Claudia Provvedini, Corriere della Sera 1/11/2006, pagina 37., 1 novembre 2006
Gli 80 anni di Rossella Falk Corriere della Sera, mercoledì 1 novembre Di lei ha detto Federico Fellini che la volle in 8 e mezzo affidandole il ruolo di Grillo Parlante: «Non sono molto attratto dai grandi attori di teatro
Gli 80 anni di Rossella Falk Corriere della Sera, mercoledì 1 novembre Di lei ha detto Federico Fellini che la volle in 8 e mezzo affidandole il ruolo di Grillo Parlante: «Non sono molto attratto dai grandi attori di teatro. Tranne che da Rossella Falk, un’attrice che ha la statura, la gestualità e la voce di un’eroina tragica, ma che comunica una tale gioia di stare sulla scena che ti fa venire voglia di saltare sul palco e farle compagnia». Ed è esattamente quello che si prova anche ora, vedendola in scena in Vissi d’arte vissi d’amore, monologo, di cui è anche autrice, sulla vita privata di Maria Callas che aveva conosciuto negli anni ’50 e frequentato fino a pochi giorni prima della morte del grande soprano. «Anche allora, da Chez Maxim, mi chiese se ero felice», racconta Rossella, al secolo Rosellina Falzacappa, di cui in questi giorni è uscita una biografia che si legge come un romanzo: storia di un grande amore, il teatro, e di tante passioni, scritta da Enrico Groppali che la dedica a «l’ultima diva». Regale, sofisticata, altera: sono gli aggettivi da sempre accostati all’attrice che il 10 novembre compirà ottant’anni e che da sessanta è in scena. Eppure... «Sono timida, riservata – precisa lei ”. Con scatti di entusiasmo, che può sembrare un po’ follia. Come quella volta che seguii Terence Stamp in un viaggio americano nella Valle della Morte per cercare il luogo abbandonato dove la danzatrice di Balanchine, Martha Beckett, ballava per se stessa. O come quando... era sempre un uomo, comunque, un amante a fare da miccia. I due matrimoni, invece, furono una sorta di resa, dolce, soprattutto il primo». La scelta di recitare invece non è stata un colpo di testa. «Un gioco, semmai, la cosa che preferisco fare da quando sono piccola. Fu Giorgio De Lullo, un bel ragazzo incontrato sul tram a Roma, che mi convinse a tentare l’esame di ammissione all’Accademia d’Arte Drammatica. Non feci in tempo a finire il brano preparato, che mi sentii dire "basta" da Wanda Capodaglio, la più severa delle docenti. Mi alzai, stavo per infilare la porta quando il direttore Silvio D’Amico, forse anche un po’ irritato, mi richiamò, spiegandomi che voleva dire che "bastava", che insomma ero ammessa. Da allora però, chissà perché, si convinse che fossi superba, e pure indisciplinata». «Nè l’uno nè l’altro – dice con forza e voce di velluto ”. Però non rinuncio a fare le cose di cui sono sicura. Ma allora mi piegai: a Orazio Costa, a D’Amico, alla Capodaglio. Quella disciplina mi servì dopo, nella carriera, con leoni come Luchino Visconti». Ad eccezione di una volta, clamorosa. E racconta che «Luchino, con quel suo miscuglio adorabile di aristocrazia e toni bruschi, non sopportava che gli attori si ribellassero ai suoi desideri, che si lamentassero neppure cortesemente. Ma quei due buchi che nella Locandiera di Goldoni avevano fatto all’ultimo momento alla maschera di Dejanira, una delle due commedianti finte dame in cerca di gonzi per farsi sfamare, non corrispondevano affatto all’altezza dei miei occhi. Non vedevo assolutamente nulla e mi sentivo come soffocare. Così, entrando in scena, io andai subito a sbattere contro qualcosa. Tirai avanti, poi mi ribellai, e con forza. Quasi mi si avventò contro, proprio come un leone infuriato, ma dovette riconoscere che avevo ragione. Tuttavia non si scusò mai». Carriera strepitosa, quella di Rossella Falk che porta nel felice nome d’arte l’allusione al personaggio capriccioso quanto incrollabile e innamorato della vita di Via col vento, voluta dalla madre, e il cognome suggerito dal padre troncando il poco divistico Falzacappa. Con quel ragazzo romano, De Lullo («lei è bellissima, e invece da noi ci sono solo racchie», le aveva detto per lusingarla e invogliarla ad iscriversi ai corsi di recitazione dell’Accademia), con Romolo Valli (che invece ripeteva: «Ringrazio Dio di non avermi mandato all’Accademia di Arte Drammatica di Roma, a imparare la buona dizione, lo ringrazio se ancora, nella mia, si fa sentire una cadenza reggiana») si creò uno strano triangolo «alla Jules e Jim, anche se metafisico». E, assieme ad Anna Maria Guarnieri e ad Elsa Albani, i tre formarono la Compagnia dei Giovani che portò in scena i Pirandello più nuovi e sconvolgenti tra gli anni ’50 e ’70; i testi del barone Peppino Patroni Griffi che, scritti su misura per la Garbo italiana («la incontrai, e lei volle verificare che portassi veramente il 42 di scarpe, come lei», racconta la Falk), specchiavano l’anima nera, , buñueliana della borghesia; le brillanti commedie di autori anglosassoni contemporanei. «Sono stata e sono una grande appassionata di copioni d’attualità, e anche di musical. Ma tra gli stranieri il mio grande amore è Tennessee Williams di cui anche di recente ho portato in scena i drammi più ambigui, come La dolce ala della giovinezza o Improvvisamente l’estate scorsa. Per i classici, i tragici antichi, invece non ho mai fatto pazzie. Preferisco i personaggi più vicini a noi, dove si può mettere ironia». Elegante, di classe, ritratta dai maggiori pittori italiani del secolo scorso, come Carrà e De Chirico, «Madame» vuole esprimere un desiderio per il suo compleanno? «Nella mia carriera ho imparato a fare tutto prima di andare in scena. Ma c’è ancora una cosa che vorrei: per esempio? un teatro tutto mio. Da dirigere». Claudia Provvedini