ballarò), Michele Santoro (Anno Zero), Davide Parenti (Le Iene), Andrea Vianello (Mi manda RaiTre)
Li chiamano i "rompiscatole" della televisione italiana. Sono i vari Antonio Ricci (Striscia), Giovanni Floris (Ballarò), Michele Santoro (Anno Zero), Davide Parenti (Le Iene), Andrea Vianello (Mi manda RaiTre). La loro regina è Milena Gabanelli, Report. Fanno inchieste, denunciano malcostume e storture, senza badare al peso di chi disturbano. Lo fanno con linguaggi diversi, ma mirano sempre lì. Fanno solo i giornalisti, dice la Gabanelli, "non c’è nulla di eroico. Non basta indignarsi, bisogna fare battaglie civili". Sarà, ma sono centinaia le diffide e le querele sulle loro spalle. Generalmente vincono loro. Striscia la notizia ha avuto più di 150 denunce ma nessuna condanna. Le Iene una ventina di querele e il Garante della privacy addosso. E poi c’è la Gabanelli, con i carabinieri che ormai la vanno a trovare spesso. Lei che non ha mai perso una causa. Ne ha in corso 15, tra civile e penale. Ma non ha paura: "sono in grado di provare la veridicità delle mie inchieste". Una su tutte, quella contro H3G: Novari ha chiesto 137 milioni di euro come risarcimento e siccome non sono bruscolini lei si è scelta un legale di sua fiducia. Ha fatto le pulci anche in casa sua, ai consiglieri di amministrazione Rai: ha raccontato un errore del CdA che nominò Meocci direttore generale. La Rai dovrà pagare una multa di 14 milioni e 379 mila euro. Ma la lista è troppo lunga per la Gabanelli: "Se nel Paese prolifera la cultura dell’impunità è anche un po’ per colpa nostra, che non abbiamo il coraggio di esporci fino in fondo".