Fabrizio Roncone, Corriere della Sera 2/11/2006, pagina 14., 2 novembre 2006
Giovanni Negri: «Marco? Litigammo per Cicciolina e mi cacciò». Corriere della Sera, giovedì 2 novembre «Pronto?»
Giovanni Negri: «Marco? Litigammo per Cicciolina e mi cacciò». Corriere della Sera, giovedì 2 novembre «Pronto?». Giovanni Negri? «Sì, sono io! Vivo e vegeto... Marco Pannella non mi ha mai mangiato...». Spiritoso. «Siete voi, sui giornali, che lo descrivete come un gigante dai capelli bianchi che si pappa i giovani segretari del partito Radicale...». Lei, Negri, a quanti anni fu eletto? «A 26». Capezzone a 28. «Li sceglie giovani, si sa. E leggo che anche Capezzone sarebbe stato inghiottito e digerito...». Divorato. Letteralmente. E lo dice lui stesso, Capezzone. «Non so come sia andata. Sono fuori, ormai, dalla politica». Quando ci entrò? «A 15 anni e mezzo. Inizi del 1974. Figlio di separati, e con i disagi del caso, una sera ascolto alla tivù Amintore Fanfani che invita gli italiani a votare contro il divorzio». Non era meglio un telefilm della serie «I ragazzi di padre Tobia»? O una puntata di «Rin Tin Tin»? «Ero un ragazzo sveglio. E i discorsi di Fanfani non mi piacquero. Anzi. Mi spinsero a cercare chi, appunto, era favorevole al divorzio». I radicali. «Prime frequentazioni a Torino, che era un po’ il regno di Adelaide Aglietta. Poi Roma, la sede storica di via Torre Argentina, numero civico 18». Dove incontra Marco Pannella. «Esatto. Siamo nel 1976. Me lo presenta, un pomeriggio, Gianfranco Spadaccia». Che impressione le fece Pannella? «Enorme fisicamente. Carismatico. Mai avrei immaginato che, nell’83, mi facesse diventare segretario». Perché è sempre lui, Pannella, a decidere? « solo lui. Vede, Pannella è per metà imprenditore e per metà predicatore». Spieghi una metà per volta. « predicatore nel senso più largo, puoi immaginartelo con la gamma di atteggiamenti che vanno da Gandhi a Gesù. Marco ha le sue morali, le sue liturgie...». E la metà imprenditore? «Considera il Partito radicale come una sua impresa». Un imprenditore della politica. «Uno che decide, cambia idea, ci ripensa. Come faccio, adesso, io. Infatti ora io Marco lo capisco meglio». Perché, scusi, Negri: lei adesso che fa? «Sono amministratore delegato della "Stazione di Montalcino srl", dove presto transiterà il treno del vino, turismo enogastronomico... e poi dirigo l’azienda vinicola di famiglia, a Serradenari, in Piemonte. Ed è lì, nelle mie cantine, ripensandoci, che alla fine ho capito i comportamenti di Marco». Faccia un esempio. «Lui cambia i segretari del partito o il tesoriere, come io cambio il direttore commerciale o l’enologo». Tra poche ore, però, comincia il congresso e... «Guardi che il congresso del partito, per Marco, non è altro che una specie di festa di compleanno. In cui lui premia, distribuisce carbone, si fa applaudire». Chi non applaude? «Lo mette fuori. E ha ragione: perché la ditta è sua». Lei quando fu messo fuori? «Vuol diremangiato?». Sì, certo: mangiato. «Litigammo di brutto nell’87. Lui decise di candidare Cicciolina, la pornostar. Io mi opposi, ma fui messo in minoranza, costretto ad andarmene». Negri, le cose di cui va più fiero? «La battaglia per l’innocenza di Enzo Tortora e, ora, per il mio Barolo». Fabrizio Roncone