Valerio Cappelli, Corriere della Sera 12/11/2006, pagina 35, 12 novembre 2006
La violinista americana Hilary Hahn, 26 anni, capelli lunghi ondulati a incorniciare un volto d’angelo, sa bene che la bellezza è un’arma per affermarsi tra le Sonate di Mozart e tuttavia «mai» si mostrerebbe «mezza nuda sulla copertina di un disco come tante colleghe»
La violinista americana Hilary Hahn, 26 anni, capelli lunghi ondulati a incorniciare un volto d’angelo, sa bene che la bellezza è un’arma per affermarsi tra le Sonate di Mozart e tuttavia «mai» si mostrerebbe «mezza nuda sulla copertina di un disco come tante colleghe». Ultimo purosangue della scuderia Deutsche Grammophon, giudicata dalla rivista Time «il maggior talento della musica classica», suona un prezioso Jean Baptiste Villaume che considera «un proseguimento naturale del mio corpo» e la scorsa estate appariva sui manifesti di Salisburgo accanto a star come Abbado e Pollini, Muti e Rattle. Prime lezioni a 4 anni, primo concerto a 10: «Mai sentita enfant prodige, fu il naturale proseguimento degli studi» (ha avuto per insegnante Jasha Brodsky, ultimo allievo del leggendario Eugène Ysaye). Da bambina raccontava la sua vita a un diario di carta, adesso la racconta su Internet (’Le Monde’ ha paragonato la leggerezza che traspare dalle sue pagine online al «favoloso» mondo di Amélie Poulain): «Raccolgo impressioni mentre giro per il mondo. Ai miei colleghi chiedo: La cioccolata è una droga per te? Bevi l’acqua dal rubinetto?». Nel diario online parla di sè («Ero così stanca quando sono arrivata a Vienna, in 7 giorni sono stata in 7 diverse Nazioni»), dà consigli su come riempire la solitudine in hotel (lei costruisce e fa volare aeroplanini di carta), parla del pubblico («Gli applausi tra due movimenti in cui inciampa chi è poco avvezzo di musica, sono un’emozione genuina») e pure del cibo: «C’è un Italian Market a Filadelfia, con specialità che neppure immaginate...». Molte le considerazioni tecniche («nella mano sinistra, attenzione alla distanza tra le dita») e di costume: «In platea non riesco a distogliere l’attenzione dai violinisti che si muovono all’unisono; il suono del gong mi riporta al mondo delle fiabe...». Hilary vive a Baltimora: «Una strana città piena di immigrati russi. Non è lontana da Filadelfia o New York, ma non c’è motivo di andare lontani se si ama la musica. Anche se nella provincia americana il pubblico più ingenuo può far domande strane per voi europei, tipo: "Perché la musica classica non ha amplificazione?". Oppure dicono che il brano una volta suonato è sempre lo stesso, dunque noi interpreti dovremmo andare a spasso!».