Dario Fertilio, Corriere della Sera 2/11/2006, pagina 33., 2 novembre 2006
Chi ha ucciso Carducci? Corriere della Sera, giovedì 2 novembre Hanno assassinato Giosue Carducci. Non materialmente, certo, però spiritualmente
Chi ha ucciso Carducci? Corriere della Sera, giovedì 2 novembre Hanno assassinato Giosue Carducci. Non materialmente, certo, però spiritualmente. Hanno atteso la sua morte, pochi mesi dopo il Nobel di cent’anni fa, per trasformarlo in una sorta di classico polveroso, misogino, refrattario al progresso e alle masse popolari ma antesignano inconsapevole del fascismo, un personaggio insomma da dimenticare. E chi sono i responsabili del delitto? Secondo lo storico Aldo A. Mola, autore per Bompiani di un corposo e polemico Giosue Carducci scrittore, politico, massone (p. 537, e 12,50), colpevoli sono i letterati. Non per invidia, ma per cecità ideologica, hanno congiurato contro di lui, cancellandone l’autentica personalità. A cominciare da Giovanni Pascoli, che gli doveva la laurea e la sua stessa cattedra all’Università di Bologna, ma lasciò a metà l’articolo commemorativo e fece di tutto per oscurarne la memoria. Altrettanto d’Annunzio, che volle essere l’unico Vate. Il tragico è che a cospirare contro di lui furono anche l’amico e sodale Giuseppe Chiarini, che ne fece, giusto poco dopo la sua morte, una specie di santino laico; Enrico Panzacchi, non contento di avergli soffiato l’amata Lina; Piero Bargellini, il quale all’opposto lo dipinse come devotamente cattolico. O Manara Valgimigli, Adriano Seroni, Walter Binni: quest’ultimo salvò la componente massonica censurando quella metafisica. Poi Luigi Russo ed Enrico Thovez: altri illustri colpevoli. Epigono di questa moda anticarducciana, ancora negli anni Settanta, Alberto Asor Rosa arriverà a considerare Carducci un borghesuccio, lecchino della monarchia e in particolare della regina Margherita. Perché mai tanta cattiveria nei confronti del povero poeta? Ciò che i letterati progressisti non riuscirono a perdonare, a giudizio di Aldo Mola, fu l’impegno civile di Giosue Carducci, il suo ruolo di stratega nella cultura della «Terza Italia» (dopo quelle classica e comunale), la subordinazione della sua poesia agli intenti educativi, alla facile comprensibilità per tutti. Un abisso dunque, secondo Mola, separa Carducci da Pascoli e d’Annunzio: cioè l’idea che la letteratura serva a realizzare un progetto politico più ampio, a favorire lo sviluppo dell’Italia come Paese serio, indipendente, Indipendente, ecco perché l’Accademia di Svezia volle premiarlo con il Nobel: vide in lui un "model- lo di scrittore civile,l ”incarnazione di un ideale univer- sale per le giovani nazioni che stavano costruendo la loro identità ".Così Giolitti arrivò a definirlo "statista non realizzato ",collocandolo a fianco di Garibaldi e Vittorio Emanuele II. Tutto questo,ammette Mola,non giunse a tradursi in successo di pubblico."Dal punto di vista editoriale, Carducci fu una catastrofe,i suoi libri vendettero po- che migliaia di copie tanto che,per rendere più interes- proporle in abbinamento con un trattato sulle malattie degli organi sessuali femminili ".Strana contraddizio- ne,in effetti:da un lato lo scarso successo commercia- le,dall ”altro la capacità di parlare a tutti,"in un ”epoca in cui per comunicare con il popolo ci si serviva non dei saggi,ma delle arie d ”opera ".ECarducci compose,per così dire,musica popolare in versi.Le sue poesie più note ”Il bove ,Davanti San Guido ,Pianto antico – vivono nelle rime che gli scolari di tutte le generazioni hanno imparato a memoria,per riscoprirne poi,adul- eloquenza colse il suo vero obiettivo civile.Collabora- zioni ai quotidiani,recensioni,formazione degli inse- gnanti furono i suoi mattoni da costruzione.Anche le battaglie politiche ”venne eletto nel 1876 e poi fu ancora più volte candidato alla Camera a sostegno di Giolitti e dal 1890 senatore regio e vitalizio ”ebbero in fondo il medesimo significato. Per sua sfortuna,rimase invece sempre fuori dalle chiese.Religioso ma eterodosso,lontano sia dal cleri- calismo che dall ”ateismo massonico (benché aderisse alla libera muratoria);progressista in tema di divorzio ed emancipazione femminile però mai compagno di strada dei socialisti.Insomma,un professore in cerca di guai,nell ”Italia già allora incline alle ideologie.E alla fine i letterati invidiosi gliel ”hanno fatta pagare. Destino cinico e baro,nonostante l ”indiscutibile grandezza,quello di Carducci.Volle rimuovere i suoi grandi dolori ”la perdita del figlio neonato,France- sco,e poi quella di Dante ”sublimandoli nella celebre poesia Pianto antico .Avvolse nel silenzio,per discre- zione e non fornire armi ai critici,i grandi,combattuti amori della maturità,incarnati da Carolina Cristofori Piva e Annie Vivanti.Ma non servì a niente:il monu- mento nazionale alla sua memoria,proposto da Giolit- ti,non venne mai eretto;la pubblicazione di un Meri- diano con le sue opere,unico fra i grandi scrittori italia- ni,gli è tutt ”ora negata;la Zanichelli addirittura l ”ha tolto dal catalogo.Ora,nel centenario del Nobel e in- sieme della morte (che seguì di pochi mesi la premiazio- ne)si parla di lui quasi come di un eroe.Per dimenticar- lo l ”indomani delle cerimonie? Dario Fertilio